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by Loretta Dalola

L’Italia trema ancora, parla Enzo Boschi

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Inevitabile argomento a Cristina Parodi Live. Si parla dei terremoti e delle vicende ad essi legate. Natalia Constanze Reuscher, John Peter Sloan e Maarten Veeger si confrontano in una sorta di “question time” con il geofisico Enzo Boschi, presidente dell’INGV all’epoca del terremoto de L’Aquila, per il quale è stato condannato a sei anni di reclusione con l’accusa di mancata allerta.

Nuovo terremoto nella zona a cavallo tra le province di Cosenza e Potenza, molte persone, nel timore di un nuovo forte terremoto, hanno preferito trascorrere la notte in auto, nonostante il peggioramento delle condizioni meteo. Era prevedibile, chiede Cristina al suo ospite. ” No, anche se la zona è nota, l’Italia meridionale è zona fortemente a rischio sismico ma, questo di magnetudo 5, non era devastante, anche se la gente l’ha sentita e ne ha avuto paura”.

A qualche giorno dalla condanna il sismologo parla alle telecamere, dei fatti vecchi e nuovi che lo vedono coinvolto. Boschi ha ripercorso i giorni che hanno preceduto il sisma del 6 aprile, ha fatto autocritica: “abbiamo sbagliato tutti” ma ha anche ripetuto con forza: “i terremoti non sono prevedibili, gli edifici mal costruiti uccidono non i sismologi un po’ deficienti come me”.

Ma sentiamo le intercettazioni che la vedono coinvolta, con l’ex numero uno della Protezione civile, Guido Bertolaso, continua la Parodi e al termine, anche gli altri gironalisti: incalzano con le domande: Perché non si è ribelalto? C’è stato un condizionamento della politca e lei si è adeguato?

“Fu fatta e le domanda a cui dovevamo rispondere era: è possibile prevedere terremoti?’ Rispondemmo di no, spiegammo perché non possono essere previsti…L’Abruzzo è una regione a maggior rischio sismico in Italia…Noi sostenemmo e sostengo ancora adesso che non si potevano fare previsioni. La riunione durò poco ma le cose essenziali furono dette.  Finì con queste due risposte: l’alta pericolosità sismica dell’Abruzzo e la non prevedibilità. La conversazione che avete ascoltato è avvenuta dopo il terremoto, si trattava di decidere se dare o no, l’informazione sulla successiva scossa e in qul caso si decise di non darla. Stiamo confondendo tra prima e dopo, io faccio il sismologo, sfido chiunque  a sentire la mia voce che tranquillizza la popolazione”.

Professore ma dopo l’annuncio gli aquilani sono rimasti nelle case, come fa uno scienziato a passare i comunicati a Bertolaso per l’approvazione? In coscienza ha fatto tutto bene  nelle giornate del terremoto?

“In  quei giorni le case che dovevano crollare erano crollate, le persone era giù fuori. Bertolaso stava affrontando una situazione difficile. C’erano due scuole di pensiero: dare continue informazioni allarmistiche o lasciar perdere in quanto le persone erano già al sicuro. Bertolaso in quel momento stava gestendo l’emergenza difficilissima, ovvero 50-60 mila persone senza casa, stava organizzando le cose per tenere la gente tranquilla ed evitare che scappasse dall’Abruzzo terrorizzata come successo in altri eventi simili. Bertolaso avrà fatto bene o avrà sbagliato… abbiamo sbagliato tutti, ormai mi hanno condannato a 6 anni potrò parlare tranquillamente . Stavamo gestendo la cosa senza terrorizzare gli aquilani. Potevamo fare di più, certo, ma il sismologo cosa fa? Abbiamo condotto uno studio, creato una mappa sismica con i parametri da adottare, è stata pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale, più di così un sismologo cosa può fare? Non ho poteri di dare l’allarme, i sismologi non fanno queste cose. Non gestiamo la comunicazione, se dessero il potere a me in 5 minuti farei uscire di casa 6-7 milioni di italiani da casa”.

Tenendo conto che in Italia il tasso di corruzione è altissimo e più pericoloso del terremoto stesso, anche un sismologo che non ha potere di gestione sulla comunicazione può rispondere alla sua coscienza e assumersi delle responsabilità maggiori  sui fattori certi che fanno parte di un sisma: crolli e morti! Nel terremoto dell’Aquila nessuno ha fatto nulla, nesuno si è dissociato dalle decisione della Commissione Grandi rischi, nessuno si è dimesso per protesta. E forse è proprio qui, l’accusa dell’opinione pubblica, che non vuole entrare nel merito del giudizio del processo, ma in modo semplice e accorato vorrebbe che gli scienziati, si facessero guidare più dall’empatia e dalle responsabilità legate alle proprie conoscenze. Boschi si è trovato un politico di mezzo e non ha avuto il coraggio di contrastarlo. È chiaro che Bertolaso gestiva l’emergenza, nel bene e nel male. Ma quello che preme a noi, comuni mortali, è come gli esperti devono rapportarsi alle decisioni dei politici e di chi deve decidere, sennò non se ne esce.

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