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by Loretta Dalola

La7 doc: Roma, le legioni

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la7-docLA7 Doc è un programma documentaristico che va in onda sull’emittente LA7. I documentari trasmessi all’interno di questo programma si occupano di vari temi, quali natura, storia o scienza.   Stavolta tocca a Roma e alle sue legioni. Dai confini estremi dell’impero fino al ritorno nella città per la quale hanno combattuto e perso la vita. Sono i protagonisti dell‘incredibile macchina militare di Roma.

I°secolo d.C. l’esercito romano è ormai abituato alle vittorie. Durante i quattro secoli precedenti le legioni hannLegionary3.25694516_stdo reso Roma la più forte potenza in Europa, conquistando un territorio che si estende Giudea all’oceano Atlantico. La chiave del successo risiede in un evento cruento e doloroso, una struttura militare capace di grande adattamento ed evoluzione. Hanno fama di invincibili e sono abituati a combattere in grandi spazi aperti. Al comando dell’amatissimo imperatore Augusto, venerato quasi come un dio.

Prima, però, una sconfitta, a Teutoborgo, nella Germania settentrionale. La foresta si tinge del rosso romano nel massacro di ventimila legionari, al comando dell’odiatissimo Publio Quintilio Varo, il cui compito era quello di trasformare le province delal Germania in una fonte costante di entrate, controllando la popolazione e imponendo le tasse. Ma nelle tribù germaniche, dopo i primi approcci con i metodi di governo dei romani, cominciò a dilagare il malcontento. Varo li vuole assoggettare con la forza ma, non fa bene i suoi conti. Quando i romani si addentrano nella foresta per reprimere una piccola ribellione locale, vengono massacrati. Nella foresta le condizioni erano terribili per marciare, non potevano allinearsi in file da dieci, pantano, insetti e la vegetazione fittissima. I romani diventano, facili bersagli. L’imboscata è semplice e i romani impreparati. Migliaia di lance piovono loro addosso. Nel giro di venti secondi, venticinquemila lance colpiscono l’esercito romano, penetrando nelle armature e colpendo gambe, teste e colli. I romani cadono gli uni sugli altri. Non hanno via di fuga. Uomini tra i venti e i quaranta anni, cadono sotto i colpi di lance, scuri e spade germaniche. Nessuno sopravvive. Un massacro lungo tre giorni. Un nemico, che credevano primitivo li soesg_kh_96_legionary_002rprende con un piano progettato nei dettagli. La colonna romana non ha difesa. Rimangono imprigionati. Tre intere legioni dell’esercito più potente al mondo trovano la morte.

La sconfitta di Varo non verrà mai dimenticata.  

Si trattò anche di una grande lezione e gli ufficiali impararono dal disastro di Varo. La volta successiva, avrebbero domato le selvagge foreste nordiche costruendo strade e porti. Scegliendo il terreno su cui combattere e respingendo ogni resistenza con una forza schiacciante.

All’apice del suo potere, l’impero dispone di trenta legioni sempre pronte a combattere. Ogni soldato giura di sacrificare la vita per la legione. Un’organizzazione perfetta. Un esercito professionale e ben equipaggiato. In un’epoca in cui, i nemici erano protetti da pelli, l’armatura romana era pura avanguardia. Pieghevole e resistente ai colpi, era un’ottima protezione. Un’armatura leggera che permettteva ogni movimento. Ma lo strumento principale di difesa di tutto il corpo è lo scudo. tenuto al polso, ripara dal ginocchio al mento. Pesa sette chilogrammi e si può usare anche come ariete contro l’avversario. Dietro lo scudo l’unica parte esposta è la testa ma, tutti i soldati romani indossano un elmo che consente una buona visibilità.

Uno stile di combattimento coordinato che forma una macchina da guerra che sorprende il nemico. Armature, gladio, corazze, elmi erano assolutamente inusuali per le altre popolazioni. Per i romani rappresentavano l’attrezzatura di base. Un soldato resta nell’esercito per un  minimo di venti anni. Si sottopone a una rigida disciplina e a grandi sforzi fisici ma, ha garantita una buona paga, una pensione e un posto d’onore nella società romana. Formarono uRoman_legion_at_attack_3na potenza senza rivali con due caratteristici pregi: prontezza e organizzazione.

L’allenamento prepara i soldati a essere sempre vigili. Sono in grado di vivere e combattere in qualsiasi ambiente ostile. Allestiscono un accampamento in due o tre ore. Un fortino itinerante dove si rinchiudono.

La vera testimonianza della vita militare non è stata scritta, ma è scolpita sulla colonna di Traiano. Una scultura a spirale a salire. Centottanta metri di cronaca di guerra. Il più grande esempio di attività legionaria durante una campagna militare. Un soldato romano non solo combatte ma sa anche costruire. Ancora una volta la forza delle legioni viene dalla preparazione. Uomini pronti a rispondere a qualsiasi attacco, poi, si passa alla fase successiva: la conquista.

Wells_0706_054Con tempo sostituiscono i sentieri fangosi con chilometri di strade percorribili. Un legionario deve marciare trenta chilometri al giorno, con tutto il suo equipaggiamento ma, deve anche costruire le strade su cui marciare. E dopo le strade, lentamente, cominciano a mutare il paesaggio. Gli accampamenti lignei vengono rimpiazzati con la pietra. Caserme che ospitano le centiurie in modo permanente. Negli anni,i progetti edilizi si amplieranno e nasceranno nuove città insieme  a templi e terme. Piccoli spazi di Roma ovunque!

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2 thoughts on “La7 doc: Roma, le legioni

  1. grazie a questa tua segnalazione, sento di aver speso molto bene un quarto d’ora della mia giornata. Il racconto è stato scorrevole come un film. .
    Permettimi un sorriso patetico immaginando l’esercito di Silvio…
    Buona giornata. robi

  2. ciao – è arrivato il momento delle confidenze…da tempo scrivo su questo blog, toccando, grazie a quello che vedo in Tv, argomenti vari con lo scopo di ridare alla televisione un posto serio e utile – tempo che ultimamente viene ridotto a causa del cambio di vita ( da single a due piazze!) – mi sono soffermata a pensare se ne valeva ancora la pena, visto che non riesco più a gestire l’informazione quotidianamente e ho pensato più volte che non essendo serio, scrivere a singhiozzo, la chiusura fosse da farsi – poi sei arrivato/a tu, nuovo lettore/trice che mi hai incoraggiato e hai ridato quel pizzichino di senso alla fatica di trovare ore libere e fare quello che di fatto, ancora mi piace – grazie, diciamo che ti “uso” come carburante mentale, per andare avanti – L’esercito di Silvio sarebbe morto mooolto prima, non avendo né preparazione né organizzazione degna del suo compito! riciao

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