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by Loretta Dalola

La visione di Emergency a In Onda

4 commenti


In_Onda_-_LA7“Soffiano venti di guerra, si parla di un attacco ma sembra che l’opinione pubblica di tutto il mondo sia in letargo, come se pensasse che non è vero. Come se pensasse che si tratti di una guerra finta”…Così inizia l’intervista a Cecilia Strada  ospite di Luca Telese nel suo programma InOnda su La7.

 È Cecilia Strada, presidentessa di Emergency, figlia del medico chirurgo che nel 1994 fondò la Ong, che racconta che siamo circondati da guerre. “Siamo in letargo non solo al possibile, imminente attacco alla Siria, ma anche rispetto all’Afghanistan dove l’Italia è in guerra dal 2001. Viviamo in  un paese in  guerra ma, non ce lo ricordiamo mai. In Iraq per esempio ci sono decine di morti al giorno”.

gino_cecilia_stradaI chirurghi di Emergency conoscono da vicino gli effetti devastanti delle mine antiuomo perché ne curano le vittime.”In Afghanistan lavoriamo tanto, nei primi sei mesi del 2013 abbiamo avuto un aumento del 53% dei feriti rispetto all’anno precedente e il 70% in più rispetto a due anni fa” . Dunque la “missione di pace” italiana fa si che ci siano sempre più feriti di guerra. ” Abbiamo speso quattro miliardi, almeno ufficialmente, per ottenere che negli ospedali si registri un aumento di feriti. Difficile spiegarlo agli italiani, come fai a spiegare che in guerra muoiono i bambini e che la Nato ha commesso crimini di guerra, meglio fingere di la guerra sia finta”.

Occhi grandi e spalancati sul mondo, voce ferma e sicura. Ha ereditato dal padre la grinta e la tempra. Stessi ideali, stessi sogni, che devono scontarsi ogni giorno con la tristre realtà. ” Le conseguenze della guerra possono durare per sempre, le mine non finiscono mai. Noi curiamo bambini, che saltano, oggi, su mine sovietiche, bambini che sono nati dopo che i sovietici erano già andati via dal paese. Continuiamo a ridare braccia e gambe ai mutilati della guerra dell’Iraq. Persone che saltano ancora sulle mine italiane. Persone che hanno poi bisogno di fare e rifare le loro protesi, man mano che crescono, perchè si devono adattare al corpo che cresce. Quella delle mine è una guerra che non finisce mai”.

IRAQI BOY WOUNDED IN AIRSTRIKE LIES IN A HOSPITAL IN BAGHDADCecilia è chiaramente dalla parte dei bombardati. Gli anni trascorsi da volontaria nell’associazione umanitaria fondata dal papà la fanno schierare apertamente contro la logica della guerra. ” Le mine, servono non solo a mutilare ma a rendere l’individuo un peso per sempre per la comunità, perchè non potrà mai lavorare”.

Ma ci sono anche armi che non si vedono, le bombe intelligenti che la tecnologia ha creato, ordigni che non fanno danni ma, colpiscono solo i cattivi: “Non esistono bombardamenti mirati o bombe intelligenti, nelle guerre moderne il 90% delle vittime sono civili, se sono mirate, vuol dire che i civili sono il bersaglio e non l’effetto collaterale. Tutte le volte che sento un politico o un generale parlare di effetti collaterali, vorrei fargli un invito e sono disposta a pagargli il biglietto del viaggio, per venire a vedere uno dei nostri ospedali. Nessuno di quelli che votano o finanziano missioni di pace è mai venuto a vedere un ospedale in Afghanistan. Perchè quando uno vede in faccia un effetto collaterale, lo annusi, perchè la guerra è anche questo, l’odore della gente che brucia, allora è più difficile parlare di bombardamenti mirati e bombe intelligenti”.

Ma come si garantisce la pace? “Credo che la pratica dei diritti sia la cosa più giusta, più efficace e più economica per chi vuole portare davvero in giro per il mondo la democrazia e costruire la pace. Bene: facciamolo costruendo i diritti umani e non con le bombe. Perché costruire i diritti – e parlo evidentemente di costruire ospedali, scuole, creare situazioni per far lavorare la gente – costa infinitamente meno di una guerra”.

mine27Cecilia ha la determinazione di chi con quegli occhi ha visto la miseria, la devastazione e la disperazione delle guerre, e la voce sicura di chi ha compreso che un mondo migliore è possibile. Non è una lezione di morale ma di speranza che Cecilia persegue, vorrebbe provare a eliminare il commercio di armi. “Smettere di produrre armi e la partica dei diritti umani è quello che può portare la pace, perchè non provarci, visto che le guerre non hanno mai portato a durature democrazie, proviamo a fare altrimenti”.

