www.ilsegnocheresta.it

by Loretta Dalola


2 commenti

Il potere del genio: Rotko


logoSky arte dedica la puntata de “Il potere del genio” a Mark Rotko.

1970, nove dipinti  dell’artista americano arrivano a Londra. Lo stesso giorno il corpo di Rotko viene trovato disteso sul pavimento del bagno del suo studio. Il pittore ha indugiato così a lungo nel terreno della morte che ha finito per togliersi la vita. Nel 1970 era il momento dell’arte come gioco , Andy Warhol e Roy Lichtenstein si gustavano assieme al Rock and roll, lontani da qualsiasi pensiero e rifiutando la solennità dell’arte. Il fatto che Rotko si fosse tolto la vita rendeva la sua opera ancora più funerea.rotko

Eppure…quei quadri…qualcosa in loro vibra potentemente, pulsa. Quelle linee nere trascinano in luoghi misteriosi. Sono l’inizio di un’avventura sconosciuta in uno spazio sconosciuto.

Ha 55 anni è all’apice della fama e sta lavorando su commissione a una serie di dipinti (il compenso è di 35.000 dollari: cifra altissima per l’epoca) che dovranno coprire come “un fregio continuo, impossibili da evitare, ineluttabili, come il destino“, le pareti dell’inaugurando The Four Seasons, ristorante di lusso situato all’interno del Seagram Building, il bellissimo grattacielo di Manhattan progettato da Mies van der Rohe.  Gli Stati Uniti vogliono dimostrare al mondo la profondità dell’arte oltre alla spettacolarità.  È il più grande pittore americano vivente ma ha passato 30anni di difficoltà economiche e lotte interiori.

Una sfida. Che cosa può fare l’arte? Può irrompere nella vita di tutti i giorni? Può metterci in contatto con le sensazioni dell’estasi, dell’angoscia, del desiderio e terrore? Il pittore riflette a lungo. Nutre un sentimento di ambivalenza nei confronti del capitalismo americano e nel successo.

ROTHK001Nato in Russia ne l 1903 dichiara che di aver visto i cosacchi occupati nella loro attività preferita: picchiare gli ebrei. L’America degli anni ’20, lo accoglie a braccia aperte come fa con milioni di altri ebrei che arrivano scappando dalla violenza. Orfano e ebreo. Suona il violino e il mandolino. È intelligente, diventa gentile, goffo, educato e sentimentale con il desiderio disperato di raccontare le sue idee. Anche lontano dai cosacchi continua a non essere amato. Desidera esperimersi attraverso la creatività perchè pensa che l’arte possa cambiare il mondo. Soffre la fame. Il suo pensiero è arrovellato. Si getta nell’espressionismo, colori scuri, linee abbozzate, i primi lavori sono pieni di alienazione senza speranza.

30anni più tardi non può dire di no alla commissione del Four Seasons è la sfida più grande della sua carriera.

I suoi colori sono gli attori delle sue opere sono la divisione della superficie in rettangoli spesso orizzontali e l’utilizzo del colore che viene distribuito in modo omogeneo sopra a questi spazi, fino a far quasi scomparire la traccia della pennellata. Scelte compositive che servono a rendere la contemplazione dello spettatore più intima, permettendo una sorta di volo prospettico nel colore.  Un viaggio ipnotico,  mentale e spirituale, all’interno dell’opera, grazie alla fusione del colore con la geometria dell’immagine. Ma non si tratta di un viaggio allucinatorio o di un’esperienza sensoriale, perché i quadri di Rothko sono dei capolavori del dramma. Sono una rappresentazione della tragedia esistenziale del loro autore, senza che vi sia una soluzione di continuità e senza alcuna pausa salvifica data dal tempo.

RothkoGrandi tele verticali scandite da campiture orizzontali di tonalità contrastanti, pannelli di colore sovrapposti l’uno all’altro. Luci intense, scintillanti che attirano lo spettatore in una radiazione luminosa, profonda e indefinita. È diventato l’artefice di dipinti potenti e complessi che emanano forza e magnetismo. Pitture pulsanti e originali. Agiscono sui sensi. Si espandono. Offrono la sensualità del mondo in tutta la sua ricchezza. Confini colorati morbidamente indefiniti, imprecisi. Evocano sensazioni estreme di fatalità e estasi.

” Un artista dipinge per gli esseri umani e le reazioni degli uomini di tutti i giorni sono l’unico premio capace di dare soddisfazione vera all’artista“. Negli ultimi anni le sue opere sono richiestissime ma il successo è doloroso, diventa acolista e fumatore. Il suo lavoro si incupisce. Si chiude sulla difensiva, amareggiato e abbraccia il nero corvino. Quei contorni sfilacciati pieni di luce sono spariti, al loro posto dipinge il nero della luce, una sorta di tomba della sua speranza per l’arte. Dipinto dopo dipinto si avvicina alla fatalità, divide la luce, ed è pronto alla morte. Crea uno spazio dal colore sfumato e ambiguo in cui finire, lontano dalla confusione dell’attualità.

