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by Loretta Dalola

Il caffé è un rito

8 commenti


costumee società piccoloLungo, ristretto, con latte scremato, con dolcificante, senza zucchero, con zucchero di canna, decaffeinato, macchiato, ecc. così la gente lo vuole e poi lo gusta. È il caffé, l’argomento del servizio di approfondimento del programma TG2 Costume e Società. Il caffé è un rito e parla di noi. Guardando il mondo dal bancone di un bar si scopre molto delle persone che sorseggiano la loro bevanda preferita e un bravo barista sa sempre qual’è’ il “solito” del cliente che a davanti e se non lo conosce, lo indovina, poi mette la miscela nella macchina e versa il denso liquido scuro direttamente nella tazzina.  La profumata bevanda nera, in tutte le sue varianti è soprattutto un momento di condivisione e di socialità ma c’è anche chi ama sorseggiarlo in solitudien e relax, magari davanti ad un libro o al giornale del mattino.  Il caffè è solo un accompanormale_x00gqfdnshutterstock_638710gnamento. Come leggere le pagine sportive, o fare le parole crociate?

Il caffé  è più di una tradizione, nel nostro paese come nella maggior parte dei paesi del mondo, è un rito, un’abitudine talmente radicata che sembra appartenerci da sempre.  Ad indicare il valore del sapore nell’intera faccenda è l’importanza che gli italiani danno alla qualità del prodotto. Sono molto esigenti, specialmente al sud.

Il rituale italiano pare fondato su di un istante al sapore intenso. 

schiuma (1)E il  momento della bevuta diventa  l’attimo in cui gli italiani trovano la loro concentrazione. Dopo  una tazza di caffè  sono pronti. Lo stesso si può dire delle pause caffè, quando uno entra al bar giusto il tempo per bere uno. Eppure bisogna fare attenzione perché per  la legge non c’è consuetudine che regga. Una sentenza del Tar di Trento ha appena respinto una richiesta di ricorso presentata da un dipendente pubblico contro un provvedimento disciplinare avanzato nei suoi confronti. Il provvedimento disciplinare preso dalla Questura del capoluogo trentino nei confronti di un poliziotto che si era allontanato dal suo posto di lavoro  per prendere il caffé alla macchinetta. I giudici del tribunale amministrativo  hanno scritto che il ritiro di acqua e caffè non è “l’esercizio di un diritto costituzionalmente garantito” ma solo “un comportamento non conforme a canoni di diligenza e scrupolo professionale”. Il gesto, inoltre, non sembra “decoroso”, in quanto all’inizio del turno “si presume che una persona abbia già fatto colazione”. Questa la risposta, che farà discutere, del Tribunale amministrativo  al ricorso presentato da un avvocato che chiedeva l’annullamento del  provvedimento disciplinare.

Insomma va bene la tradizione e l’odore inebriante del caffè ma attenzione a bar , macchinette e soprattutto a colleghi chiacchieroni. Chissà se una sentenza del genere avrebbe fortuna nella patria del “caffè sospeso”, Napoli. Si tratta di un usanza molto antica. secondo la quale gli avventori lasciano una o più consumazioni già pagate per i futuri clienti.   L’antica tradizione partenopea come pretesto per scambi solidali, lasciare un caffè pagato al bar per chi non può permetterselo. Pochi centesimi per regalare un caffè a chi dovrebbe rinunciare anche a quello. Non si tratta di elemosina ma di un atto di condivisione dei problemi, solidarietà e comprensione. Un gesto semplice, ma dal grande valore simbolico. Una  grande lezione di solidarietà da parte di un popolo spesso sui giornali per la cronaca nera che non per quello che ha dato alla storia e alla cultura del paese. Come non ricordare, infine, l’ispirazione che la “tazzulella” ha offerto ai cantori di Napoli nelle tante canzoni partenopee che hanno per protagonista il caffè. Così come la celebre scena del caffè rappresentata da Eduardo in “Questi fantasmi“, a testimonianza di un legame indissolubile tra la città e il suo “oro nero”.

tazzina-caffèMa torniamo a quello che il caffè significa per gli italiani: l’attimo in cui ci si protende verso qualcosa di superiore e irraggiungibile. Una perfetta felicità. È il momento in cui si alza la testa per guardare le stelle in una tazzina di caffè. E allora prendiamoci un caffè. E’ forse l’esortazione collettiva più frequente, motivo d’aggregazione e distensione quotidiana, al lavoro come nel tempo libero. La bevanda nera è senza dubbio il pretesto per una chiacchierata in leggerezza, e viceversa le chiacchierata pretesto per un piacevole caffè.

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8 thoughts on “Il caffé è un rito

  1. L’hai scritto proprio bene. Mi è piaciuto particolarmente il caffè “sospeso”. Mi ha fatto ricordare i tempi in cui rinunciavo al caffè al bar perché dovevo risparmiare.
    Ciao.
    Quarc

  2. Direi quasi una religione. Credo che tu conosca lo scrittore bolognese Loriano Macchiavelli, lo scrittore che ha inventato il questurino “Sarti Antonio”. Ebbene questo questurino ha una predilezione per il caffè. Conosce tutti i migliori bar della città (Bologna) e li frequenta spesso. Ma il migliore – dice – è il suo, fatto con la moka, in casa e con la sua speciale miscela e tutta l’attenzione che ci vuole.
    Ciao, un abbraccio.

    • So che chi ama il caffè lo fa in modo profondo e duraturo, purtroppo a me da fastidio anche l’odore – però mi piace guardare gli altri che lo vogliono, lo gustano, lo cercano e se lo sorseggiano con piacere! ciao e buona domenica

  3. Una bevanda che adoro! Mi piace berlo in compagnia, ma quello migliore è quello sorseggiato da sola con un libro. Il mio è ristretto e amaro!

  4. Cara Loretta, bel post. Il caffè è un piacere al quale non potrei rinunciare. Ma come diceva il bravo Nino Manfredi, “il caffè è un piacere, se non è buono che piacere è?”
    Ciao

  5. Sono in minoranza…è un piacere a cui ho rinunciato all’età di venti anni, per scelta, non ho voluto più prendere caffeina, preferisco la “cioccolatina”! ciao e buona domenica

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