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by Loretta Dalola

Viaggio nel mondo delle allucinazioni

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Da sempre l’uomo ha fatto uso di droghe?   Quando abbiamo iniziato a usarle? Quali e quando gli Stati intervengono?  Le risposte nel documenatrio dal titolo: 6000 anni di droghe, in onda su History channel. Interessantissimo viaggio, nella storia dell’uso delle droghe che parte dal presupposto che tutti noi, facciamo uso di droghe. Non ci credete? Facciamo un viaggio a ritroso nel tempo. Nella storia, l’essere umano è sempre stato circondato da droghe, le stesse piante piante che esistevano migliaia di anni fa. Qual’è stato, allora il primo uso? In tutte le varie culture è esistita l’usanza di ingerire prodotti della natura con effetti allucinogeni.

Gli indizi arrivano dalla preistoria, nelle caverne, nei disegni rupestri, sono sottoforma di segni primitivi, ecco comparire un fungo allucinogeno, lo stesso che  gli indiani , chiamavano fungo sacro che induceva in uno stato alterato della realtà. Funghi che contengono psilocibina, che  agisce  sul cervello umano, procurando effetti così potenti da considerarli magici. Una scoperta forse, accidentale, poi divenuta intenzionale. Per migliaiai di anni, il loro uso è cercato, per permettere la connessione con una forza superiore, per garantire un’esperienza religiosa.

L’Egitto, conosceva una grande quantità di sostanze mediche. Durante i tremila anni della storia dell’antico Egitto si sviluppò una grande, variata e fruttifera tradizione medica, il Papiro erbes, è una raccolta egiziana di testi di medicina risalenti circa al 1550 a.c., uno dei più antichi lavori di medicina conosciuti. La raccolta contiene 700 formule magiche e rimedi popolari utilizzati per curare patologie di varia natura e per allontanare dalla casa bestie come mosche, ratti e scorpioni. Molti i rimedi, per scopi terapeutici, compreso  l’oppio. Un antidolorifico efficace. Una vera manna. Durante i riti magici, usavano incenso e mirra che,  inalati erano così potenti da “far parlare con gli dei”. In sintesi, i colti egizi usavano le droghe come medicine, per riti magici, ma anche, per divertimento, durante le feste!

Ma c’è un’ altra civiltà che ha costruito le piramidi e che consumana abbondantemente droghe: i Maja, che si avvicinavano al cielo con i loro templi e usavano le droghe per lo stesso scopo. Le culture precolombiane avevano a disposizione una sorta di sostanze pscicoattive per entrare in comunione con gli dei. Gli Aztechi e i Maya erano profondi conoscitori di un complesso insieme di vegetali psicoattivi, che utilizzavano nel corso delle cerimonie festive, religiose, divinatorie. Erano esperti agricoltori, coltivavano e ingerivano piante pscicotrope per viaggiare nell’altro regno, in modo veloce e facile.  Nei riti delle sepolture, sono stati trovati reperti di piante con propietà narcotiche. Esistono anche testimonianze del fatto che gli Aztechi drogavano le vittime predestinate ai loro sacrifici umani, le facevano danzare e gioire prima di essere sacrificate. In diversi affreschi di Teotihuacán, la capitale del regno azteco sono stati individuate immagini di piante psicoattive. Conoscevano anche il tabacco che veniva ingerito o introdotto in corpo, con un clistere e che aveva effetti visionari. Pratiche precise e strutturali per stabilire un contatto con gli dei, tramite il corpo. Una credenza condivisa per lungo tempo da altre culture. Gli indigeni americani usavano un estratto  allucinogeno, l’ayahuasca, una droga creata, non colta. Le piante vengono bollite per essere bevute, in gruppo. Un uso sciamanico che induceva il vomito, che depurava l’organismo, lo purificava, prima di entrare in uno stato percettivo alterato della realtà che fa da tramite agli spiriti della foresta.

