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by Loretta Dalola


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La Reggia si sbriciola


downloadUn tetto sfondato. Un buco del diametro di almeno 5 metri è il nuovo allarme che arriva dalla Reggia di Caserta, ennesimo bene culturl-artistico italiano che grida: S.O.S. Riconosciuta dall’UNESCO come bene dell’umanità eppure, in condizioni sempre più preoccupanti a causa di un mantenimento inadeguato. È uno dei servizi de TgL7 cronache che vuole evidenziare  lo stato attuale in cui giace la Reggia di carta: transenne, erbacce sui balconi, piante sui tetti, fontane con statue mozzate, panchine divelte: la splendida dimora storica è in pericolo.

Ovviamente tutto questo si traduce inesorabilmente nel calo turistico e polemiche.Reggia Caserta: sindaco, corno rosso provocazione ma resterà

Querelle sui 70.000 € spesi per erigere un grande Corno Rosso portafortuna, il più grande al mondo.  Installato nella piazza antistante la facciata della splendida Reggia di Caserta. E subito diventato polemica feroce, tra i contrari e i favorevoli di quest’operazione fortemente voluta dal sindaco della città Pio Del Gaudio. L’opera, dal titolo “Good Luck, Caserta”, è stata realizzata dall’artista Lello Esposito, scultore e pittore napoletano.  Innalzata poco prima delle vacanza natalizie e tolta in tutta fretta. Secondo il Corriere della sera, quell’opera giace reclinata difronte a un capannone.

Ma non è l’ultimo scandalo che investe quel monumento che contende a Pompei il primato della cattiva gestione di un bene culturale che potrebbe diventare ricchezza solida in una terra in crisi. Un tempo fiore all’occhiello per l’Italia e oggi diventata un altro simbolo di degrado e incuria. Ritenuta patrimonio dell’umanità dall’UNESCO, era utilizzata dal pregiudicato Nicola Cosentino, soprannominato il Signore della Reggia, come luogo in cui fare “jogging” e come meta di vacanza.Del resto come poter reprimere l’istinto di correre liberamente in quegli immensi prati verdi.

Superata la vergogna di quanto accaduto, la Reggia di Caserta è stata vittima di un altro spiacevole evento.

Il buco sul tetto,  una vorareggia-caserta-facciata-degrado-lpgine di 30metri quadrati. La Reggia  continua a cadere a pezzi, dopo il crollo del 2011 di alcune parti architettoniche della facciata, una settimana fa è andata giù anche una porzione del tetto.  Ha ceduto una trave di legno e le tegole sono cadute su una volta in muratura proprio sotto le ex camerate degli allievi della scuola dell’areonautica e al primo piano degli appartamenti reali aperti ai turisti. Ad accorgersi del grave danno, proprio i responsabili dei militari che hanno subito informato la Sovrintendenza.

Una delle architetture più belle e armoniche del Barocco italiano, edificata per volontà dal re Carlo di Borbone estasiato dalla meraviglia del paesaggio. Un giardino all’italiana, un giardino all’inglese, un immenso parco con straordinarie fontane e ricche decorazioni, raccontano la storia del ‘700 italiano. E’ lei, la Reggia di Caserta, la sfortunata protagonista delle ultime vicende campane.

Sarà stata la pioggia a dare il colpo di grazia finale al tetto, certo è che la mancata manutenzione di questo storico monumento torna periodicamente al centro delle cronache. Un crollo ancor più grave perché avvenuto in un luogo in cui erano stati realizzati lavori di somma urgenza per i comignoli nel 2012, quando il tetto probabilmente era già in condizioni precarie, dato che è difficile immaginare una trave in legno marcita in così reggia-caserta-cartelli-lppoco tempo. In arrivo altro denaro per tamponare un’emorragia che pare inarrestabile; denaro che si va ad accumulare ad altri soldi stanziati e non ancora spesi. 5.000.000 di € per l’emergenza Reggia che, assicura Dario Franceschini, sta lavorando al piano complessivo per restituirla alla sua destinazione culturale e museale.

I turisti nel frattempo la disertano. Il crollo c’è stato negli anni. I numeri ufficiale del ministero raccontano che nel 1996 era al terzo posto dei luoghi più visitati d’Italia. Ora si registra un crollo del 57% in meno.

Mancano i soldi per gli addetti alla pulizie e custodi, così come per la manutenzione. Il sindaco parla di cronica mancanza di fondi anche se trovò quelli per pagare il famoso corno…Forse, prima dell’esate inizieranno i lavori di restauro di una parte della facciata ( 21 milioni di € di fondi già sanziati), lavori che sarebbero dovuti iniziare un mese fa. E così la Reggia ferita, nonostante gli annunci e gli impegni anche dell’ultimo governo, sembra in uno stato al limite del comatoso.

ikb190Intorno ad un monumento da tempo nell’occhio del ciclone e al centro di feroci polemiche per la sua gestione, un barlume fioco però si affaccia al suo orizzonte, da quest’anno i fondi per la manutenzione dovrebbero sensibilmente aumentare tenendo conto che la Sovrintendenza speciale potrà gestire direttamente tutti gli incassi realizzati.

Notizie come queste sono la famosa ultima speranza a cui aggrapparsi, prima di cadere a pezzi definitivamente.