Ci ha lasciato opere che parlano del dolore e della gioia, del nascere e del morire, della vita fino alla tomba.

263969-995x580La fortuna di critica e di pubblico di Rothko è cresciuta senza sosta sino a farlo divenire negli anni 2000 uno degli artisti più costosi al mondo. Un suo quadro, White Center (Yellow, Pink and Lavender on Rose) è stato venduto nel maggio 2007 da Sotheby’s di New York per la cifra record di 72,84 milioni di dollari, andando più che a triplicare il precedente record dell’artista, stabilito nel novembre 2005 da Christie’s di New York con Homage to Matisse venduto per 22,41 milioni di dollari.

 

Annunci


2 commenti

La Reggia si sbriciola


downloadUn tetto sfondato. Un buco del diametro di almeno 5 metri è il nuovo allarme che arriva dalla Reggia di Caserta, ennesimo bene culturl-artistico italiano che grida: S.O.S. Riconosciuta dall’UNESCO come bene dell’umanità eppure, in condizioni sempre più preoccupanti a causa di un mantenimento inadeguato. È uno dei servizi de TgL7 cronache che vuole evidenziare  lo stato attuale in cui giace la Reggia di carta: transenne, erbacce sui balconi, piante sui tetti, fontane con statue mozzate, panchine divelte: la splendida dimora storica è in pericolo.

Ovviamente tutto questo si traduce inesorabilmente nel calo turistico e polemiche.Reggia Caserta: sindaco, corno rosso provocazione ma resterà

Querelle sui 70.000 € spesi per erigere un grande Corno Rosso portafortuna, il più grande al mondo.  Installato nella piazza antistante la facciata della splendida Reggia di Caserta. E subito diventato polemica feroce, tra i contrari e i favorevoli di quest’operazione fortemente voluta dal sindaco della città Pio Del Gaudio. L’opera, dal titolo “Good Luck, Caserta”, è stata realizzata dall’artista Lello Esposito, scultore e pittore napoletano.  Innalzata poco prima delle vacanza natalizie e tolta in tutta fretta. Secondo il Corriere della sera, quell’opera giace reclinata difronte a un capannone.

Ma non è l’ultimo scandalo che investe quel monumento che contende a Pompei il primato della cattiva gestione di un bene culturale che potrebbe diventare ricchezza solida in una terra in crisi. Un tempo fiore all’occhiello per l’Italia e oggi diventata un altro simbolo di degrado e incuria. Ritenuta patrimonio dell’umanità dall’UNESCO, era utilizzata dal pregiudicato Nicola Cosentino, soprannominato il Signore della Reggia, come luogo in cui fare “jogging” e come meta di vacanza.Del resto come poter reprimere l’istinto di correre liberamente in quegli immensi prati verdi.

Superata la vergogna di quanto accaduto, la Reggia di Caserta è stata vittima di un altro spiacevole evento.

Il buco sul tetto,  una vorareggia-caserta-facciata-degrado-lpgine di 30metri quadrati. La Reggia  continua a cadere a pezzi, dopo il crollo del 2011 di alcune parti architettoniche della facciata, una settimana fa è andata giù anche una porzione del tetto.  Ha ceduto una trave di legno e le tegole sono cadute su una volta in muratura proprio sotto le ex camerate degli allievi della scuola dell’areonautica e al primo piano degli appartamenti reali aperti ai turisti. Ad accorgersi del grave danno, proprio i responsabili dei militari che hanno subito informato la Sovrintendenza.

Una delle architetture più belle e armoniche del Barocco italiano, edificata per volontà dal re Carlo di Borbone estasiato dalla meraviglia del paesaggio. Un giardino all’italiana, un giardino all’inglese, un immenso parco con straordinarie fontane e ricche decorazioni, raccontano la storia del ‘700 italiano. E’ lei, la Reggia di Caserta, la sfortunata protagonista delle ultime vicende campane.

Sarà stata la pioggia a dare il colpo di grazia finale al tetto, certo è che la mancata manutenzione di questo storico monumento torna periodicamente al centro delle cronache. Un crollo ancor più grave perché avvenuto in un luogo in cui erano stati realizzati lavori di somma urgenza per i comignoli nel 2012, quando il tetto probabilmente era già in condizioni precarie, dato che è difficile immaginare una trave in legno marcita in così reggia-caserta-cartelli-lppoco tempo. In arrivo altro denaro per tamponare un’emorragia che pare inarrestabile; denaro che si va ad accumulare ad altri soldi stanziati e non ancora spesi. 5.000.000 di € per l’emergenza Reggia che, assicura Dario Franceschini, sta lavorando al piano complessivo per restituirla alla sua destinazione culturale e museale.

