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by Loretta Dalola

Roma 1957…e oggi?

2 commenti


logo-fuori-tgCostruire un’unione politica d’Europa è possibile? Se lo domanda Margherita Ferrandino, conduttrice del programma di approfondimento del Tg3, Fuori Tg. Necessaria, è la risposta.

Negli anni ’50 i paesi europei si accinsero a sanzionare l’atto di nascita di quei fondamentali strumenti di una nuova unione d’Europa, concorde e laboriosa.  E fondarono il mercato comune e l’Euratom. Giorni di grandi speranze che fu compito dei figli della vecchia Europa tradurre in realtà. La firma dei due trattati che costituirono una tappa decisiva dell’Unione avvenen a Roma. Per l’Italia la sigla sui documenti venne posta dal capo dle governo, Segni e dal ministro degli esteri, Martino.

Correva l’anno 1957. Una data che aprì un  nuovo fecondo capitolo della storia d’Europa.

E oggi? Il progetto di un’ Europa federale è importante per il futuro dei giovani. Grazie ai fondi europei, da anni, le scuole hanno potuto organizzare stage, incontri, viaggi, spettacoli e progetti vari, tutti con lo scopo di avvicinare l’Europa ai ragazzi. Percorsi che concorrono alla strutturazione del divenire “cittadini europei” e che incidono su quel senso di appartenenza e su quel sentirsi parte di qualcosa di più grande. Quando siamo entrati nell’euro si respirava un grande entusiasmo collettivo ora, purtroppo, assistiamo ad una battuta di arresto.

“L’Europa non è un sogno, afferma l’ospite, Adriana Cerretelli, corrispondente da Bruxelles per il Sole 24h, non lo è più, ha garantito la pace ma, è diventata una sorta di grande mercato, doGEve si ragiona sempre più con la mentalità del mercato e  dei mercanti. Si è perso l’afflato ideale che ha portato alla costruzione europea. È successo perché l’Europa  si è fatta senza avere una politica coerente, solo unione monetaria e non economica. Questo, naturalmente ha permesso ad alcuni paesi di peggiorare la loro situazione, invece di migliorarla, dal punto di vista degli equilibri di bilancio e riforme strutturali che l’unione monetaria imponeva e questo ha portato a effetti boomerang, meno consenso all’Europa che viene identificata solo come  sacrificio, punizione, riforma  e rigore”.

Fattori che non fanno amare l’Europa ma, come uscirne è la grande domanda.

Magari riscoprendo la  solidarietà che una volta è stata la caratteristica che fa portato alla costruzione di un’ unione di stati diversi ma uniti nell’affrontare le difficoltà del dopoguerra. Ora dobbiamo credere e investire su un’Europa federale. Jacopo Zanchini, direttore “internazionale”: ” Un’Europa federale, è un concetto ideale a cui tendere, quello che serve è un’Europa politicamente, giuridicamente ed economicamente molto più integrarta e capace di muoversi come un unico soggetto”.

Nel mondo globale paesi piccoli difficilmente potranno, da soli, essere protagonisti. L’Europa unita, può al contrario dialogare con Cina, Russia  e Stati Uniti. Oggi, l’Unione Europea sta tessendo una densa rete di relazioni e contatti lungo i suoi confini. I Governi comunicano ogni giorno e a vari livelli. I funzionari hanno ruolo di coordinamento e  cooperazione con Bruxelles e gli altri Stati membri. Le aziende operano in un unico grande mercato. Le persone viaggiano, si spostano con una facilità senza precedenti. È emersa un’élite cosmopolita profondamente legata all’Unione Europea. E i confini non sono oramai più delle barriere.

Ma nello stesso tempo assistiamo allo scricchiolio dell’Europa per mancanza di coraggio degli attuali  leader politici di tutti i paesi che con le politiche attuate rischiano di  tornare indietro.  L’UE è molto più di un mercato o di anno-europeo-dei-cittadiniun’unione monetaria. È il fondamento della sicurezza, della  libertà e della prosperità dell’Europa. Questo fondamento è ora minacciato da miopia e incomprensioni.

 L’unificazione europea ha creato anche, seppure in modo parziale, una società europea integrata ma, non ha le istutuzioni adatte per funzionare a 27 e non trova la forza politica nei propri leader di credere veramente in questo percorso difficile ma, non impossibile. Parlamento, Commissione e Consiglio sono le tre istituzioni su cui si fonda la complessa architettura europea, ancora in via di costruzione ma, incompiuta, fino a quando non si arriverà ad un’unione politica. È pur vero che queste istituzioni presiedono alle leggi che riguardano direttamente famiglie  e imprese ma, è anche vero che, spesso i capi di stato vogliono l’ultima parola e questo,  porta a privilegiare gruppi di paesi invece che l’interesse di tutti.

Cercare di assumere un ‘ottica molto più europeistica è l’obiettivo futuro. Il problema è tutto qui, in questi difficili equilibri. La gestione della crisi, non accompagnata da scelte importanti per la crescita stanno facendo nascere, ovunque, populismo e nazionalismi che hanno in comune un radicato scetticismo.

anno europeo 2013 logoDalle decisioni di giugno a sotegno dell’economia dipenderanno le sorti del vecchio continente e la credibilità della futura Europa. Dal coraggio con cui i governi apriranno alla nuova fase di rafforzamento politico comune, dipenderà la vita del progetto europeo che ha garantito pace e benessere a questo continente. Percorso difficile ma, tornare indietro non è conveniente, visto che dobbbiamo competere con la globalità del mondo economico. Più piccoli siamo, più difficoltà incontriamo. Abbiamo bisogno della massa europea per recuperare competitività e contare nel mondo. I leader politici stanno giocando con il fuoco. Le differenze culturali non sono il vero problema ma una risorsa. L’Europa non è solo un concetto economico. Il futuro è nella direzione della cooperazione, nell’integrazione e solidarietà sociale.

Si riusciranno a fare entrambe le cose, mantenere intatta l’UE e trasformarla in un attore globale?

contextUna speranza, una possibilità, speriamo non un’illusione!

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2 thoughts on “Roma 1957…e oggi?

  1. La via è tutta in salita e irta di ostacoli. Noi non siamo come gli Stati Uniti che di fatto erano vergini alla lor fondazione, abbiamo una storia millenaria alle spalle fatta spesso di guerre tra noi. Però è l’unica via che ci rimane, altrimenti diventeremo una periferia del mondo.

  2. concordo – volenti o nolenti dobbiamo capire che facendo parte di un mondo globalizzato, l’unione fa la forza! ciao e grazie

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