 


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False partite Iva. Figli di nessuno


logo-fuori-tgLa fattura è uno strumento fiscale emessa dai professionisti o dai lavoratori autonomi. In tempo di crisi è ancora così?

È in atto un’evoluzione del mercato del lavoro e le prospettive future sono incerte, per questo  Fuori Tg in onda, quotidianamente su Rai3, dedica la puntata cercando di guardare nella profondità del cratere dei sub-precari, ovvero,  figli di nessuno.

In un mercato del lavoro dove il tasso di disoccupazione ha raggiunto il 13%, e dove gli occupati sono praticamente uno su due, esiste anche il fenomeno delle false partite Iva.  La trappola della disoccupazione a livelli record dal 1977, tanto più se appesantita dal crollo dell’occupazione giovanile, non consente indugi. In un regime transitorio tra vecchie e nuove regole, il  popolo delle partite Iva oramai si dirama in varie sfumature. I giovani laureati non vedono nemmeno l’ombra di un contratto a tempo indeterminato.  Costretti a lavorare come liberi professionisti ma che tanto liberi non sono.

No contratto, si partita IVA.

downloadLavoratori che svolgono le stesse mansioni ma in condizioni diverse. Niente ferie, niente tredicesima, malattia o maternità e non parliamo dei contributi pensionistici. Costretti a sottoscrivere una liberatoria che tutela il datore di lavoro, nella quale si conferma che il lavoratore ha “preferito” optare per la forma di libero professionista, rifiutando quella contrattuale. E il gioco è fatto. È una strana situazione, quella che si va sempre più prospettando per le false partite Iva: con una soglia reddituale  da meno di mille euro al mese e pesanti criteri di esclusione (come l’iscrizione a un albo). Partite Iva che vengono usate come schermo per nascondere rapporti di lavoro subordinati. Lavoratori “para-dipendenti” costretti ad aprire una partita Iva, pur lavorando con continuità nel tempo, in orario di ufficio e in una postazione fissa. Le false partite Iva sono i figli di nessuno. Come gli esodati, le false partite Iva sono creature nate dalla riforma Fornero.

Ma cos’è una partita IVA?

ivaseipartita_manifestÈ un mezzo attraverso il quale il lavoratore in proprio può emettere fatture e fare i versamenti fiscali e previdenziali. È un lavoratore che offre dei servizi ottenendo un compenso, dietro questa transizione avviene la tassazione Iva, prevista dall’ordinamento fiscale di questo paese. Una figura professionale di lavoratore autonomo che dovrebbe costituire il vero popolo delle partite Iva.

Nella realtà, è diventato un insieme enorme di persone ( si parla di 5/6 milioni, quasi un quarto dei lavoratori complessivi). Un mondo variegato. Uno su cinque lavora con un solo cliente e tecnicamente sono chiamati “professionisti monocommittenti”. Essendosi trovati in un’epoca di mezzo, nella transizione tra il posto fisso e la flessibilità,  hanno fatto tutta la trafila del “Cursus precarium”: prestazioni occasionali con ritenuta di acconto, collaborazione coordinata e continuata, collaborazione a progetto ed infine, la finta partita Iva. Non hanno la possibilità di avviarsi uno studio come accadeva in passato e allora cedono al ricatto della sopravvivenza e diventano monocommitenti, lavorando effettivamente da dipendenti e sottoposti alle regole di tale vincolo. Dodici fatture l’anno che in realtà corrispondono ad uno stipendio, ma privi di tutele e certezze che il committente confermi la collaborazione futura. Sottoposti a stress maggiore e senza garanzie. All’indomani della Riforma Fornero, sono sempre di più i giovani e le donne che cadono vittime di posizioni di dipendenza mascherata.

false-partite-ivaComplice la crisi e tanti altri motivi, questi liberi professionisti per modo di dire, invisibili dietro a un contratto di prestazione di cui nessuno può saperne i contenuti, esclusi anche dalle mirabolanti promesse di Matteo Renzi, non hanno neppure il diritto  di sognare.  L’unica chance è quella di rivolgersi a Sanprecario!

 


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Un nuovo spettro si aggira per l’Europa


logo-tg-la7Il TgLa7, apre il suo quotidiano impegno puntando l’attenzione ai segnali preoccupanti che aleggiano attorno a noi.  Al vertice del G7 iniziato all’Aia con al centro la crisi ucraina, Obama chiede la linea dura. Chiude al dialogo, mentre in Francia il boom della destra antieuropeista alle comunali francesi preoccupa l’Europa.

Marine Le Pin ha ereditato il partito dal padre e ha sdoganato le posizioni xenofobe, antieuro e contro Bruxelles. E ora punta alla presidenza della Repubblica Francese. Alta, imponente e biondissima, la figlia quarantacinquenne di Jean-Marie, che fondò il partito nel 1972, ha un aspetto combattivo, utile  per aggregare il malcontento popolare, infatti le idee xenofobe e protezioniste del Fronte nazionale hanno fatto presa sull’opinione pubblica.

downloadAl G8, orfano della presenza della Russia che è sotto accusa, Obama vorrebbe l’allontanamento definitivo  della Russia, dopo i fatti dell’Ucraina. Via la Russia  dal gruppo dei paesi più ricchi del pianeta, e poi sanzioni, le più dure possibili per punire Mosca, per la questione della Crimea. Pensare di dialogare con il Cremlino, nel bel mezzo di una crisi che ha visto, passo dopo passo, la Russia procedere determinata verso l’annessione della penisola sul Mar Nero, sarebbe per Obama, una pia illusione. Il presidente americano ha le idee chiare, ma dovrà vedersela con le diverse posizioni occidentali che, se sono favorevoli alle sanzioni, non lo sono sull’espulsione della Russia dal G8. Una prudenza che sottolinea la dipendenza  delle forniture di idrocarburi russi che continuano ad essere il 30% del fabbisogno continentale.