I turisti nel frattempo la disertano. Il crollo c’è stato negli anni. I numeri ufficiale del ministero raccontano che nel 1996 era al terzo posto dei luoghi più visitati d’Italia. Ora si registra un crollo del 57% in meno.

Mancano i soldi per gli addetti alla pulizie e custodi, così come per la manutenzione. Il sindaco parla di cronica mancanza di fondi anche se trovò quelli per pagare il famoso corno…Forse, prima dell’esate inizieranno i lavori di restauro di una parte della facciata ( 21 milioni di € di fondi già sanziati), lavori che sarebbero dovuti iniziare un mese fa. E così la Reggia ferita, nonostante gli annunci e gli impegni anche dell’ultimo governo, sembra in uno stato al limite del comatoso.

ikb190Intorno ad un monumento da tempo nell’occhio del ciclone e al centro di feroci polemiche per la sua gestione, un barlume fioco però si affaccia al suo orizzonte, da quest’anno i fondi per la manutenzione dovrebbero sensibilmente aumentare tenendo conto che la Sovrintendenza speciale potrà gestire direttamente tutti gli incassi realizzati.

Notizie come queste sono la famosa ultima speranza a cui aggrapparsi, prima di cadere a pezzi definitivamente.

 


2 commenti

Cibo e arte: sapori del mare


logoUn insolito connubio televisivo, dal titolo Eating art – l’arte in cucina, condotto dal ristoratore e collezionista d’arte, Oliver Peyton. Un viaggio alla scoperta delle storie che ci raccontano il cibo sulla tela, per scoprire gli artisti ossesionati dal cibo e cosa si mangiava al loro tempo. Chef rinomati, poi li riportano in vita attraverso la loro abilità gastronomica, creando la propria opera d’arte nel piatto.

fullscreen_pcEcco gli ingredienti, è il caso di dirlo, per questa serie in onda su Sky arte, che in questa puntata si occupa dei Sapori del mare. Pesci e crostacei hanno da sempre ispirato i pittori, a partire dai graffiti rupestri, fino agli artisti moderni. Simbolizzano miti e leggende, e con colori e forme simili, è facile capire il perchè abbiano da sempre alimentato la fantasia degli artisti. In alcuni dipinti e affreschi, il pesce è un simbolo religioso cristiano, mentre in altri è una celebrazione della cultura locale. In entrambi i casi i frutti del mare hanno un’importante funzione simbolica.

Perchè i pesci attraggono gli artisti?

Risponde il professor Peter Moyle – university of California: ” Il primo motivo è perchè sono simmetrici, facili da disegnare, hanno belle forme, quindi si inseriscono bene in un dipinto. Alcuni hanno forme bizzarre, se si vuole creare un elemento insolito. Poi hanno un forte simbolismo, quelli cristiani i più evidenti. Ci sono molte ragioni insomma.”

pesce magicoPaul Klee li ha dipinti spesso nelle sue opere . Per lui erano creature magiche più che reali. Nato in Svizzera sviluppò un certo interesse per le storie naturali. Nel suo “pesce magico, cerca di ritrovare la freschezza dell’infanzia e vuole mostrarcelo come se fosse visto attraverso gli occhi stupiti di un bambino. In realtà, il suo quadro è molto più sofisticato di qualsiasi disegno o dipinto infantile, che non potrebbe mai raggiungere l’armonia perfetta dei suoi colori, nè l’equilibrio sottile tra rappresentazione e astrazione. Perchè le sue pitture non sono mai del tutto astratte: anche per l’oceano incantato di questo dipinto, la realtà rimane il punto di partenza. Creando sottili variazioni di colore, trasforma un mare reale in un paesaggio magico e misterioso. Poi, depura l’immagine, fino ad arrivare  a comporre un ideogramma. È un pittore colto e raffinato, e insieme, un pifferaio magico, capace di trasportarci oltre i confini delle apparenze. ” I miei dipinti – dice – possono volare. La mia fantasia e la mia matita sono le mie ali“. Non solo possono volare, ma anche immergersi, nell’acqua scura dell’oceano per ritrovare, proprio là, sul fondo, la magia dei pesci delle favole.

A Toshio Tomita – suhi chef Nobu di New York, spetta il compito di ispirarsi a Klee e interpretare il suo piatto. Platesse, dentice dell’Atlantico e ghiaccio. Un piatto scuro  per richiamare le profondità marine di Klee in contrasto con la luminosità del pesce, e il gioco è fatto.gaml1007_07

Giuseppe Arcimboldo, pittore di corte italiano, sviluppò uno stile straordinario. Combinando ingegnosamente creature d’acqua, corallo e conchiglie in una rappresentazione di donna anziana.  Un mix creativo davvero suggestivo e il fatto che sia un ‘opera del 1566  la rende straordinaria. Una razza al posto di una guancia, uno squalo per bocca e una conchiglia come spalla, Arcimboldo le utlizza per dar vita a un ritratto davvero insolito. Allo chef Fulvio Pierangelini del Gambero rosso il compito di interpretare questo quadro.

