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by Loretta Dalola

Addio FIAT

6 commenti


Vicenda FIAT: se ne parla dettagliatamente in tutti i programmi serali  de La7 a partire dal TG. Siamo a lunedi, il primo giorno di quella che dovrebbe essere la settimana lavorativa di ogni dipendente, la riapertura delle fabbriche insomma, ma, per alcune purtroppo, no. Cosa sta succedendo all’emblema della manifatturiera italiana?

I dati parlano da soli, crollano le vendite di auto della Fiat nel mercato europeo, il gruppo  ha immatricolato in Europa 557.090 unità, in calo del 16,6% sul 2011. Voci preoccupate dagli  stabilimenti di Mirafiori e Pomigliano. La Fiat è ormai una multinazionale, quali sono ancora i suoi doveri nei confronti del paese d’origine e cosa succederà al ramo italiano che ha il cuore all’estero?

Sui venti miliardi di investimento Marchionne non si pronuncia e a farne le spese sono i lavoratori se il progetto Fabbrica Italia diventa carta straccia. Un mix di rabbia e preoccupazione. E’ lo stato d’animo con cui i dipendenti del gruppo Fiat, stanno vivendo il confronto a distanza tra le parti sociali (il governo, i sindacati e la stessa Fiat) dopo che la proprietà della casa automobilistica torinese ha fatto sapere di voler mandare in soffitta il progetto Fabbrica Italia cioè il piano industriale da cui doveva ripartire nel 2010 il rilancio del gruppo.

E gli operai rischiano il posto di lavoro. Si tratta di un esercito di circa 25mila persone alle quali vanno aggiunti gli addetti dell’indotto, cioè delle aziende che lavorano prevalentemente per il gruppo guidato da Sergio Marchionne.

Ci siamo giocati il nostro campione nazionale. Il nostro gioiello dell’industria made i Italy crolla sul mercato europeo.

“Il vero problema della FIAT –  afferma Paolo Mieli a Otto e mezzo – è il mercato delle auto che ha perso, sicuramente Marchionne avrà le sue responsabilità ma, è un problema mondiale”.

Discorsi risaputi e anche comprensibili ma, il nocciolo della questione è legato al fatto che Marchionne lasci l’Italia. E’ un gravissimo danno che il nostro Paese resti senza il suo pilastro storico. ” Il governo Monti non ha strumenti per intervenire – parole di Eugenio Scalfari – su un ‘impresa privata, c’è la normativa europea e in  più c’è il mercato libero”.

Un patrimonio italiano di un secolo e il destino di miglaia di famiglie sono in gioco.

Per Diego Della Valle ospite a L’Infedele,  il passo indietro sul piano Fabbrica Italia “è una vergogna”. Protagonista di uno scontro molto duro contro la FIAT : ” Si tenta di far passare  per normale che un impegno preso con il Paese sia diventato un pour parler, è una comportamento non condivisibile in un momento delicato e complicato come questo, ci vuole un patto tra lavoratori, artigiani e imprenditori”.

Consueto stile tagliente, parole nette, ai microfoni dell’Infedele, Della Valle ha sottolineato che ” la famiglia Agnelli non è una “famiglia normale,” ha degli obblighi verso il Paese e verso i lavoratori  da cui ” ha avuto un aiuto grandissimo” è vero che è un ‘impresa privata ma, per quello che “si è fatta dare” potrebbe essere considerata “un’azienda pubblica”. “Oggi ci si dimentica che ci sono cose da fare per il nostro Paese che non sono necessariamente legate ai soldi – critico il loro gesto, non è corretto e  i lavoratori oggi ne hanno viste fin troppe”. “Un piano sbandierato ai quattro venti non può essere cancellato in un pomeriggio. Ci sono momenti in cui non si non si può pensare soltanto al bilancio dell’azienda. E’ questo il modo di dimostrare rispetto al paese da parte di un’azienda che dovrebbe esserne il simbolo? Non c’è rispetto cosa pensano di essere”?

Critiche aspre verso i manager FIAT che non possiamo non condividere perché il nostro Paese non può essere trattato così. La partita sulle responsabilità è aperta. Ma di mea culpa neanche l’ombra. E visto che la speranza è l’ultima a morire, speriamo, che queste discussioni, non si dimostrino poco costruttive.

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6 thoughts on “Addio FIAT

  1. Io credo che i manager FIAT facciano il loro mestiere di guida di un’impresa. Hanno trasformato un’azienda provinciale in una multinazionale.
    Gli errori veri sono stati commessi da tanti anni da quegli italiani che hanno permesso che FIAT diventasse monopolista della produzione auto in Italia. Stesso discorso che vale per tutte le grandi aziende italiane protette che hanno drogato il mercato commerciale, economico e del lavoro interno. Enel, Telecom, Ferrovie, FIAT, Alitalia. Tutte la stessa storia, tutte con le stesse colpe.

  2. Confesso che questo lento ma, inesorabile smembramento del nostro “marchio” distintivo italiano, mi fa soffrire, sarò un’inguaribile ilusa ma, il made in Italy è un punto d’orgoglio che vorrei restasse tale – invece ad una ad una, se ne vanno tutte…ciao e grazie

  3. Cara Loretta,
    Questa storia della FIAT è appunto una storia che ha avuto il suo inizio molti anni fa. Se non sbaglio la FIAT sembrava consolidata in Italia e sembrava che nessuno avrebbe potuto toccarla.
    Governanti e Sindacati non si sono accorti che è arrivata l’Europa e la globalizzazione. Hanno sempre fatto la voce grossa ma hanno sottovalutato la “caduta” dei confini nazionali.
    Nello stesso modo come se ne vanno i capitali se ne vanno le industrie.
    Non serve a niente piangere. Bisognerebbe, ma nel modo giusto, rimboccarsi le maniche.

  4. già, come darti torto – invece si sentono soltanto parole che, solo il vento della disperazione operaia può ascoltare – ciao e grazie

  5. Anche stavolta non posso contraddirti – e l’Italia giocava alle carte e parlava di calcio nei bar…sappiamo tutto ma nulla cambia – ciao ciao

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