E se il timore di un’invasione russa nell’est dell’Ucraina, mette ansia, quello del mix di sfiducia verso la classe politica e di xenofobia che ha portato vantaggi al Fronte Nazionale di Marine Le Pen, non può farci dormire sonni tranquilli. La Le Pen è riuscita ad accaparrarsi molti voti, facendo passare il messaggio che antieuropeismo, xenofobia e razzismo non devono essere dei tabù, piuttosto dei sintomi di una espressione sociale alla quale dare risposte. Ha avviato un processo di persuasione dei moderati prendendo abilmente di mira i mali dell’Unione Europea e ciò che lei chiama “mondialismo”, attribuendo a globalizzazione, libero scambio, frontiere aperte e mescolanza delle etnie la responsabilità della decadenza e dell’imminente fallimento della Francia e dell’Europa.

1383204908-penHa vinto così. Ora vuole capitalizzare il risultato ottenuto, e punta a una grande aggregazione con una formazione antieuropeista con gli altri grandi paesi.  E il segnale d’allarme scatta automaticamente, nella mente di coloro che, al contrario, fanno dei valori della convivenza e della tolleranza, un punto di forza umana e sociale.  I libri di storia sono pieni delle analisi che hanno poi portato alla violenza incontrollata.

La linea di tendenza che improvvisamente pervade l’Europa, rischia di sfociare in una grande coalizione antieuropeista a cui darebbero man forte i nostri berlusconiani e leghisti. Il pericolo è troppo serio. Un’ennesima battaglia, o ultima sfida dei nobili principi della cooperazione tra i popoli.  Valori cardine, (dignità umana, libertà, democrazia, uguaglianza, dello stato di diritto e del rispetto dei diritti umani), che hanno animato la nascita di quell’Unione europea, 1390979187-euro7ispirata dalla volontà dei cittadini e degli Stati d’Europa di costruire un futuro comune e che ora dovrà combattere contro tutto quel fronte, quell’alleanza che vuole un’altra Europa.

 


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I “giganti del mare” tornano a Venezia


showposterE il Tar del Veneto rimette tutto in discussione e fa riaprire la laguna di Venezia al transito delle grandi navi da crocera.  TgLa7 cronache manda in onda il servizio spiegando che dopo la battaglia ambientalista e l’accordo tra il sindaco e i ministri, i giudici hanno dato ragione ad alcune imprese portuali che avevano presentato ricorso. Da aprile, dunque,  torneranno a sfilare nel Bacino di San Marco le Grandi navi, pienamente “riammesse” in laguna dalla sospensiva concessa dal Tar al ricorso presentato da Venezia Terminal Passeggeri contro i limiti di tonnellaggio imposti dal Governo e dall’ordinanza impegnata dalla Capitaneria di Porto.

È una storia senza fine  quella del passaggio delle grandi navi da crocera nella laguna veneziana. Il pansa - manila alfano - CROCIERE: COSTA RIPARTE DA 'FASCINOSA', NAVE TRANSITA LUNGO CANALE A VENEZIArecedente governo con un provvedimento aveva posto dei limiti al traffico marittimo, ma il Tar ha ribaltato tutto e la storia continua…

Tutto come prima, perché è crollato il fragilissimo impianto normativo che aveva previsto la riduzione del 12 per cento del traffico delle navi da crociera a Venezia e i limiti di tonnellaggio stabiliti per il 2015 dalla stessa Autorità portuale di Venezia, che vietavano l’ingresso dalla bocca di porto del Lido alle navi di stazza superiore alle 96 mila tonnellate.

download (1)Una storia quella delle grandi navi a Venezia che a questo punto sembra non aver più fine e destinata a creare altre polemiche perchè questa risoluzione va decisamente contro a quello che il governo Letta non più tardi di quattro mesi fa aveva deciso per il bene della città lagunare. L’ordinanza, dicono i giudici sarebbe in contrasto con il decreto Passera-Clini nato a pochi mesi dal disastro della Costa Concordia. Il decreto aveva subordinato i limiti del traffico alla disponibilità di vie alternative praticabili rispetto a quelle vietate. Vie che però ad oggi non sono ancora state create.

Non solo, i magistrati sono entrati anche nel merito della questione valutando che nel provvedimento non sono stati ben ponderati gli effettivi rischi della navigazione delle navi-mostro in laguna.  “Non appare sostenuta da una adeguata attività istruttoria preliminare, volta all’identificazione dei rischi connessi ai traffici nei canali in questione e ai transiti delle navi con stazza superiore a 40.000 tonnellate”.

Giorgio Orsoni, sindaco di Venezia: “Direi che la pronuncia del Tar è indifferente , sotto questo profilo perchè l’impegno del governo dovrà essere rispettato nei confronti dell’opinione pubblica mondiale, quindi un atto amministrativo illegittimo che può essere superato con un altro atto ammindownloadistrativo”.

