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by Loretta Dalola

E’ romagnolo il signore degli alberghi

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La fattoria in albergo a km 0, è la storia di un imprenditore che ha costruito un impero. La storia ci viene raccontata da Tg2 Costume e Società. L’estate è iniziata. La crisi e il terremoto hanno sconvolto l’assetto della Romagna ma, in questa terra ospitale, un uomo ha dedicato tutta la sua vita alla ristorazione.  Un imprenditore romagnolo di successo che ci ha visto lungo. E ora punta al biologico.

La “Fattoria Batani” nasce 10 anni fa, dal sogno dell’imprenditore Antonio Batani e della sua famiglia di offrire alla clientela dei propri alberghi prodotti assolutamente genuini la cui provenienza fosse garantita.  In tempi di generale recessione economica il segreto del successo nel settore della ricezione turistica è puntare sulla qualità, il “valore aggiunto” per attirare clienti sempre più attenti a come spendono i propri risparmi. In particolare, le catene alberghiere giocano un ruolo di primo piano nel consolidare la popolarità di alcune zone di villeggiatura piuttosto che altre durante la stagione estiva. Ed ecco che, 16 ettari di terreno, a pochi chilometri nell’entroterra, attendono i palati dei  clienti.

1000 dipendenti operano in un impero creato passo dopo passo con la convinzione che un buon albergo sia basato sulla ristorazione: ” Un cliente se mangia male, non perdona”. E allora compra carne e pesce,  discute, con gli chef, menù e ricette, ma la verdura e la frutta (biologica al 95%),  la vuole perfetta e si inventa una fattoria nel cuore della Romagna per rifornire di cibi sani, genuini e prodotti a chilometro zero i suoi alberghi. La sua fattoria,  con i prodotti genuini come una volta, sedici ettari di buona terra romagnola a due passi dal mare.  Alimenti sani, genuini e saporiti.  Convinto che se  le materie prime utilizzate in cucina non rispondono alle esigenze di salubrità, freschezza e genuinità anche le pietanze più rinomate risultano di qualità scadente.

Uno degli imprenditori italiani del settore alberghiero di maggior successo si chiama Antonio Batani, romagnolo purosangue. Gli economisti nostrani lo definirebbero un “manager”, ma lui preferisce definirsi solo un “imprenditore” nel settore turistico, con, in più, la passione per il mattone e la ferrea determinazione di raggiungere quanto di meglio la professione consente. In quest’ottica si comprende la grande soddisfazione di Batani per aver ottenuto, dopo un inseguimento durato tre anni, l’acquisto del Grand Hotel Rimini, autentica icona mondiale del turismo italiano. ” È stata dura, perché, era il più grande sogno, della mia vita”. L’albergo celebrato in Amarcord di Federico Fellini, vincolato dal 1994 dalla Sovrintendenza delle Belle Arti, ora è suo e attende la ristrutturazione. Antonio Batani, il principe degli albergatori romagnoli, sembra uscito davvero da una pellicola del grande Federico Fellini, che amava a tal punto che erano anni che tentava di realizzare quel sogno.

Il piccolo emigrante che a 26 anni acquista una pensioncina con 17 camere.  Sacrifici, impegno e volontà, è il classico romagnolo, tenace al limite della testardaggine, in continuo movimento fino a quando non ha raggiunto l’obiettivo cui mira. Ha una sua filosofia vincente: “Ogni albergo è una famiglia”, sostiene, e dai suoi dipendenti, i migliori in assoluto in ogni campo, dalla ristorazione, al servizio in sala, ottiene quanto desidera, perché offre loro ciò che si aspettano.

Un antico proverbio locale, ricorda lo storico Vanni Dolcini, recita: “Il pasto nostrano è il miglior mangiare sano”, e poiché l’antica saggezza popolare ha sempre un fondo di verità, alla catena alberghiera Batani, hanno deciso di servirsi direttamente dai produttori, anzi, “dal produttore”, che poi è lo stesso proprietario degli alberghi. E in un pezzetto di terra salvato dal terremoto, il proprietario attende gli ospiti perchè “qui nessun calcinaccio è caduto”, l’unica a cadere nei cestini è la frutta e la verdura che poi arriva in tavola.

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