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by Loretta Dalola

Passepartout alla scoperta di Palladio

2 commenti


daverio passepartoutPhilippe Daverio nella ritrasmessa puntata del 2009,  ci conduce  in un viaggio attorno alle colonne di mattoni palladiane, ideate con un mattone apposito fatto  a “formaggino” che sta alla base e poi intonacate che  permettono un forte risparmio economico.

Esistono degli artisti che sono in grado di esprimere lo spirito di un’epoca, lo svilup220px-Palladiopo storico e sociale di un territorio, fino a diventarne l’emblema. Andrea Di Pietro chiamato anche Palladio, classe 1508, morto nel 1580 grande architetto veneto del XVI secolo e primo architetto che pubblica un libro di architettura sulla sua architettura che gli servirà a diffondersi nel mondo diventando un esempio perché è il primo che capisce il potere della comunicazione.

Palladio, con le sue chiese, palazzi, ville, tutte ispirate ad un’idea di semplicità e purezza ereditata dagli insegnamenti dell’architettura classica, ha incarnato più di ogni altro suo contemporaneo quel ripiegamento di Venezia dal mare verso la campagna, sviluppatosi lungo tutto l’arco del ‘500 con la conseguente riconversione delle sue prospettive economiche e sociali. Allo scoccare del XVI secoloVenezia si rese conto di non poter più aspirare al dominio completo dei traffici marini, in quanto ormai gli spagnoli avevano scoperto l’America e i turchi conquistato Costantinopoli. Cominciò così a volger il suo sguardo altrove, trovando nuovi approdi ed interessi economici nella terraferma. Anche il gusto registrò questo mutamento, aprendo la strada alla nascita di un’estetica da terraferma. Vennero accantonati i ghirigori della Venezia gotica con la contemporanea acquisizione di nuovi classicismi eredi della tradizione dell’antica Roma.

image_previewPalazzo Grimani a Venezia le colonne sono di marmo e pietra e la lezione tecnica dell’architettura si sviluppa con estrema intelligenza con travi sezionate per consentire l’assestamento dell’edificio sul terreno molle della natura. Sulla sommità delle colonne appaiono i frutti del mondo nuovo: granoturco  e tabacco. Esempio di equilibrio perfetto di avanguardia che affonda le radici nella tradizione romana, in una sommatoria di tutto ciò che può essere classico, con porfidi imperiali e spazi per sculture e oggetti da collezione in un  gioco palladiano di estrema esasperazione stilistica che si rivela però fondamentale nella sua  formazione.

Palladio ha avuto un mentore di grande importanza, Giangiorgio Trissino, fine umanista che vide in quell’orafo tagliapietre padovano il talento di un grande architetto. Gli consigliò di prendere il nome di Palladio invece del più anonimo Andrea di Pietro introducendolo allo studio della classicità. Cosa ancora più decisiva gli commissionò il primo sostanziale lavoro di architetto, consegnandogli le chiavi del riordino di una sua villa di campagna nei pressi di Vicenza.

Da qui parte una lunghissima serie di lavori che consacrano Palladio come grandissimo architetto.

1363947196370passepartoutVille Emo, Valmarana, Chiericati, Pisani, Foscari, tutte con muduli tipici del suo stile: ingresso, sottoportico, portico, salone centrale e le stanze distribuite secondo parametri ben precisi,  che risentirono particolarmente dell’influenza dell’architettura greco-romana unendo a questo una particolare sensibilità per l’uomo e le sue esigenze personali, sociali e lavorative. Nelle sue opere, infatti, lo stile classico viene ripreso in un’armonia di proporzioni che favorisce la funzionalità della struttura. L’attenzione e la cura per coloro che avrebbero abitato le opere finite lo portavano, così, a progettare ville e altre opere nelle quali si potesse godere di un ottimo panorama da tutti i lati della costruzione. Palladio valorizzò, inoltre, pienamente il prospetto dei templi romani, dando vita a progetti in cui la pianta dell’abitazione era cruciforma e la costruzione si realizzava su diversi livelli per assolvere sia la sua funzione abitativa che lavorativa, in quanto le abitazioni spesso erano legate alla vita agricola.

Villa Emo 2Come Villa Emo a Treviso dove l’edificio spiegaoperfettamente le funzioni. Nessuno scalone, si sale lentamente i gradoni per portare il grano nei granai e un ampio salone si affaccia sul possesso infinito della campagna. Colenne imponenti fatte con materiali poveri, mattoni a formaggino all’interno e intonaco all’esterno. Immagine di prestigio ed economia per ciò che di fatto è un ‘azienda agricola di allora e una vita garbata dedicata anche ai piaceri, come  musica, pittura e poesia. Una perfetta metafora iconica e straordinario manifesto esemplificativo di quel passaggio della Repubblica dal mare alla campagna

Un altro elemento specifico dell’architettura di Andrea Palladio furono le finestre centrali ed ad arco, caratterizzate dalla presenza di colonne: queste finestre furono ampiamente impiegate nella progettazione di molte delle ville da lui disegnate.

Una grande carriera, capace di avere una grande eco e fortuna nel tempo, di cui lo stesso Palladio è stato un geniale promotore: dieci anni prima di morire, nel 1570, pubblicò I 4 libri dell’architettura, che diffusero dappertutto i suoi prirotondaPalladioncipi architettonici, grande lezione di quanto sia importante pubblicare per comunicare.

Palladio che aveva capito il nostro modo di concepire l’architettura, con le origini ancorate nei tempi lontani da sempre e per sempre. Palladio, la storia di un uomo che visse i tempi difficili di una società in trasformazione, continuando a credere che l’architettura possa servire a migliorare il mondo intorno a noi, lasciandoci come eredità, angoli d’Italia dove il Bel paese è ancora perfetto.

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2 thoughts on “Passepartout alla scoperta di Palladio

  1. Del Palladio quello che mi piace di più è la semplicità, che poi è l’essenza. Per questo non mi piace il barocco.

  2. Sui gusti non si discute ma, sono d’accordo con te, amo le purezze e la semplicità espressiva, amo le linearità e l’essenzilità e…caso volle, che ad un certo punto della sua vita, ella andò ad abitare nel barocco siciliano! ciao e grazie

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