Ma fra tutti gli abitanti del mare, c’è una creatura che ha catturato l’immaginazione degli artisti a partire dal diciassettesimo secolo: l’ostrica. I pittori olandesi di nature morte la adoravano. Uno tra tutti, che è stato certamente l’artista più rappresentativo della pittura barocca olandese e fiamminga: Jan Davidzsoon de Heem, con il suo “natura morta con calice e ostriche” del 1640 è sicuramente un dipinto sontuoso. Le ostriche sono così reali che vien voglia di prenderne una, con la loro  lucentezza, colore e umidità, raggiungono un grado realistico davvero incredibile.

003Insomma potremmo concludere, dopo questo breve viaggio attraverso l’arte e la cucina,  che il mare  e le sue creature hanno, da sempre, nutrito il corpo e la fantasia dell’uomo, permettendo di creare dipinti unici e di gustare sapori inconfondibili.

 

 


2 commenti

Ricordando Rotella


Sky-Arte-HDParole e suoni, colori e materia. Sarabanda di immagini. A otto anni anni dalla sua scomparsa, Sky arte celebra uno dei più stimati artisti italiani del ‘900: Mimmo Rotella. Rubava dai muri per ricomporre la realtà, secondo il suo sguardo. Rotella rimuoveva le immagini che vedeva in giro per le città. È stato un grande compositore capace di ridisporre il gusto, usando le figure degli altri. Da Catanzaro  a Napoli. Da Roma a Parigi, ma fu a Kansas City che si modulò come artista. Innamorandosi delle icone pop americane: Elvis e Marilyn.download (1)

Prima di strappare i muri fece un percorso diverso, classico e intenso. Prima di strappare i muri lavorò su se stesso per togliersi la provincia dalle spalle. Prima di strappare i muri ebbe bisogno di cambiare pelle. Passò dai pennelli al gesto, dal disegno alle composizioni in un percorso di ripensamento della pittura che montava servendosi degli altri. Risistemava usando quello che c’era. Gesti al posto di pennelli, lembi di carta lacerata al posto di colori. Eccolo il portento operativo di un artista che sapeva trasformare un prodotto già all’epoca con una sua potenzialità massmediatica in un’opera d’arte vera e propria.

Niente a che vedere con il caos piuttosto una lacerazione intensa, culturale ed estetica. Cuciva il cinema alla tela. Incollava sogni. Regalava altra imla_dolce_vita_decollage_riportato_su_tela_cm_100x70_1996-209x300maginazione alla staticità degli attori, usandone le cariche evocative. Era guidato da un gusto preciso per modalità cromatiche, per qualità degli oggetti rappresentati, per il valore dei messaggi riproposti.

” Era il ’53, uscivo da casa – racconta Mimmo – vedevo questi muri tapezzati letteralmente da manifesti, forti, mi sono detto, questo è il linguaggio che io dovrei usare. Un nuovo linguaggio. Allora uscivo di notte e rubavo questi manifesti e poi li mettevo sotto il letto. Verso il ’58 cominciai a innamorarmi di queste immagini del cinema. Gli attori americani venivano a Cinecittà e così ci furono i primi manifesti del cinema, il primo fu quello di Marilyn. Poi ho saputo che c’era un altro artista, Andy Warhol che aveva scelto questa icona. Però lui la faceva come xerigrafia io come collage”.

Nasce così l’inconfondibile stile fatto di strappi e manifesti cinematografici. Warhol è il testimone del destino della star mentre Mimmo la vive sulla pelle dei muri. Due visioni diverse della stessa Vip.

Formatosi all’accademia di belle arti di Napoli, dopo un soggiorno negli USA (1952-53) e una serie di prove che vanno da composizioni di matrice neoplastica a esperienze di poesia fonetica, nel 1954 elaborò a Roma i suoi primi décollages (manifesti lacerati). Il fermento artistico, il movimento delle nuove idee. I grandi cineasti da Fellini a Visconti. Il film diventa un modello esistenziale. E la ricerca di Rotella prosegue il suo viaggio, conosce il jazz, studia Kandinsky, Klee, Mirò, Picasso e i pezzi di carta lacerata divendownloadtano il suo nuovo linguaggio pittorico. Inventa un nuovo spazio. Fontana con i buchi e i tagli. Burri con le cuciture dei sacchi. Rotella con gli strappi, l’unico mezzo di protesta che gli resta contro una società che ha perduto il gusto dei mutamenti e delle meravigliose trasformazioni.

Con quei bottini cartacei ne faceva argute operazioni di ri-incollaggio e strappo, quasi in un divertissement coreografico a metà tra l’azione teatrale e un gusto informale per la materia. Il “doppio decollage” fu la sua cifra stilistica che l’ha reso famoso. Devastando e ricucendo. Riutillizzando e assemblando. Macinando tutto oggetti e persone, proprio come fa la società. L’opera perde bellezza e valore in funzione del gesto d’artista. Mimmo Rotella ne diventa protagonista.mimmo_rotella_a_moresco

Creatività, intuizione, educazione, magia, mistero, questa l’arte di Mimmo Rotella.