Il rispetto dei diritti umani dovrebbe essere una regola per tutti i governi del mondo ed è quello più difficile da ottenere. ” Quello che vorrei vedere è che si ricominci con forza a fare un percorso diplomatico, perchè sotto, sotto, chiunque vinca la guerra, chi farà la fame son sempre gli stessi, il popolo”.

Non c’è vittoria che valga il sangue che è costata. Dwight Eisenhower

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4 thoughts on “La visione di Emergency a In Onda

  1. Forse, almeno una parte dell’opinione pubblica, semplicemente spera in una fine delle guerre… Non si può non sapere e far finta di niente è una semplice illusione per non impazzire.
    E’ giusto dire che la pratica dei diritti è la strada e questo è un compito che può essere assolto da ogni singolo e da istituzioni come, ad esempio, la scuola, ma per quanto riguarda le decisioni prese da chi sta nella stanza dei bottoni, al momento e in concreto, si può fare poco o niente.

    • sapere, che ci sono persone che antepongono, una forte motivazione e disponibilità verso agli altri, ai propri interessi personali, fa bene al cuore e alla mente – poi, purtroppo, lo sappiamo che siamo pedine guidate da interessi economici troppo alti…ciao e grazie

  2. Ciao Loretta e buon pomeriggio. Cecilia Strada, in questa intervista, è stata fin troppo diplomatica. La maggioranza dell’opinione pubblica non “sembra” in letargo come lei ipotizza ma lo è, già da tempo. Lo è oggi che stiamo rischiando una guerra devastante come ieri per l’Iraq, l’Afghanistan e per i tanti conflitti che avvengono nel mondo. E se la guerra si è indotti a pensare sia finta è anche per la responsabilità, purtroppo, di certi media che l’hanno spettacolarizzata portandola nelle case delle persone attraverso lo schermo di un televisore. Credo ricorderemo tutti le immagini dei bombardamenti in Iraq, quando l’America decise che doveva dare la caccia a Saddam. Comodamente seduti in poltrona guardavamo le esplosioni nella notte, ascoltavamo il rombo provocato dalle stesse, vedavamo perfino le fiamme alte ed il fumo a forma di fungo, eravamo stregati dalle sirene dell’antiaerea che laceravano l’aria e dai commenti “eccitati” dei cronisti ma non avevamo alcun sentore dei morti e della devastazione che i “missili intelligenti” stavano provocando. Semplicemente cancellate dalla nostra coscienza le conseguenze di tutto quello che vedavamo. Cosa è questo se non trasformare una guerra in una “finzione”? E poi, una volta spento il televisore, era finita la guerra come in un telefilm, nessuna domanda alla nostra coscienza, buio totale.

    Le speranze di Cecilia Strada, al fine di ridurre la produzione di armi, sono più che condivisibili. Francamente, tuttavia, visto come considero gran parte dell’opinione pubblica, personalmente dispero.

  3. “Per anni abbiamo visto le risorse pubbliche drenate dal sistema sanitario nazionale a favore delle strutture private, abbiamo visto i politici spartirsi le direzioni degli ospedali, abbiamo visto la corruzione dilagare, e abbiamo visto gli interessi del sistema allinearsi sempre più con la malattia, anziché con la salute. Oggi abbiamo di fronte i risultati: tanti cittadini che non riescono a vedere garantito il loro diritto a essere curati, bene e tempestivamente. Bisogna raddrizzare la rotta, difendere il sistema sanitario nazionale, insieme a tutti quelli che ci lavorano dentro e che, con passione e professionalità, continuano a cercare di fare il meglio per i pazienti, in condizioni sempre più difficili.” – anche queste sono parole di Cecilia –
    dovremmo clonare, tutte quelle persone, che come lei, operano e credono nel bene, per un futuro migliore – speriamo che la scienza ci venga in aiuto per procedere alla loro duplicazione – ciao e grazie

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