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by Loretta Dalola

Il paese in cui viviamo

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5389433-coverOspite della puntata di Le Storie – Diario italiano è il direttore del Sole 24ore, Roberto Napoletano, chiamato da Augias ad approfondire l’analisi dei nostri giorni, in qualità di osservatore privilegiato della nostra realtà, data la sua posizione e la funzione che svolge. Si parte con tre titoli di Repubblica del 06/05/2013. “Berlusconi e l’imposta sulla casa, restituzione certa o sarà crisi” – “Letta, niente tagli alla cultura o lascio” – Brunetta minaccia il PD: i nostri nomi o salta tutto”.

Questo governo è nato l’altro ieri, è mai possibile che ognuno dei componenti del PdL che avanzi  una richiesta o meglio pretesa la faccia sempre con la minaccia del ricatto di far saltare il governo? È possibile andare avanti in questo modo?

“È gravissimo che si ripeta questo teatrino della politica, dice Napoletano –  questo governo è nato per rispondere ai problemi vari di questo paese, dunque di tutto image_miniabbiamo bisogno, eccetto questo teatrino, in Italia ci sono troppi quarantenni e  cinquantenni che la sera vanno a letto con un lavoro e la mattina si svegliano che il lavoro non ce l’hanno più e non hanno nemmeno la speranza di ritrovare un lavoro. Il governo è nato per occuparsi di questo problema che non può essere rinviato”.

Nessuno ha la bacchetta magica e gli italiani non chiedono miracoli, sanno benissimo che la situazione è complessa e grave. Sappiamo che esiste un problema economico impressionante, che abbiamo problemi di disoccupazione e di discussione europea sulle politiche che rispondano all’emergenza crisi ma, non  è possibile continuare a soffermarci sulla questione IMU,  che riempie tutti i giorni le bocche di certi politici. L’IMU è un’imposta, per chi l’avesse scordato, introdotta dal governo Berlusconi della quala lo stesso Berlsuconi, oggi, chiede l’abolizione, pena far saltare il governo. A questo ennesimo affondo del PdL sul futuro di questa imposta  ritengo grave che la questione si ponga con tali termini, certamente l’Imu ha riguardato un  tassello forte della pressione fiscale già altissima, ha toccato la famiglia, ma, l’emergenza Italia non è racchiusa in questo.

Nessuna minaccia o ricatto per quanto concerne la  riduzione della pressione fiscale contributiva sul lavoro e sulle imprese che ancora tenacemente restano in piedi?

” Bisogna dare qualcosa in più in  busta paga  e consentire – afferma Napoletano – a chi ancora riesce a mantenere l’occupazione che ha o di crearne di nuova, di poterlo fare, cerchiamo di guardare ai problemi di oggi con occhi e cuore del passato, abbiamo avuto uomini che in determinati momenti, nel dopoguerra, hanno saputo credere nel volto nuovo dell’Europa, che non è solo austerità, ma anche essere e sentirsi cittadino europeo”.

Real-Made-in-ItalySe guardiamo al nostro passato abbiamo avuto uomini come De Gasperi che aveva capito prima di molti altri in Italia (insieme a personalità come Adenauer, Spaak, Monnet e Schuman) che era indispensabile per la nuova Europa uscita distrutta dalla seconda guerra mondiale sviluppare una politica su scala continentale che le permettesse di prendere coscienza del proprio destino nel nuovo scenario  che andava affacciandosi.  Come diceva De Gasperi, “le più grandi forze per uscire dalla guerra sono la cultura e il lavoro. Dobbiamo cambiare noi stessi soprattutto prima di cambiare la politica. Dalle fondamenta dello spirito del dopoguerra bisogna ripartire per ricostruire questo Paese”.

Nella forza di questo  messaggio dobbiamo credere, vogliamo ricordarlo a chi ci governa.

Smettiamo di parlare di Imu che è un tassello marginale e strumentale e concentriamoci, impegnandoci seriamente, sul cambiamento. Se si parla di moda, cucina, design italiano è perché quello stile di vita è importante nel mondo, perché alle spalle c’è una tradizione culturale italiana. Nessuno crede più alle frasi “meno tasse ” perché abbiamo la consapevolezza che le tasse in questo momento non possono essere diminuite ma, possono semmai, essere riordinate, mettendo al centro  le piccole e medie imprese che nonostante tutto, sono ancora  la nostra grande risorsa. “Siamo grandi esportatori, non solo di vino e scarpe ma anche di meccanica di precisione” dice Napoletano – questo è un dato culturale e su questo dato dobbiamo ripartire, mettendo al centro la cultura intesa come ricerca, scuola, arte, architettura, musei”. Dobbiamo tornare a investire su di noi e la storia insegna, che quando l’abbiamo fatto, abbiamo lasciato un’impronta di cui essere fieri.

Italian flag portraitImportante e fondamentale avere una classe dirigente adeguata per governare i fenomeni in corso. Una classe dirigente che creda nella “missione politica” e che abbia voglia di impegnarsi nella politica. Giudichiamo il governo in base alle scelte  che farà in campo econimico e  nello sviluppo, non in base alle facili e ingannevoli promesse. La gente non ha votato perché il PD governasse con il PdL ma, dobbiamo fronteggiare un’emergenza e allora, che anche il M5S eletto dal popolo, con nuove idee, si occupi di questo popolo o alle prossime elezioni, si dovrà scordare quel 25%.

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6 thoughts on “Il paese in cui viviamo

  1. A questo punto la domanda lecita è se davvero questo governo si è costituito per far fronte ai problemi del paese…
    Mi sembra di essere in classe a riprendere i miei alunni quando non ascoltano e io gli dico che i casi sono tre: o non sentono perchè sono sordi, o non hanno la capacità di comprendere, oppure ci sentono benissimo e consapevolmente scelgono di fare altro.

    • propendo per l’ipotesi finale e questo implica che dovremo attendere ancora molto per uscire dalle enormi diffcioltà, in cui, un’errata politica ci ha trascinato – ciao e grazie

  2. Adesso stiamo a vedere le prime decisioni importanti che prenderà questo governo perché è da lì che potremo cominciare a giudicare.

  3. Monique, Alberto, siete ottimisti… questo governo ha scelto consapevolmente di fare altro, di non occuparsi degli italiani. Non aspettatevi nulla di buono.

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