1918/2006, un originale protagonista del suo tempo.


4 commenti

Antonello da Messina


Sky-Arte-HDA Rovereto ha sede il MART, uno dei musei di arte contemporanea più importanti d’Italia. In questo luogo architettonicamente ampio e luminoso, si è conclusa da poco la mostra dedicata ad un artista siciliano che con il suo stile si è fatto interprete di un vero e proprio fermento creativo: Antonello da Messina.

In esclusiva per Sky arte  il racconto televisivo del percorso espositivo che si caratterizza per l’eccezionalità delle opere esposte e per l’inedita ampiezza cronologica dei confronti proposti. Uno sguardo originale sulla figura del grande pittore del Quattrocento, che si concentra anche sulla profonda analisi dell’intelligenza poetica dell’artista che lo porta ad essere un singolare interprete dell’incontro trMART_Rovereto_Mario_Bottaa due culture opposte: il realismo fiammingo e la forma espressiva italiana.

Nasce da una periferia – ci racconta il curatore della mostra, Federico De Melise questo implica la sua voglia di aggiornamento culturale e stilistico che lo porta a un’esplorazione continua e lo rende molto moderno”.

Antonello da Messina (1430-1479), nasce come Antonello di Giovanni d’Antonio, ovviamente nella città siciliana. Il Regno tardo-medievale di Napoli comprende anche la Sicilia, ed è in questo clima di transizione culturale che avviene per lui il passaggio al Rinascimento.  ” Nasce in Sicilia, da un ambito stilistico culturale molto influenzato dalla Spagna  e dalla pittura fiamminga, approda dalla Sicilia a Napoli dove di fatto si forma” e impara l’arte della pittura ad olio, affermandosi come uno dei pittori più brillanti del Quattrocento.

Curioso, intraprendente, molto siciliano, formatosi da questo punto di vista su una “cultura arretrata”, si innesta immediatamente nella corrente dell’arte europea e all’incontro con le grandi novità prospettiche dell’arte italiana. È da questo suo continuo peregrinare, che nasce dalla volontà incontenibile di aggiornamento stilistico che cresce, matura, e inventa una forma di sintesi pittorica. Diventa il punto di raccordo per l’Italia meridionale e il resto del mondo. Da quello fiammingo a Piero della Francesca. Quindi, punto di contatto tra nord e sud, capace di produrre una soluzione personalissima, e costringendo tanti suoi colleghi a confrontarsi con lui.

07 antonello da messina - madonna bensonConosciuto al grande pubblico per i suoi ritratti, Antonello da Messina è un artista che ha davvero tanto da raccontare. La sua vita è stata ricca di esperienze e di viaggi che hanno contaminato il suo stile rendendolo unico e inconfondibile. Convenzionalmente, quando si parla di Antonello da Messina, si pensa a un grande ritrattista, però questa qualifica va  spiegata meglio, perchè il suo modo di presentare i volti, ci dice che non si tratta di un ritrattista in senso realistico. Questo genere, serve ad Antonello per sviluppare la sua estetica espressiva e la sua intelligenza creativa, in grado di investigare le sfumature psicologiche e le caratteristiche più intime dell’essere umano; nel ritratto ritroviamo molti riferimenti all’arte fiamminga come la posa di tre quarti, il parapetto usato come divisorio tra il soggetto e lo spettatore, il trompe-l’oeil, il fondo scuro che spinge la figura verso l’osservatore così da creare un dialogo intenso e mai banale. È in questo particolarissimo modo che,  Antonello affronta una gamma straordinaria di espressioni facciali. E i volti che rappresenta hanno sguardi intensi, accennano a sorrisi, cercano la complicità con lo spettatore e infondono stupore e mistero.

La mostra di Rovereto, grazie all’allestimento rivoluzionario colloca le opere del grande artista in un’esibizione piena di sostanza, una nuova lettura del percorso artistico del maestro, con molti prestiti internazionali,Antonello_da_Messina_026 a cominciare dalla “Madonna di Benson” , esposta alla National Gallery di Washington. Un’opera che ha avuto una storia particolare. Fino agli inizi del ‘900 si riteneva fosse di altri pittori, fu attribuita ad Antonello da Messina solo nel 1913 e lo studio approfondito dell’opera ha rilevato che il mantello rosso che avvolge il Bambino, e il paesaggio nella zona di sinistra sono in gran parte stati ridipinti.

Il viaggio museale propone al visitatore e al telespettatore  uno studio articolato e una lettura innovativa della figura di Antonello da Messina attraverso l’analisi del contesto storico in cui nasce e vive, dei suoi esordi come pittore dapprima a Napoli e poi a Venezia. Momenti topici dell’iter stilistico dell’artista. Per la giovinezza, l’opera cardine è la Crocifissione di Sibiu – 1460 – dal nome della località in Transilvania dove era collocata fino al 1948, divisa in due piani di lettura, quello inferiore fiammingo e quello superiore di chiaro stile italiano. Un’opera emblematica della doppia anima dell’autore.

