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by Loretta Dalola

Stop alle costruzioni selvagge

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Sky Tg24 ospita il ministro delle Politiche agricole Mario Catania, per parlare del nuovo decreto sul consumo del territorio, decreto che vuole salvaguardare il verde italiano e potrebbe risolvere il problema della cementificazione del terreno agricolo.

 In 40 anni l’Italia ha visto ridurre del 28% la superficie destinata ad attività agricole. “Introdurre regole che limitano le quantità di terreno agricolo che possono essere sottratte alla vocazione produttive“: è questo l’obiettivo del decreto che punta a rimediare al problema dell’eccessiva cementificazione a scapito dei terreni destinati un tempo all’agricoltura.

Il nostro non è un paese che produce tanto cibo quanto serve alla richiesta, la nostra produzione è intorno al 20% in termini di fabbisogno, scendere sotto questa soglia significherebbe avere ripercussioni ma, anche  salvaguardare il nostro patrimonio è importante. Dobbiamo iniziare a guardare al futuro difendendo  l’agricoltura dalla cementificazione. L’agricoltore è un mestire molto antico, anche se col passare degli anni ha subito molti cambiamenti, dovuti alla meccanizzazione delle attività, ma è una figura che  sta ormai scomparendo.  Va tutelata e riconosciuta  importante nella catena professionale, bisogna che siano varate leggi che migliorino la filiera agricola, difendendola e riqualificandola.

Produciamo al massimo l’85% dei beni alimentari che consumiamo e, in ogni caso, questa fetta di produzione è disponibile per 3 italiani su 4. Avremmo bisogno di 61 mln di ettari per coprire il nostro fabbisogno, siamo in deficit di suolo agricolo per 49 mln di ettari. Tutte ottime ragioni che giustificano la proposta del ministro di un decreto ad hoc. Il disegno di legge potrebbe essere pronto già a settembre, una “bozza aperta” ma molto severa che fissi una soglia massima per la cementificazione e non permetta il cambio di destinazione d’uso per le aree agricole che hanno ricevuto premi dall’Ue.

E’ vero, da un lato, che molti terreni sono stati semplicemente abbandonati, ma il più delle volte sono stati coperti da edifici e infrastrutture. Non a caso, è la Pianura Padana a svelarsi con un dato allarmante, un 16,4% di aree costruite che va a doppiare la media nazionale. ” Al nord, ci sono situazioni di capannoni inutilizzati, denuncia Catania, evitiamo di costruirne altri,  e riutilizziamo quelli già esistenti, nel sud, poi ci sono stati casi di abusivismo massiccio, e anche lì c’è molto da fare”. Il recupero dell’esistente, oltre a dare lavoro alle imprese edili e a nuove maestranze e professionalità, permetterebbe di ridurre l’espansione selvaggia della città e il relativo consumo sproporzionato di suolo.

Il fatto che per la prima volta un ministro dell’Agricoltura  abbia avuto il coraggio ed il buon senso di denunciare la cementificazione selvaggia che ha distrutto in trent’anni ben 5 milioni di ettari di terra, è un’iniziativa degna di nota.

È ora di cambiare mentalità e cominciare a ragionare seriamente sul rispetto ambientale, salvaguardando il nostro patrimonio Deve cambiare il modo di fare urbanistica e deve essere una mentalità condivisa da tutti. Crescere nel pieno rispetto della salute dei cittadini, tutelando l’ambiente e valorizzando le nostre risorse locali.

Non c’è altro tempo da perdere, lo “spettacolo” indecente della cementificazione selvaggia,  deve essere frenato in tempi rapidi, brevi, certi, perché in primo luogo le costruzioni “bruciano” ettari di terra, quindi possibilità di creare imprese, reddito, occupazione, ed in secondo luogo, deturpano il paesaggio agricolo creando effetti negativi su tutto l’indotto, come il turismo enogastronomico e naturalistico.

Cambiamo le regole del gioco e facciamo a chi ce l’ha più verde?

Perché il futuro è adesso!

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2 thoughts on “Stop alle costruzioni selvagge

  1. Il partito del cemento è lungi dal farsi da parte, troppi interessi, troppi affari. Però sperare non costa nulla….
    Un abbraccio, ciao

  2. Ogni tanto apro il cuore alla speranza e mi faccio ammagliare dagli intenti politici, speriamo di non dovermi ricredere, come sempre – ciao e grazie

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