È chiaro che queste piante agiscono  su certi gruppi di recettori di serotonina che alterano le percezioni e sono le vie per l’altro regno. Strumenti sacri per entare in comunione con forze superiori all’uomo, ma nell’antica Grecia? I filosofi greci facevano un intenso uso di droghe per alterare gli stati della coscienza. Esperienze extracorporee come quelle legate ai misteri Eleusini. I miti Eleusini erano “misteriosi” poiché potevano assistervi solo gli iniziati, i quali dovevano mantenere il segreto perché i riti intesi a promuovere la fertilità dei campi assumevano un carattere magico. Luce, buio, musica, ballo, una sovraeccitazione sensoriale data anche dall’uso del fungo Ergot, che  contiene alcuni interessanti sostanze, alkaloidi, usato anche nella produzioen di LSD. E nei riti di purificazione, tramite suffumidificazione, bruciavano incenso, mirra e cannabis. Inalati portano all’ebrezza e procurano pensieri filosofici. Ippocrate riconosce che c’è una ragione scientifica nelle droghe che colpiscono il corpo, esse hanno  un potere di guarire o di nuocere. Non esisteva il problema morale,  assumerle non è una questione di giusto o sbagliato, rappresentano una parte fondamentale dell’essere, una connessione con il proprio corpo. Sono i cristiani che alterano questo concetto. La Chiesa diventa il collegamento con Dio. La fede  introduce le prime leggi antidroga, si oppone all’uso perchè viste come rivali di un potere. Vi si oppongono con la forza, distruzione e uccisioni . Droghe e fede non possono coesistere, perchè è solo in Dio la via per conoscere l’aldilà. Dal punto di vista cristiano le droghe sono falsi dei che distolgono dal vero Dio. Eppure Gesù ha bevuto vino, e l’alcol è una delle droghe più diffuse nel mondo. Mistero di fede!

Ora è la cristianità che domina sull’occidente e influenza il pensiero e il nostro modo di vedere le droghe. Ecco che esse assumono lo stigma morale e diventano immorali, fino a che le potenze europee iniziano i loro viaggi di espansione e conoscono il commercio. Gli esploratori riportano in Inghilterra, il tabacco del nuovo mondo. Due emisferi che si scambiano droghe, compreso cannabis e oppio.  A questo punto avviene la svolta cruciale della storia umana, subentra il commercio, l’interesse economico, i guadagni della dipendenza. Gli artsiti  fanno largo uso di  sostanze psicoattive per produrre capolavori, da Shakespeare a Van Gogh, da  Charles Baudelaire, a Freud, per citarne solo alcuni.   La liason tra arte e droga è uno dei punti fermi (ma non troppo) della modernità.

E l’esplosione di uso di droghe sfocia nella medicina. La morfina, viene isolata dal papavero dell’oppio e usata per dare sollievo al dolore. Ora le droghe vengono prodotte in laboratorio e entrano nel mercato con prodotti strani che promettono guarigioni miracolose e proficui guadagni. Nessuno scrupolo, importante è vendere, anche l’illusione di vere miracolose guarigioni. La cocaina è il prodotto di punta del mercato,  ti fa sentire bene, un successo che non ha rivali,  usata anche per aumentare la resistenza fisica al lavoro. Sotto questo aspetto funzionavano bene ma, i soggetti divengono, vittime dipendenti.  Si cura tutto con le droghe, somministrate anche ai bambini. La Bayer introduce l’eroina come cura per la tosse. Tutti si curano con le droghe! E diventa un problema sociale che comincia a far paura. Si cambia atteggiamento arriva la legge. Il governo usa la mano pesante per fermare il fenomeno.  E dove c’è divieto, scatta l’illegalità. I criminali fiutano il filone per i loro affari.  Sostanze che in passato erano considerate magiche oggi sono illegali.  Sostanze psichedeliche che dividono la gente. Una battaglia infinita tra illegalità e economia che oggi è la vera magia. Miliardi di dollari che smuovono un enorme mercato. Dove andremo a finire? A questa domanda il documentario non può rispondere.

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2 thoughts on “Viaggio nel mondo delle allucinazioni

  1. Andremo a finire malissimo,se non viene messo un freno che distingua la droga come terapia del dolore.D’altro canto ha preso talmente piede essere drogati che specialmente per i giovani può essere deleterio per il loro sviluppo mentale.
    Ciao Loretta.
    Ps Io se sopportavo gli antidolororifici a base di oppiacei non avrei passato due anni da inferno.

  2. Ciao Gibran – tutto può essere male o bene, dipende dalla cultura e dalle possibilità che la società offre – la dipendenza è sempre associata al malessere dell’uomo che non trova la propria via di scampo al dolore – a presto

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