C’è invece chi è convinto che quelle navi siano ecologicamente perfette e che mai e poi mai potrebbero avere incidenti. Roberto Perocchio, a.d. Venezia terminal passeggeri: ” È chiaro che dal punto di vista tecnico le scelte compiute sono state irrazionali e dettate dall’emotività. Abbiamo sempre sostenuto che il porto di Venezia è un porto perfettamente attrezzato e strutturato per navi fino a 340 tonnellate”.

Ricorso su ricorso. E se le misure alternative non fossero così facili da individuare? Le grandi navi continueranno a sfilare nei secoli dei secoli e amen. Inquinamento atmosferico, sicurezza, difesa dell’ecosistema lagunare, queste solo alcune delle ragioni per le quali le grandi navi non dovrebbero navigare nella Laguna di Venezia. Poco importa.  Paolo Costa, presidente dell’autorità portuale veneziana aveva parlato anche, qualche tempo fa, di inquinamento vvenezia-grandi-navi-crociereisivo che queste navi provocano negli occhi di chi le guarda una volta entrate in laguna, ma,”Venezia è sempre stata un porto e tale deve restare. Spostare sulla piattaforma d’altura anche le crociere non si può“. Ha la precedenza il business della lobby crocieristica.

Le grandi navi, quindi proseguiranno tra una protesta e un ricorso, fino a quando, finalmente, non si troveranno delle vie alternative che a oggi sembrano difficili da realizzare.


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Scegliere come morire


showposterÈ l’Associazione Luca Coscioni a riaprire il delicato dibattito sul fine vita e sulle possibilità di scelta di come porre fine alla propria esistenza, ce lo racconta Tg La7 cronache.

C’è un dibattito prudente che divide da sempre l’opinione pubblica, sull’eutanasia  e sulla libertà dell’essere umano di avere il controllo sulla propria vita,  decidendo il confine dopo il quale una vita non vale la pena di essere vissuta. È  tra i più delicati e spinosi della nostra contemporaneità e  ha spaccato in due tracciando una linea tra Paesi che ne hanno riconosciuto la validità e Paesi che hanno continuato a bandirla come omicidio. A Roma si sono incontrati i parenti deeuthanasia-770x550i personaggi del mondo dello spettacolo che hanno scelto come  morire, li ha invitati l’Associazione Luca Coscione che da sempre si batte perchè il Parlamento appronti una legge.

La chiamano “morte all’italiana”. Su 30.000 decessi in terapia intensiva negli ospedali iatliani, il 62% avviene grazie alla comprensione dei medici che aiutano il paziente terminale a morire. Nessuna iniezione letale, semplicemente uno stop a terapie ormai inutili, che non ha nulla a che vedere con l’eutanasia. In ambinete medico viene chiamata “desistenza terapeutica”. I dati si riferiscono al 2007, nessuno li aggiorna perchè l’argomento è difficile da affrontare.  Sia Piergiorgio Welby sia Paolo Ravasin, hanno dovuto combattere anche loro come leoni per vedersi riconosciuto per legge il diritto ad avere un’ assistenza e una morte dignitosa, come accade nei paesi civili. Non l’hanno ottenuto.

Ogni anno i Italia si verificano 1000 suicidi e oltre 1000 tentati suicidi. ( fonte Istat)

Ci sono morti clandestini negli ospedaliMauro Cappato tesoriere associazione Luca Coscioni – nella disperazione domestica, suicidi, eutanasia dell’esilio di chi va all’estero, contro tutto questo, riteniamo sia preferibile la forza della legge  e del diritto, unico strumento per affermare la libertà individuale”.

eutanasia-australiaUna scelta non solo per le persone in fin di vita a causa di gravissime patologie ma anche per chi, anziano e malato, sente di non poter vivere con dignità. Carlo Troilo, Associazione Luca Coscione:”È il 10° anniversario del suicidio di mio fratello, Michele, che era un signore di 71anni, scapolo, malato terminale di leucemia. In realtà non si è suicidato perchè terminale, si è suicidato perchè ha avuto un episodio di incontinenza. Ha sentito di andare incontro a una serie di azioni che per lui, che era una persona molto riservata, schiva, elegante, era intollerabile e ha preferito farla finita”.

Per richiamare l’attenzione distratta dei mezzi di comunicazione e dell’opinione pubblica sulla inadempienza e l’opportunismo di chi ci governava e governa, l’Associazione Luca Coscioni e comitato promotore Eutanasia Legale, che a settembre ha presentato una raccolta firme ( 70.000) per una legge ad hoc ha promosso anche la conferenza stampa e proprio durante il suo svolgersi, arriva inaspettata la solidarietà del Capo dello Stato: “Il Parlamento non dovrebbe ignorare il problema delle scelte di fine vita e eludere un sereno e approfondito confronto di idee sulle condizioni estreme di migliaia di malati terminali in Italia”… “Richiamerò l’attenzione del Parlamento su l’esigenza di non ignorare il problema delle scelte di fine vita”. Lo scrive il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano.image_resize

