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by Loretta Dalola

Le Province resistono ai tagli

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l'aria che tira la 7

All’aria che tira in onda su La7, tema della puntata: le Province. Il governo ha deciso di darci un taglio e non riuscendo ad abolirle tutte, ha stabilito di accorparle. 35/36 Province in meno. A restare in piedi dovrebbero essere, solo quelle con più di 350.000 abitanti e una superfice superiore ai 2500 Km quadrati. Ma tra il dire e il fare c’è di mezzo il…Parlamanto, dove in difesa dei campanili, piovono richieste di emendamenti e deroghe che hanno dell’incredibile, come quella del senatore pidiellino che propone di considerare nella superficie necessaria a guadagnarsi la salvezza, anche specchi di mare e lagune che si trovano davanti o dietro alle mura cittadine. Oppure quei siti protetti dall’Unesco che si sono visti graziati. Il riordino delle Province sembra essere un processo irreversibile, ma è possibile cancellare una Provincia per una manciata di km? A Treviso mancano 47 km per raggiungere quota 2500, che ne facciamo? E che dire di quelli che vogliono salvare le Province vanto dell’orgoglio patriottico risorgimentale, con pronta deroga parlamentare per 59 province esistenti al momento dell’unità d’Italia?

Insomma, ci manca solo un emendamento che salvi le città con torri pendenti!

Intanto il decreto rischia di scadere. Dobbiamo scommettere che dopo tanto rumore per nulla, alla fine, i tagli non si faranno?

Il decreto riguardante il taglio delle 35/36 Province in questo momento è sommerso da 700 emendamenti, perché nessun partito con le elezioni vicine si vuol prendere l’onere di perdere qualche votimg615538o e mentre noi stiamo per pagare l’ultima rata dell’Imu, gli sprechi restano immutati.

Ma quanto ci costano queste Province?

Tra presidenti, vicepresidenti, assessori e consiglieri è un esercito di ben 1700 amministratori che ci costano ogni anno, mezzo miliardo di euro e nella lista degli sprechi, nord e sud non si fanno mancare nulla. Rimborsi fantasiosi e abbondanti che variano molto, per esempio ad Agrigento, 13.000 euro al mese, a Frosinone, 8.000.

Antonio Saitta, presidente dell’Unione delle Province italiane, si dichiara favorevole all’accorpamento – ” Noi abbiamo fatto, pochi giorni fa, un appello al Parlamento, perché proceda all’approvazione del riordino fatto dal governo”.

Intanto le polemiche continuano, eppure, in tempo di crisi, dove le scuole non hanno neppure le risorse per pagare il riscaldamento agli studenti, il dimezzamento delle Province potrebbe essere considerato un ‘operazione al risparmio. Un piccolo inizio, forse, ma da qualche parte bisogna pur partire. Bisogna essere coerenti, non è possibile continuare a tirare il filo e a rilasciarlo.

Fabrizio D’esposito, giornalista del Fatto quotidiano: “Non si chiede l’abolizione, ma solo l’accorpamento, eppoi le Province servono a qualcosa”? – Saitta – “Nell’opinione pubblica credo che tutte le istituzioni, in questo momento, a partire dal Parlamento, verrebbero giudicate negativamente, credo sia necessaria una  riflesisone più attenta, noi siamo favorevoli all’accorpamento”.

Va ricordato che attualmente le  Province si occupano della gestione del sistema stradale del nostro paese, dell’edilizia scolastica, di formazione professioanle, centri per impiego, ambiente e rifiuti. Competenze varie, serie, importanti che, purtoppo, sono state soggette a spese e sprechi inversamente proporzionali alla loro efficenza. A quanto pare efficenza e sprechi sono due fattori che marciano affiancati, di questi tempi.

Gianluca Pini, Lega Nord. ” La riforma calata dall’alto, forzata e non negoziata nella sua messa in opera, rischia di diventare un aumento invece che un risparmio, per via del trasferimento del personale dalle Province alle Regioni, dove il compenso sale del 23%”.

Siamo di fronte ad untaglio-alle-province classico italiano, tutte le volte che si tenta il risparmio, viene fuori che si spende di più. Ne usciremo indenni, almeno stavolta, che  il riordino delle Province dovrebbe essere   il primo tassello di una riforma più  ampia che prevede la riorganizzazione degli uffici territoriali di governo (prefetture, questure, motorizzazione civile etc etc) in base al nuovo assetto? In questo momento sarebbe drammatico non convertire il decreto, rinunciando a un chiaro segnale di buon senso da parte di tutta la politica. Al termine di questo processo sarà possibile calcolare gli effettivi risparmi che comporterà l’intera riforma. Intanto bisognerebbe attivare l’effettiva collaborazione semplificata tra Comuni e Regioni, utile senz’altro ai fini del loro buon  andamento e smettere con quell’atteggiamento ristretto dell’attacamento al proprio Consiglio comunale, aprire la mente al “noi”, dovrebbe finalmente avere il sopravvento su interessi e egoismi.

Le Province fino ad ora sono state una sorta di casta di serie B, dove parcheggiare il ceto politico, in attesa della sua ascesa,  a scapito della collettività. D’ora in avanti  dovremmo, iniziare a cancellare, signori come Fiorito, i cui sprechi ricadono nei nostri portafogli, dando inizio ad un processo di carattere virtuoso che potrà coinvolgere anche lo Stato. Per ora,  iniziamo dalle Province, per attivare un  vero risparmio delle spese pubbliche e poi si vedrà!

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2 thoughts on “Le Province resistono ai tagli

  1. Tagliare qualcosa di non nostro è facile. Diventa invece complicato, impossibile, se dobbiamo tagliare quello che, in un modo o nell’altro, ci appartiene. E così si spiegano, oltre alla “difficoltà” di accorpare le province, le “difficoltà” a tagliare le retribuzioni dei parlamentari, il loro numero, le auto blu, le super pensioni, e potrei andare avanti fino a riempire non so quante righe. Più facile tagliare le pensioni delle persone comuni, aumentare loro le tasse o non rinnovare i contratti scaduti. C’est plus facile…

  2. Vero, tutto vero – intanto però cominciamo, almeno con un piccolo esempio, altrimenti ci ritroveremo sempre a lamentarci di essere mazziati e cornuti! ciao

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