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by Loretta Dalola

Ti presento i romani

2 commenti


History Channel da vita a  una serie di documentari condotti dalla professoressa  inglese Mary Beard, che ci accompagnerà in un viaggio alla scoperta della Roma meno conosciuta, quella della vita quotidiana, dei sobborghi, dei bagni pubblici, ma soprattutto quella dei suoi cittadini: i Romani. Tralasciando le storie degli imperatori e degli eserciti, Mary Beard ci narra  le storie di personaggi  che hanno abitato la città eterna, restituendoci l’immagine di una Roma incredibile, ancora in grado di stupire.

Roma è una città dalle origini antichissime. Capitale e cuore pulsante di uno degli imperi più grandi della storia, questa città è diventata nel tempo un’icona di potere e prestigio. Roma viene continuamente ricreata nei film e noi continuiamo  ad immaginarla maestosa e potente. Ma ci sono  le voci comuni, quelle della gente  che ci parlano di una città diversa. Desiderosi di non essere dimenticati hanno inciso nomi e pensieri nelle lapidi.  Attorno alle sue mura c’erano migliaia di tombe, dunque prima ancora di entrare nella città eterna si incontravano già i romani, anche se morti. Persone comuni che hanno vissuto nella città  e che ce la tramandano in modo diverso, reale. Una Roma delle strade con sesso, sporcizia, violenza, che ci mostra come milioni di persone trascorrevano la giornata nella Roma che, da città stato, divenne una capitale, con  persone provenienti da tre continenti diversi che vivevano assieme.

Persone comuni in una Roma cosmopolita che merita di essere osservata da un’angolazione diversa.

Una Roma che combatteva. I  suoi generali  celebravano le vittorie con archi di trionfo, enfasi e bottini.  La vita normale poteva cambiare grazie ai profitti: esseri umani importati insieme all’esercito romano. Schiavi e  servi. Così molte vite di persone comuni, iniziavano all’estero e finivano a Roma. Diventavano romani. Uomini messi all’asta, venduti, comprati e poi liberi di divenire a tutti gli effetti, cittadini romani. Nella civiltà romana la condizione di schiavo rientrava in quella più generale dipendenza che il cittadino romano riservava allo straniero. Venivano venduti nelle botteghe, sui mercati o nel Foro, sotto la sorveglianza di appositi magistrati, a tutela dei rilevanti profitti statali.

Ma dove viveva questa moltitudine umana? Trastevere, ospitava le maggiori comunità di immigrati, una zona cosmopolita che serviva per imparare un mestiere, acquisire conoscenze utili, una volta libero si entrava a far parte della cittadinanza. Essere romano, era una vocazione. Uno status a cui aspirare. Essere cittadino romano comportava una notevolissima serie di privilegi. Persone diverse in un mix caotico che convivevano. Un insieme di persone senza radici, pieni di speranze e in cerca di un futuro migliore. Forse la città li consumava ma, offriva loro anche tante possibilità. Era internazioanle da cima a fondo. Una città antica che duemila anni fa era moderna. Una città multietnica con  un consumo colossale. Il Monte Testaccio ne è la prova. Una vera e propria discarica specializzata di epoca romana.

Il nome di Monte Testaccio deriva dal latino testa, ovvero coccio!

Questo riferimento si deve al materiale con il quale fu artificialmente innalzato e cioè le anfore scartate dal limitrofo insediamento posto sulla sponda del Tevere. Una montagna di pezzi di anfore accatastati uno sull’altro fino a formare una collina enorme. Anfore olearie, un bene preziosissimo che veniva usato dappertutto: per cucinare, come fonte di luce e come prodotto di bellezza. Se ne consumava un’enorme quantità. Proveniente dalla Spagna e dall’Africa, caricato sulle navi, scaricato e messo nei magazzini, travasato in vasi più piccoli e pronto per il consumo. Roma importava tutto quello che le serviva e non solo olio, ma anche grano, pelli, legno, corde, vino. Era una città di consumatori. Ecco cosa faceva l’impero per Roma, la tenne in vita!

Alimento essenziale per la sopravvivenza era il pane, che veniva razionato e distribuito a tutti. Roma sapeva che un popolo affamato è un popolo insoddisfatto che diventa molto pericoloso, ecco perché provvedeva. Essere fornai a quell’epoca era veramente redditizio. Una professione di successo.

Roma divenne una città imprenditrice, una grande novità per l’epoca che la rendeva unica. Creò un mondo tutto nuovo per distinguere le persone, attraverso le professioni. Magazzinieri, produttori di cappotti, dirigenti, fornai, pescivendoli, sarti ecc. persone che attraverso il lavoro acquistavano un’identità.  Roma creò nuove oportunità. Era una società multiculturale con pregiudizi verso lo straniero. Si parlavano centinaia di lingue ma si scriveva in latino.  Una città con molte diversità culturali e religioese ma non c’era tolleranza, non si riteneva necessario mantenere culture parallele. Non aveva senso. L’unico scopo di tutti, era diventare cittadini romani.  Si cercava di mettere ordine. Cementare il senso di appartenenza.

Ecco cosa significava trovarsi là, nell’impero romano, nella città più importante e appariscente del mondo. La città globale che ancora oggi ci parla del suo glorioso passato.

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2 thoughts on “Ti presento i romani

  1. Al tempo dei tempi gli stranieri venivano portati a Roma come schiavi, e poi, sempre col tempo, potevano diventare cittadini romani. Un privilegio unico.
    Adesso gli stranieri vengono spontaneamente, ma temo che il trattamento non sia cambiato molto. Rimane un sogno la cittadinanza italiana, anche se si è nati qui e se si è diventati adulti qui, si rimane stranieri..
    Forse nella loro bramosia di conquiste per soddisfare i cittadini romani consumatori alla fine erano più umani degli italiani di oggi.
    Ciao Loretta, un abbraccio.

  2. amara constatazione dover riconoscere che la Roma antica aveva una visone più moderna e allargata dell’attuale – mi ha colpito anche il fatto che la dose quoridiana di pane fosse garantita a tutti indistintamente, altro esempio di lungimiranza comune, ce la siamo giocata nel tempo quest’attenzione a favore del profitto personale! ciao e grazie

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