Il 60% dell’opinione pubblica, secondo l’Associazione si dice favorevole all’eutanasia,  è la politica che non è pronta, dicono i sostenitori della legge. Chiedono il giusto, una legge che garantisca il distacco dal respiratore qualora il malato (non solo lui) non fosse più in grado di sopportare la vita. “Vorrei veramente una legge, – dice la vedova Welbia tutto tondo, dove i cittadini possano scegliere per se stessi, se interrompere le terapie e passare alle cure paliative, dove il medico accompagna la persona a una morte dolce”.

imagesChiara Rapaccini, vedova di Mario Monicelli: ” Noi siamo sempre indietro, nei paesi più avanzati è successo. Nel mio caso sono qui, per motivi personali, politici, per appoggiare questa legge”.  A sostenere l’iniziativa ci sono anche loro i familiari di Mario Monicelli e Carlo Lizzani. Due grandi registi che a un certo punto hanno deciso di porre fine alla loro vita. Una scelta diffcile e purtroppo violenta perchè, dicono alla conferenza, in Italia, non c’è una legge.


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Le Olimpiadi invernali dello zar


showposterTgLa7 Cronache mette in evidenza che poche volte nella storia delle Olimpiadi c’era stata un’identificazione così netta con un capo dello Stato, come per i giochi che si aprono a Sochi.

L”impero russo di Vladimir Putin si presenta al mondo. Lui, in persona ha deciso la sede di queste Olimpiadi invernali,  e ha speso una cifra pazzesca. Ha controllato da vicino tutte le fasi dell’organizzazione per farle monumento di celebrazione della sua nuova Russia. Sono i Giochi del padrone del Cremlino che vorrebbe utilizzarli per ribadire il suo potere.

Alla celebrazione inaugurale non ci saranno i maggiori leader occidentali, contrari alla politica di discriminazione nei confronti degli omosessuali, ci sarà invece il nostro Presidente del Consiglio, Letta.

Da mesi è in piedi una guerra fredda tra Putin e il resto del mondo: riguarda la legge che vieta la propaganda gay. Chiare le parole del segretario generale dell’Onu, Ban Ki-moon: “tutti dovrebbero alzare la loro voce, contro gli attacchi ai gay, il mondo si sollevi in difesa del mondo gay“.

Ma Mosca va avanti.sochi

Putin non scenderà in gara solo perchè le regole olimpiche non glielo permettono, in ogni caso più che i Giochi di Sochi, meriterebbero il nome di Giochi di Putin. Lo zar non vuole figuracce dai suoi atleti, come quella di Vancouver 2010, quando lo squadrone russo tornò a casa con soli tre ori. La Russia vuole la supremazia.  Perentorio l’ordine : torniamo primi.

Queste olimpiadi invernali un primato l’hanno già raggiunto, sono le più contestate degli ultimi anni.

Capitò nel 1936 a Berlino ma allora in pista c’erano i poli opposti, Jesse Owens e Lutz Long, il nero e l”ariano.

1980 il bracere olimpico si accende, Leonid Breznev ha appena spedito le sue truppe ad invadere l’Afghanistan, in risposta gli Stati Uniti non partecipano alle gare e l’Italia lascia a casa gli atleti militari.

1984 Los Angeles, la Russia rende pan per focaccia insieme ad altri 16 paesi del blocco sovietico.

letta-putin-640Ora, 25 anni dopo la caduta del muro di Berlino, le prime olimpiadi post sovietiche, il clima sembra quasi da guerra fredda. Ci saranno ospiti importanti ma non  Barak Obama, François Hollande, Angela Merkel, David Cameron. Nessuno ha pronunciato la parola “boicottaggio”, ma le assenze non sono casuali. Vogliono marcare il loro distacco dalla politica del Cremlino verso la legge approvata nel 2013 che proibisce quello che definisce propaganda omosessaule nei confronti dei minori.  Putin: “Noi non proibiamo nulla, non rastrelliamo nessuno, non abbiamo nessuna pena per questo tipo di relazioni a differenza di molti altri paesi, ma per favore lasciate in pace i bambini”.

Italia presente con Enrico Letta, che ha spiegato di andare per promuovere la candidatura di Roma del 2024.

Il presidente russo Vladimir Putin ha approfittato dell’attenzione internazionale per presentarsi come un politico democratico e progressista. In realtà  i riflettori del mondo sono puntati sulle crescenti limitazioni alla libertà di espressione e riunione imposte in Russia e sulle ripetute violazioni dei diritti umani. Il presidente russo darà il via a quella che è forse la più ambiziosa operazione politica e mediatica della sua lunga stagione al Cremlino. Una dimostrazione di capacità organizzativa, grandeur e proiezione globale, che nel disegno di Putin deve restituire alla Russia il suo ranSochi_Olimpiadi_CerchiR439_thumb400x275go di potenza mondiale e celebrarne in lui il leader.

Ma sui sogni di grandezza di Vladimir Vladimirovich, incombe anche l’esplicita minaccia del terrorismo islamico e indipendentista. Così Sochi è diventata una fortezza e gli  Stati Uniti hanno inviato nel Mar Nero due navi da guerra, pronte ad evacuare atleti e turisti americani, se necessario.