165-458px-Antonello_da_Messina_061A seguire il Salvator Mundi – 1465 – il Cristo Salvatore è raffigurato oltre un parapetto ligneo e su sfondo scuro, secondo la maniera fiamminga con la particolare luce calda e dorata che modella la figura scoprendone i particolari più minuti, come i delicati peli della barba o i riflessi sui ricci dei capelli. Poi la mano parallela al petto, raddrizzata in un secondo momento pittorico, fende l’aria, creando attorno a questo blocco umano una situazione spaziale che coinvolge appieno lo spettatore.

E poi c’è  lei: l’“Annunciata”, il capolavoro di Antonello da Messina che secondo gli storici dell’arte esprime “per bilanciamento dei rapporti tra forma, colore e luce, un’idea di spazio del tutto nuova nell’arte europea” e che per la sua modernità rappresenta un punto epocale di svolta nella pittura. Un volto inafferrabile, nel quale troviamo un lato ignoto di noi stessi. Un volto contemporaneo.  Una visione del tutto originale, dove, perduta ogni connotazione mistica la Madonna torna ad essere una donna in carne ed ossa. La mano destra, che diventa il momento centrale del dipinto,  è protesa in avanti, appena sollevata dal tavolo dove stanno il leggio ed il libro. Con quel gesto Maria sembra voler dire a se stessa “così sia” mentre  con l’altra mano chiude il velo sul seno, a voler serbare per Dio il suo spazio più intimo.

phpThumb_generated_thumbnailjpg

L’opera rappresenta uno dei traguardi fondamentali della pittura rinascimentale italiana. L’assolutezza formale, lo sguardo magnetico e la mano sospesa in una dimensione astratta ne fanno un capolavoro assoluto.


4 commenti

Parco della musica – l’officina dell’arte


Sky-Arte-HD” È sempre stato così, i luoghi dove avviene l’arte devono essere accoglienti, sontuosi, belli, i posti dove avviene l’arte devono essere magnifici” Erri De Luca – scrittore.

“Queste sale, sono il sale della vita di Roma” –  Nicola Piovani – compositore.

Esistono luoghi che vanno al di là del tempo e dello spazio in cui sono stati costruiti. Luoghi dove avviene e si respira l’arte. Luoghi accesi dalla creatività umana.

L’avventura dell’Auditorium è una della cose più curiose, romane  e italiane.  Mussolini lo aveva promesso ma, non c’era ancora, e i romani si erano rassegnati a quella “cosa” necessaria, ma che non ci sarebbe mai stata. Poi a sorpresa, tre enormi “coccinelloni” progettati da Renzo Piano sono spuntati nei cieli romani. L’eleganza del legno, la semplicità e la funzionalità dei contenitori erano visibili, ora restava l’altra sfida. Organizzare in queste tre sale, sobriamente magnifiche, l’attività musicale ogni settimana, in una città come Roma. Una sfida oggetto di una vera e propria rivoluzione – locale, nazionale.

parco-musica-romaA dieci anni dalla sua inaugurazione Sky arte intraprende un viaggio alla scoperta dell’Auditorium Parco della musica.

Una scommessa vinta. In questo luogo si fa musica. Un luogo dove la gente può venire, senza sapere cosa si andrà a vedere ma, consapevole che qualcosa di interessante andrà in scena. Musica di ogni genere e artisti di ogni genere fanno respirare la musica agli spettatori. Un posto molto fertile per l’arte e il pubblico lo intuisce. L’eccezionale sforzo creativo e tecnico dal quale nasce un così unico, affascinante luogo urbano nella città è un nuovo esempio di intendere la produzione culturale, dove anche la qualità organizzativa si fonde in un unico sistema d’offerta, innovativo, moderno. Oltre ai giovani  anche i bambini trovano spazio espressivo in questo ambiente.

“Credo che in questo momento in Italia si stia iniziando, nuovamente a spingere e a credere nelle possibilità dell’arte e della musica”Danilo Rea – pianista.

imagesÈ un complesso multifunzionale di Roma, realizzato per ospitare eventi musicali e culturali di varie tipologie, una lotta di tutti i giorni ma una grande speranza per il futuro. “Non è un semplice Auditorium ma una vera città della musica”, parola di Renzo Piano.

Dieci anni di note e di cultura. Sembra incredibile ma lo specchio del glorioso passato dei nostri avi aleggia ancora nei cieli italiani e riaccende la fiamma della conoscenza. Dopo anni di disinteresse oggi, si torna a educare i giovani all’arte. È giusto e  sicuramente un segno.

