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by Loretta Dalola

Mondo globalizzato

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tg2Tg2 punta l’occhio delle telecamere su nuovi fenomeni che stanno caratterizzando l’evoluzione del nostro paese e non solo.  La Tour Eiffel come ricordo di Roma, la Statua della Libertà venduta a Napoli… È il fenomeno della globalizzazione che stravolge anche i souvenir. Un piccolo ricordo da Berlino o Londra e per chi desidera un souvenir da New York, ecco un bell’orologio con la bandiera americana, che potrebbero  far pensare a tanti bei viaggi, se non fosse che siamo tra le bancarelle di Roma ma, potrebbe essere anche Venezia o Firenze, come qualsiasi città europea.

È la globalizzazione che ora coinvolge anche i gadget, dopo l’edilizia, la moda e il franchising che ha tolto alle città un po’ della loro anima autentica.

Come è cambiato il modo di viaggiare sotto la spinta della globalizzazione e del postmoderno di massa?

Molti dei prodotti che fanno parte del particolarissimo mercato dei souvenirs hanno una origine e una storia locale. Ci sono imprese, postiromegiftshop_1697_8106910 di lavoro, tradizione e innovazione dietro questo settore, con lo scopo di poter rappresentare in modo corretto e non distorto questo patrimonio produttivo e di know how. Ma ora, se non fosse per i monumenti e i palazzi antichi le città sarebbero intercambiabili. Accade, infatti che, girando per le viuzze più antiche della capitale tra i souvenir del colosseo,  ci si imbatte in portafortuna berlinesi, nella spada giapponese e nella pistola spagnola. Trovare un italiano che venda gadget nostrani è quasi impossibile. Il tutto farebbe sorridere se non fosse che si avverte un senso di smarrimento quando alla ricerca del vero souvenir si scopre che non  esiste più e quasi non si capisce più, quale sia la città visitata.

Souvenir originali introvabili ma non solo, oggi, anche l’abito non fa più il monaco. Scarpe lucide, giacca e cravatta non indicano più lo status sociale di chi li indossa. In un mondo dove i poveri vogliono sembrare ricchi e i facoltosi nascondono le loro ricchezze è difficile capire chi ha potere e chi no.

Un esempio, l’uomo più potente del mondo, il presidente degli Stati Uniti d’America, Barak Obama indossa il vestito scuro solo nei momenti ufficiali e telecamere accese. Lui si che non deve impressioanre nessuno, preferisce bermuda e maglietta come tutti. Anche il plurimiliardario, fondatore di facebook veste sempre jeans e felpa. Il ragazzotto nato e cresciuto nella provincia americana, potrebbe acquistare intere case di moda, invece, preferisce mantenere il look del timido studente. Per lui il tempo è denaro che in questo caso  è l’unico proverbio ancora valido, visto che abbiamo detto addio ai souvenir autentici che ora si mescolano nella miriade di altre icone di sacralità consumistica.

Processi di gltimthumbobalizzazione con i loro fenomeni di omologazione, di squilibri. Globalizzazione è il leitmotiv dell’epoca che stiamo vivendo, che permea di sé l’intero panorama attuale: dalla politica all’economia, dalla produzione ai commerci, agli scambi. Una grande eco che rimbalza da un angolo all’altro del cosmo e che sta rapidamente modificando consuetudini, metodi produttivi, relazioni internazionali.

Abituiamoci  al fatto che in questo momento una stessa bevanda sta per essere consumata a New York come a Pechino, mentre sono connessi a Internet un impiegato di Milano ed uno di Singapore; e che ognuno di noi può indossare lo stesso paio di scarpe di un coetaneo che vive a Sidney come a Bangkok.

Siamo diversi per cultura, religione, tradizioni eppure accumunati all’interno del globo terrestre. Ma il motivo di questo avvicinamento tra cuglobalizzazione-300x226lture diverse non è, purtroppo, di natura umanitaria e non nasce da un sentimento di maggiore fratellanza tra i popoli, riguarda piuttosto l’economia e la progressiva apertura dei mercati nazionali all’estero che così dà origine ad un mercato globale.

Viviamo in un mondo in cui l’economia agisce a livello planetario.

 
 
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