E per ultimo sul grandioso e impeccabile scenario del potere russo, anche i cani ne fanno le spese.   A Putin non stanno antipatici solo i gay e non teme solo i terroristi islamici, non vuole tra i piedi i cani randagi, considerati un danno all’immagine, quindi è stato ordinato di intensificare l’uccisione già in corso dei cani che vagano liberi in città. Non è stato però rivelato in che modo i cani randagi vengono uccisi né che fine facciano le carcasse.  Nessuno sa quanti siano gli animali ammazzati ogni giorno.  Quello certo è che in  occasione delle Olimpiadi di Sochi, la nuova “crociata” contro i randagi  sopprimerà gli animali nelle strade della città che ospiterà l’evento. L’avvio della soluzione finale olimpica può procedere.

safe_imageTutto è pronto, il fascino dell’idea imperiale aleggia sulle nevi russe, l’impresa colossale è attivata, i protagonisti sono arrivati e i giochi possono cominciare, anche se sotto una cattiva stella.


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Arrivano a Roma le mamme della Terra dei fuochi


showposterNell’edizione quotidiana di TgLa7 cronache, Bianca Caterina Bizzarri, ci informa che sono 13 le donne e mamme che si sono recate in visita al Quirinale. Vengono dalla Terra dei Fuochi, nel casertano e da Napoli. Hanno consegnato la denuncia del grave inquinamento che soffre la loro terra, con i danni per l’economia di queste zone che sono immensi e per la salute pubblica.  Tutto, nel nome dei figli che non ci sono più.

Mentre nel casertano sono ricominciate le ricerche dei fusti tossici infossati dal Clan dei Casalesi, su indicazioni di due pentiti, le mamme che hanno subito lutti, cariche di dolore, rabbia e speranza, sono partire all’aba in autobus verso Roma, per essere ricevute dal Capo dello Stato e dal Pontefice,  con l’obiettivo di portare l’attenzione del governo sulle terre che si trovano nella provincia di Caserta e Napoli e produrre quel famoso decreto sull’emergenza ambientale.

download (2)Sono arrivate davanti al Quirinale insieme a Don Maurizio Patriciello, il parroco che da sempre si è impegnato nel contrasto ai roghi tossivi e agli sversamenti nelle cosidette Terre dei fuochi che oramai designa un territorio indefinito. La tragedia nella tragedia degli sversamenti di rifiuti ad opera della camorra sta nel fatto che questo fenomeno non ha una dimensione territoriale: non si fa mai capire con chiarezza in quali luoghi è avvenuto l’inquinamento. Le uniche certezze sono gli anni di cronaca, di inchieste giudiziaria, di proteste,  anni in cui è stato fatto di tutto al corpo e all’anima di questi territori e di queste comunità e nessuno è responsabile. Anni di mala politica, di corruzione, di collusione e connivenza tra politici e criminali. Un buco nero che ha inghiottito giustizia, diritti, salute, bene comune. Una terra distrutta, inquinata, avvelenata, costretta a risucchiare rifiuti per anni e anni dalla criminalità organizzata, con la complicità di politici, imprenditori, cittadini e istituzioni che avrebbero dovuto controllare, monitorare, proteggere e garantire la salute pubblica.

fuochi-terre.jpg_415368877” Siamo venute perchè vogliamo fatti. Per il momento Napolitano ci ha accolti e ascoltati. Sembra che si sia preso a cuore la nostre situazione, anche perchè è una violenza nazionale, non solo campana – dice una mamma – la nostra è una denuncia alle istituzioni, penso che debba prenderne atto”.

Don Patriciello aggiunge:” Il presidente ha ascoltato tanto, gli abbiamo detto tutto. Gli abbiamo chiesto il suo impegno per quanto rigurada il decreto legge sulla sanità. Siamo la regione che si ammala di più e questa è un’anomalia che deve essere risanata. Il presidente si è pure commosso. Gli ho ricordato il senso delle giustizia, perchè è deprimente celebrare processi e poi mandare a casa i colpevoli con le prescrizioni sui reati ambientali. Questo deve assolutamnte finire. La prescrizione contro i reati ambientali è proprio un’offesa. La camorra si alimenta di miseria e povertà – osserva Don Patriciello – Bisogna cominciare a togliere acqua alla barca della Camorra per portare questa barca in secca”. 

download (1)Un’altra mamma conclude: “Ora attendiamo la visita dal Papa. Ci siamo aggrappate alla fede, anche se comunque non cambia il fatto che i nostri figli non ci sono più e niente li riporterà indietro, vogliamo almeno una parola di conforto. Mio figlio, 15 anni, mi dice, perchè perdi tempo tanto facciamo tutti la stessa fine di Alessia e io lo rassicuro, perchè ho fede.  La fiducia, quella è sempre meno”.

Mostrano le foto dei loro bambini morti. Ne hanno altri da crescere. Chiedono una tutela alla vita. Vogliono la parola “fine” su questa storia maledetta.  Una lunghissima sequenza di ricordi che testimoniano l’indifferenza dello Stato e il silenzio di quanti hanno visto, talvolta hanno subìto, molto più spesso hanno condiviso i lautissimi guadagni del traffico di rifiuti.

downloadLa storia è nota, tutti sanno tutto, e riguarda il Paese, interessa ognuno di noi anche se continua a essere trattata perlopiù come cronaca locale. Adesso la vera questione, che dovrebbe essere al centro di un’agenda politica e giornalistica nazionale, al centro di un dibattito pubblico è: cosa fare?


