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by Loretta Dalola

Piazza o Tv ma niente duelli

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tgla7-cronache-7-600x336TgLa7 Cronache butta lo sguardo analitico su quest’ultima evoluzione  del mezzo televisivo,  dopo anni di trasmissioni rissa è di talk show di plastica, finalmente, la televisione è tornata ad essere lo strumento di comunicazione di massa. Ultimi giorni prima del voto e sarà anche la settimana dei duelli televisivi mancati tra i principali protagonisti che ora, tornano  al vecchio comizio come arma finale per convincere gli elettori. Tasse, spread, Imu sono i temi più gettonati in questa campagna elettorale che volge al termine ma poco si è parlato di scuola e  cultura. Gli studenti si sentono i grandi esclusi e lo dicono alla politica con un manifesto in  difesa della scuola pubblica, diffuso in rete.

Pochissimi giorni al voto, si entra nella settimana più calda in vista del traguardo finale. Il centrosinistra è tornato in piazza, a Milano davanti ad una folla che da tempo non si vedeva più, del resto Grillo ne ha fatto il suo strumento distintivo, rifiutando clamorosamente qualsiasi  incontro televisivo. La politica dunque, è tornata ai vecchi tempi, a farla, attraverso i comizi, sul palco, ma anche la televisione continua ad attirare i principali leader. E allora le somme si tireranno dopo il 25 quando si dirà dove si è esagcomizioerato, sbagliato o mancato. Quando si capirà se la colpa è di questo o di quello. Solo dopo si potrà magari dire, troppa televisione o troppo pochi incontri. A parte Grillo, che dopo essersi fatto scappare un sì, ci ha ripensato in extremis, con un, no grazie, secco. Che l’abbia fatto per calcolo per non fare come tutti gli altri, per coerenza con la linea anti talkshow, poco importa, sarà l’unico a sapere con certezza se la piazza è il vero contatto con l’elettorato.

In qusta campagna elettorale, abbiamo assistito all’evolversi della vecchia strategia con l’aggiunta della tv, perché se è vero che Grillo ha rinunciato ai salotti e ai confronti è pur vero che il suo operato ci è arrivato attraverso le immagini e stralci dei suoi monologhi anch’essi filmati e anche questo fa cassa di risonanza.

La  tv non si è sentita sola dalla rinuncia del comico prestato alla politica. La tv non è stata abbandonata del tutto.

Detestata, criticata, snobbata, sì, ma mai è apparsa così in forma come in queste settimane. Così ricercata, vezzeggiata, ambita e perfino con un Monti che fa un videospot per invitare i rivali al duello nel piccolo schermo. ” Mancano pochissimi giorni al voto – ci ricorda in un primissimo piano, che buca lo schermo – davvero volete sottrarre ai cittadini italiani il diritto di formarsi un’idea sulla base di un confronto diretto tra i candidati? – e l’inflessione vocale non lascia dubbi sul senso di colpa elargito – Onorevole Berlusconi, Onorevole Bersani, non facciamo questo”! ( e chi ha orecchie…)

Ma dove lo vedremmo questo tancomizioeto agoniato confronto risolutivo? Nel salotto immaginario in bianco e nero, come quello pre-parcondicio, così semplice e ordinato che appartiene oramai solo alla nostalgia di una tv passata? Assolutamente no. Oggi il colore trionfa nel postcatodico ed è fatto di mille alternative. I salotti sono tantissimi come gli spazi orari e la copertura giornaliera con i candidati che si accomodano, si sfiorano e si avvicendano ma, senza mai incontrarsi, ognuno per la sua strada, lasciando agli altri il compito di conteggiare presenze e promesse e agli altri politici quello di protestare contro le presunte sproporzioni dello spazio tv occupato sempre dai soliti. Quello che sicuramente emerge è che in Italia il tanto citato confronto all’americana non funziona (ne abbiamo solo assaggiato il senso con le Primarie del Pd). Puntualmente rispunta ad ogni vigilia elettorale e ogni volta diventa fonte di sfida e polemica ma poi nulla di fatto. Chi pensa che sia utile, chi magari lo vorrebbe ma solo con i candidati che decide lui, chi non ha la volontà di affrontarlo, insomma le motivazioni sono tante ma rimane una chimera che escluda magicamente  i dubbi di tutti e che, facendoli svanire come per incanto, lasci alla verità la possibilità di trionfare indisturbata.

Ma anche questa campagna elettorale ci lascia con questo sogno sospeso e insoddisfatto, come del resto rimane inappagato un tema che ha avuto poco posto tra condoni, annunci e promesse.  Quello dell’istruzione, della cultura, della scuola, degli studenti che, tantissime volte sono scesi in piazza con manifestazioni per lo più pacifiche ma senza grandi risultati. La politica sembra non sentire la loro voce e allora loro, l’hanno messa in rete. Con un sito apposito che riunisce tutti gli studenti delle superiori e delle facoltà universitarie italiane: http://www.retedeglistudenti.it/ e che vuole  dar vita alle proposte. Perché dicono, che non ci può essere crescita in un paese che non guarda alle nuove generazioni come a delle risorse. Un tema quello della scuola e dintorni, che sembra assente dai piani politici,  che ha poco spazio nei comizi o nei salotti tv. I leader ne parlano davvero poco, tra i candidati spiccano operari, casalinghe, avvocati, cassa integrati ed esodati ma nessun studente dichiarato e loro si sentono, a ragione, dimenticati un po’ da tutti.  In questo ultimo scorcio di campagna elettorale lanciano un appello alle forze politiche, per dire basta ai tagli nella scuola pubblica.  Insistono perché sono il futuro e la speranza di questo paese. Cominciamo a considerare la scuola, dicono, una risorsa, un  investimento, una creazione di un progetto credibile e sostenibile. “Senza scuola e università questo mondo è destinato a fallire” – afferma uno studente.

elezioni-politiche-2013_54_5956Vuoi vedere che ancora una volta la lezione  l’hanno fatta loro e che tra litigi e dibattiti vari sono andati dritti al sodo, individuando un punto di forza risolutivo per la famosa rinascita. Per fortuna,  la televisione ha raccolto  il loro messaggio, diffondendolo alla massa. La televisione ancora una volta ha svolto il suo ruolo, si può dire altrettanto della politica?

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