Giovanni Allevi – compositore: “È una struttura modernissima ma al tempo stesso è un luogo di incontro di giovani, una fucina di creatività. Tutti i generi musicali si incontrano in questa struttura moderna”.

Variabili necessarie affinchè l’Auditorium – Parco della Musica divenga un nuovo punto di riferimento della cultura, a Roma. Tanti i ragazzi che ci lavorano, tanta la speranza chiaramente rinnovatrice che racconta  una realtà che si sta delineando e per una volta, riconosciamo di avere a che fare con un’eccellenza, non solo nell’architettura ma anche organizzativa.

2700 posti,  parcheggi, tre “casse armoniche”  immerse nel grande parco alberato, una resa acustica ottimale, che permettono la convivenza di spettacoli, concerti e eventi musicali, di prosa e balletto, offerti a un pubblico che non è solo d’élite. Un luogo dove la platea può ammirare il disegno architettonico, incontrarsi, assistere a degli spettacoli all’aperto, appropriarsi dello spazio.

Auditorium_Parco_della_Musica_cavea_RomeDieci anni di lavoro per un progetto che ha avuto successo.

Ora non resta che innovare continuamente il programma per gettare nuove basi  e rieducare le menti allo stupore e alla gioia dell’arte italiana, perchè l’arte, fa famoso e rende grande un paese, chechhè ne dica, qualche inqualificabile politico…


7 commenti

Il potere del genio: Van Gogh


Sky-Arte-HD“Cosa sono io agli occhi di gran parte della gente”? – Vincent

Per una volta che le cose sembravano andar bene per Vincet Van Gogh che ha appena venduto la sua prima opera e per i critici è il futuro genio della pittura…

Dipinge come un forsennato, un quadro al giorno. Uno di questi è “Campo di grano con corvi”. È un capolavoro rivoluzionario. È l’opera che segna l’inizio dell’arte moderna. Eppure poche settimane dopo, l’uomo che è arrivato a tanto si suicida. Perchè lo fa?

Tutta la vita, Vincent crede ingenuamente che la sua arte rivoluzionaria sarebbe stata riconosciuta da tutti. Questo quadro è un grido di angoscia e frustrazione, sente che non riuscirà mai a dipingere la sua visione, oppure è un grido di trionfo perchè finalmente gli è riuscito”? – si, e ci chiede, Simon Shama  professore di storia dell’arte all’University of Columbia, mentre ci conduce nella nuova, travolgente, pittura di Vincent Van Gogh.

vangoghfeltro1Se provate a chiedere chi rappresenti meglio l’idea dell’artista tormenato, del genio folle è molto probabile che la risposta sia Vincent, quello che si è tagliato l’orecchio, in realtà si è tagliato solo una parte del lobo. Lo so, è abbastanza per suggerire che fosse mezzo matto e quando ha finito con lo spararsi sono stati in pochi a pensare il contrario. Come è possibile che un uomo in quelle condizioni, dipinga opere così intense”?

Ciò che per gli altri è malattia, per Vincent è illuminazione. È la nuova visione di quello che l’arte potrebbe essere. Van Gogh si considera un profeta e anche un pensatore e i pensieri escono dalla sua testa in un tormento di parole che, giorno dopo giorno, scrive, riempiendo pagina dopo pagina la cronaca dell sua vita. Ne scrive centinaia, tutte destinate al fratello Theo.

Tutto quello che dovete fare per capire il pensatore che osserva la realtà, non il folle, è leggere le sue lettere”.  Ci sfida il professore che vuole farci conoscere, l’autore di ben 864 tele e di più di mille disegni, senza contare i numerosi schizzi iniziati e non portati a termine. “Allora vedrete la sua intelligenza, brillare”.

” Come è bello Shakespeare, il suo linguaggio e il suo stile sono come il pennello che trema di eccitazione e estasi” Vincent. Ecco a voi, l’altro Van Gogh, non una creatura guidata dal puro istinto, ma uno spirito insaziabile, assetato di conoscenza. Al di sotto della faccia butterata e del cappoto mangiato dalle tarme, la mente di Vincent è attiva e sensibile.

È figlio di un pastore protestante e anche lui vuole salvare anime. Nella Londra sporca e fumosa, il giovane integerrimo, vaga tra i disperati, gli alcolizzati e le prostitute. Vuole diventare un pastore. Abbandona il mondo del lusso e cerca i dannati, bisognosi di una nuova luce. I minatori di carbone del Belgio. Sporchi, poveri e disperatamente bisognosi di salvezza, sono il suo obiettivo. Troppo impegno, per la Chiesa che lo allontana.

giustoSceglie un modo diverso di predicare: la pittura. Ha quasi 30anni. Privo totalmente di preparazione formale ma, non gli importa. “Sono contento di non averlo mai fatto, so per certo che devo dipingere, è nella mia natura più profonda. Voglio fare disegni che tocchino la gente”. L’arte trionferà dove la Chiesa ha fallito. Il suo ministero sarà quello di aprire gli occhi di tutti. Vive accanto alla povera gente e accoglie una prostituta, incinta e con una figlioletta malata. Diventa la sua musa. La storia della sua miseria si legge sul suo corpo. Nelle linee amorevolmente dipinte  appare un corpo consumato.