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Fuori Tg e le sue chiare e fresche acque…


logo-fuori-tgSi dice che il sistema idrico fa acqua da tutte le parti ma cosa si intende esattamente, si domanda Fuori Tg, la rubrica di approfondimento del telegiornale di Rai 3. 

A non saldare le bollette è il 4,3% degli utenti, vale a dire quasi uno su venti.  Questa la fotografia scattata dalla Federutility in un recente rapporto che si è concentrato, proprio su chi, dopo ventiquattro mesi dall’emissione a saldare il conto non ci pensa proprio. Scuole, ospedali, carceri, infatti, sono tutti servizi di pubblica utilità che per legge non possono rimanere a secco. Le aziende che gestiscono la rete idrica inoltre, non possono intervenire neppure sul privato tagliando l’acqua a un singolo inquilino moroso abitante in un condomino, perché taglierebbe la fornitura all’intero stabile.

Così, ritardi e mancati pagamenti si sommano fino a scavare un buco che diventa con il tempo sempre più profondo.

274362_0_1La bolletta non pagata è soltanto una delle questioni che riguarda il tema acqua che tra l’altro costa cara. Secondo i dati diffusi dall’Unioncam, ovvero dall’unione italiana camere di commercio, l’acqua è rincarata del 7.4% nell’ultimo anno. È chiaro che i costi dei disservizi ricadono inevitabilmente su quelli che le bollette le pagano.

In Italia, Reggio Calabria ha il primato di scarsa qualità di acqua e servizi, è la penultima regione italiana con appena il 49,9% di popolazione servita da un servizio di depurazione efficiente, a Bergamo invece, da due anni, gli aumenti in bolletta si fanno sentire e l’acqua è diventata amara per tutti. La tariffa è aumentata del 75% e si parla di altro 10% con effetto retroattivo.

Il problema di Bergamo è la gestione del sistema idrico, affidato a Uniacque che comprende 166 dei comuni sui 244 della provincia. Servono 65 milioni di investimenti per mettere a norma, come chiede l’Europa, gli impianti e i depuratori. Investimenti già precedentemente pagati dai cittadini che verranno a beneficio anche di coloro che non  aderiscono a Uniacque.

272__emergenza_idrica_livorno_1Cecilia Gatti – autorità per l’energia – ospite in studio, dichiara: “ Per il caso di Bergamo, sono arrivate le proposte per le tariffe definitive del 2012/2013, stimate sulla base del precedente metodo tariffario e di previsione ma, devono prima essere approvate dall’autorità d’ambito e poi ricevere un’ulteriore sorta di benestare dal gestore che verifica la conformità di tutti i criteri e soprattutto non possono aumentare più di tanto anche in presenza di esigenze di investimento”. E i cittadini che hanno già contribuito hanno diritto a un  rimborso? “ Il rimborso arriverebbe nei tempi successivi, diciamo che per ora, quello che si è stabilito e che non verranno addebitate partire pregresse”.

Le depurazioni poi sono un’altra grave questione della nostra rete idrica, con una media del 40% di perdita delle acque. Si dovrebbero trovare risorse economiche per 35 miliardi da investire per rinnovare le infrastrutture vetuste.  Soldi che ovviamente si prendono sempre dai contribuenti, i rimborsi, quando effettuati, hanno tempi biblici e infine i  bilanci  di chi dovrebbe intervenire, non sono attivi.

16597_NpAdvHoverLa spesa media per una famiglia italiana per la bolletta annua dell’acqua e della metà di quella elettrica eppure, le bollette idriche non pagate sono 4 volte superiori.

Un buco nell’acqua di cira quattro miliardi di euro, secondo quanto registrato da Federutility.

Ma chi non paga le bollette?

Utenze domestiche ma anche pubbliche amministrazioni. Gli enti pubblici sono utenze non disalimentabili e dati i tempi di crisi, sapendo che non corrono rischi, gli enti pubblici non pagano le utenze idriche o le pagano con ritardi di almeno un anno.

Il costo dell’acqua italiana è di 1euro al metrocubo cioè ogni 1000 litri. In Germania è di 4 euro. In Francia di 3 euro e in Danimarca di 6 euro. Ma a fronte di un costo maggiore gli altri paesi europei investono molto di più per ammodernamenti e impianti di depurazione, circa 100euro ad abitante mentre in Italia è meno di 30euro, con un  30% della popolazione che non ha il servizio di depurazione, questo oltre ad infrangere le regole comunitarie, con ovvia possibile sanzione, è un grave danno continuo all’ambiente.

Goccia-di-acquaÈ chiaro che le esigenze del rinnovamento infrastrutturali non possono ricadere solo nelle bollette, bisognerà trovare sistemi alternativi per stabilizzare la situazione delle perdite di rete, di potabilizzazione e depurazione. Si parla di 25 miliardi per superare le carenze del settore.

Il referendum ha annullato la partecipazione privata e quindi essendo tutto pubblico, in mano allo Stato e alla sua gestione politica, dovremo attendere tempi migliori.


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La querelle della quenelle


telegiornaliSi discute molto in Francia e di riflesso anche nei telegiornali italiani, sulla decisione di proibire gli spettacoli pieni di battute antisemite del comico Dieudonnè che ha inventato la “quenelle”, gesto d’ispirazione nazista,  gesto che per la Lega contro il razzismo e l’antisemitismo è un “saluto nazista rovesciato”: consiste nel tendere il braccio destro verso il basso (cioè un braccio teso) mentre con la mano sinistra si tocca la spalla destra.

