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by Loretta Dalola

Niente giorno del giudizio

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th (3)Slitta il voto.  È la notizia del giorno e tutti i programmi televisivi non possono che occuparsene. Non si è arrivati, neanche ieri, ad una decisione sulla decadenza o meno di Silvio Berlusconi. Niente giorno del giudizio finale politico parlamentare. Le voci di queste ultime ore parlano di un intenso lavoro diplomatico tra i colombi  dei due campi, quelli cioè che non vogliono le elezioni anticipate. Si vede anche l’ombra dell’azione del Quirinale per favorire un’intesa. Si allungano i tempi per trovare una soluzione, che non crei lacerazioni troppo dure nei confronti di una o dell’altra parte.

È il fatto del giorno: fumata grigia sulla decadenza del Cavaliere e PdL sulle barricate con la minaccia della crisi di governo. Colombi e trattativisti hanno ottenuto il risultato di rinviare la votazione. Si è passati da una crisi quasi certa a una rimandata.  Un film già visto, troppe vtholte: il PdL che chiede tempo e il Pd che risponde, picche. Due strani alleati che si palleggiano la responsabilità di una crisi.  Dopo riunioni, parole, scontri, minacce di crisi, restano spiragli aperti che potrebbero cambiare l’esito della partita. Intanto hanno guadagnato tempo e anche il Quirinale cerca di attutire il contrasto di questa convivenza difficile.

Questo round si conclude senza K.O.

E lui, il  protagonista principale di tutta questa faccenda?

Arcore è ormai una prigione, (ricorda gli ultimi giorni di Hitler sotto la Cancelleria di Berlino). Furibondo con avvocati e familiari che lo hanno frenato.  A questo punto più che ottenere qualcosa si tratta di limitare i danni. Il Cavaliere ha deciso di aspettare e rimanere nel bunker di Arcore per concentrasi sugli aspetti giudiziari della questione, visto che entro il 15 ottobre dovrà decidere se chiedere l’affidamento ai servizi sociali. In caso contrario saranno i carabinieri che lo accompagneranno in una delle sue abitazioni, dove sconterà dodici mesi di pena, dei quattro anni  assegnati ( tre sono coperti da indulto).

th (1)Dodici mesi che potrebbero scendere a nove se, Berlusconi accettasse di essere inserito nel programma dei servizi sociali. Ipotesi caldeggiata dai suoi avvocati anche perchè la detenzione casalinga è tutt’altro che semplice, visto che il Cavaliere non potrà, da detenuto, incontrarsi, senza autorizzazione, con familiri e collaboratori e persino avere contatti con un numero elevato di domestici .

Tutto ciò se Berlusconi dovesse decadere dalla carica di senatore.  Ma questo fa a pugni con lo spirito del personaggio, che considera impraticabile la strada dei servizi sociali che, a suo parere, sarebbe una grave sconfitta, quasi un’accettazione della condanna. Ma visto che dal Quirinale non arrivano segnali sulla sua grazia, non rimane che sperare in un possibile, improbabile, affossamento della legge Severino. Il PdL farà di tutto, del resto dall’altra parte non c’è una forza per arginare la deriva di Berlusconi. È imbarazzante stare al governo con un condannato ma, il Pd non vuole prendere una posizione chiara e determinata. Si continua a giochicchiare.

th (2)L’Italia è fortemente indebitata. L’uscita dalla crisi è intensamente legata ad una ripresa economica, sarebbe fatale una crisi di governo. Il ricatto al governo Letta è un dramma economico che paghiamo ogni giorno, ma non si vedono grandi alternative. Se per far durare il governo, accettiamo di tenerci ancora Berlusconi, allora si che la democrazia è azzoppata!

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