È sgarbato, imprevedibile, ingrato ma, ogni mese arriva l’assegno del fratello. In cambio Vincent, fornisce quadri da vendere. Il problema è che sono troppo densi, bui per essere vendibili. “ Caro Theo, non capisci…” E Theo, ha fiducia, gli rimane accanto, sempre, lo sostiene. Poi, accadde: I mangiatori di patate, il suo primo capolavoro. La sintesi di tutto gli elementi che faranno di lui un’artista rivoluzionario. Il colore scuro, pastoso, quello della terra, della fatica, anche lui è un contadino con il pennello carico di colore.  Un quadro scavato, vangato. Anche lui, compie un lavoro manuale. È chiaro, non ne può più di quadri edulcorati da salotto. Vuole la forza della verità. Ma non è facile venderli.

Arriva a Parigi, allora, la capitale dell’arte. Scopre il colore. Ne diventa dipendente. Fa l’impressionista, a modo suo.  Cattura la luce con piccoli tocchi di pennello, macchie, pennellate di un certo spessore,interrotte e punteggiate,cromie accese, un impasto notevolmente accentuato.  Invendibili.

Rimane affascinato da un altro disadattato. Un artista che gira ai margini, Paul Guaguin. Non hanno molto in comune, uno è un abile agente di cambio, l’altro un predicatore dedito all’alcool, attirato dai bassifondi. Vincent rimane succube di Paul, ma si separano, uno va in Bretagna, l’altro si immerge nella ricerca spirituale.

1886 sotto il sole della Provenza, Vincent, si sente spinto dalla forza della vita. Colori accesi lo circondano e lui si immerge in quella luce, “nell’assoluta bellezza della natura”.

IlSeminatoreIl seminatore è un contadino che galleggia su un tappeto luccicante. Il lavoro si dissolve nel miracolo della fertilità, sotto un sole incandescente. Come in un orgasmo, eiaculazione emotiva e di colore. Cerca un rifugio creativo, uno studio da condividere con l’amico Gauguin, legati dalla passione per l’arte, insieme in un processo di fusione da cui scaturirà una grande esplosione di energia srtistica. Almeno è quello che spera Vincent.

È affascinato dai colori ma si distrugge nell’alcool, e i colori gridano e si scontrano tra loro come ubriachi. Nell’assenzio caccia via tutte le ansie e dipinge, dipinge, dipinge. Gauguin arriva, ma il risultato della convivenza fa emergere le profonde differenze che li separano. Non è solo tecnica. Sono diametralmente opposti. Gli scontri sono accesi.

Vincent è malato di epilessia e lotta con la depressione. Nessuno vuole i suoi quadri. La frustrazione ha il sopravvento e gli provoca cambi umorali violenti. Si taglia il lobo. Si separano. Vincent viene ricoverato in una clinica psichiatrica. La malattia ha un doppio effetto, devasta e rigenera. Negli intervalli tra uno spamo di follia e il successivo, dipinge il mondo. Dipinti segnati dalla forza inquietante delle linee instabili e sinuose. Non sono il frutto della follia sono il documento della lotta che ha ingaggiato. Che si vendano o meno, non è più importante. Violenti, lucidi, sono i lavori di un uvanGogh-autoritratto2omo che sa dipingere. La sua presa sul pennello è forte.

1889 il suo ultimo autoritratto. L’osservatore è spinto nei vortici che si avvolgono dietro la sua testa, nelle onde dei suoi capelli, pulsanti del dolore che senza pietà sconvolge il suo corpo. È la sua cartella clinica. È la testimonianza della malattia fisica e mentale. È tenace. ” Sto cercando di riprendermi, come qualcuno che ha tentato di suicidarsi ma, annaspa verso la riva perchè l’acqua è troppo fredda”!

Una nuova ondata di furia creativa. L’ultima. Un’energia emerge, lo inonda e quello che accade è un miracolo e trasforma il disordine della mente in una rivoluzione dell’arte.  Ecco,  il campo di grano con corvi. Disprezza le regole, la sua corsa impetuosa spazza via l’intera storia del paesaggio. I codici, le convenzioni con cui si interpretano i segni visivi vengono scardinati. Stiamo guardando un’euforia della natura che pulsa e ondeggia nel colore vivo.

Vincent crea l’arte moderna. La sua abilità non è mai stata così penetrante ma, non la sua vita, che si trasforma in disperazione. Un solo colpo di pistola, all’addome. Muore tra le braccia di TheoCampo, il 29 luglio 1890.

“Un giorno, vorrei mostrare attraverso il mio lavoro tutto quello che questa nullità ha nel suo cuore.” Vi è riuscito.