Tiene banco il caso Dieudonnè e le sue battute che stanno facendo tremare il paese. Il ministro dell’Interno Manuel Valls ha diffuso una circolare che autorizza sindaci e prefetti di polizia ad annullare gli spettacoli di Dieudonné per motivi di ordine pubblico. Il presidente Hollande ha appoggiato lo stop e ha esortato l’applicazione rigorosa del provvedimento, così diverse città hanno bandito daiinterdit_d_interdire_Mai_68 propri cartelloni teatrali lo spettacolo del comico che ha presentato ricorso,  per violazione del  principio della libertà di espressione.

“Il est interdit d’interdire”, ovvero, “vietato vietare”, diceva un famoso slogan del maggio francese, una libera interpretazione della celebre frase di Voltaire che invitava a difendere con tutte le forze le opinioni opposte alla tua ma, ai sacri principi, il ministro francese Valls, indica nel commediante Diedonnè M’Bala M’Bala, un pericolo per l’ordine pubblico e così il suo ultimo spettacolo satirico  è stato cancellato dai cartelloni di Nantes con tutti i biglietti già venduti.

Madre bretone, padre camerunense.  Diedonnè M’Bala, figlio della banlieue, dove è nato nel ’66, ha fatto le prime esperienze di teatro condividendo il palcoscenico in coppia con un amico ebreo. Lui faceva l’africano un po’ sempliciotto, l’al6a00d83451af4769e201a3fb89bba4970b-300witro era il giovane ebreo brillante. Dopo l’unica apparizione filmica, nel ruolo del centurione romano in Asterix, Dieudonnè si dedica al suo personaggio comico diviso tra tv  e teatri. Si definisce un anisionista repubblicano ma la sua popolarità la deve alle battute che infangano gli ebrei e la memoria dell’shoah, ridicolizzato in “shoananas“, un neologismo coniato dal comico usato in una canzone che derideva i sopravvissuti del genocidio nazista.

Questo il mix di base di un lavoro artistico mediocre rimasto nell’ombra per anni ma che ora allarma l’opinione pubblica.  C’è il gesto di scherno, che è diventato l’emblema del personaggio e che si è diffuso velocemente. Gesto di derisione, di rabbia, di rivolta generica contro il sistema, ma anche di odio antisemita riprodotto in strada e ora anche negli stadi. L’attaccante del West Bromwich Albion, Nicolas Anelka pochi giorni fa ha festeggiato un suo goal, proprio con la “quenelle”, che la comunità ebraica francese considera molto offensivo.

E il governo a quel punto ha deciso di reagire e intervenire. Il gesto, è stato regolarmente registrato dalla società che fa capo a Dieudonnè che, fra parentesi, è già stato condannato diverse volte in passato per incitamento all’odio razziale e antisemita,  presso l’Istituto nazionale industriale, dunque è un prodotto industriale a tutti gli effetti e pure di proprietà del comico che ne ha fatto il suo segno distintivo. Segno che trova terreno fertile nella confusa galassia di malumori, sofferenze, rancori sociali provocati dalla crisi.

L’Europa questa storia l’ha già vissuta e si sa come è andata a finire. Considerando che la dieudonne-6_4649620libera espressione di razzismo e antisemitismo prima della guerra ha contribuito a portare al potere la dittatura razzista, in primo luogo quella di Adolf Hitler, colpevole di enormi massacri, a partire da genocidio gli ebrei d’Europa, non è possibile sottovalutare il come un intrattenitore usi i mezzi di farsa o di satira, che non possono essere paragonati a un semplice scherzo.

La questione è ulteriormente delicata perchè per vincere una battaglia sacrosanta, quella contro l’antisemitismo, si rischia di perderne un’altra, quella per la libertà di espressione.  Purtroppo i migliaia di entusiasti che imitano Dieudonné non si pongono nessun altro problema se non quello di irridere il potere costi quel che costi. Un campquenelle4anello di allarme in una Europa dove la crisi crea una terreno fertile per chi pretende di trovare la soluzione a ogni problema scatenando la caccia al diverso, per pelle, religione o provenienza.

E una Europa che dimentica le sue radici storiche è destinata a perdersi.


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Fuori Tg e il mondo delle banche


logo-fuori-tgDi banca, si parla a Fuori Tg su Rai 3, con gli ospiti Stefano Conti, vicepresidente Federconsumatori Lazio e Nicola Borzi, giornalista Sole 24ore. Quanto costano i conti correnti e le operazioni bancarie? In Italia costano troppo?

Dipende dal loro utilizzo. In linea di massima più operazioni allo sportello si fanno e più si spende. Bonifici e prelievi sono i costi maggiori. Secondo l’analisi Banca d’Italia la spese media del 2012 per la gestione di un conto corrente è stata di 103€. La gestione del conto diventa quindi meno cara, soprattutto se confrontata con il 2010, da cui si ricava uno scarto di 6,7 euro di media.

La scelta del proprio conto corrente, lo sappiamo, va ponderata attentamente: i nostri risparmi devono essere gestiti da una banca in grado di rispondere alle nostre esigenze. Le spese che un conto corrente implicano sono, gioco forza, una variabile fondamentale. Per chi non usa il conto solo per accreditare stipendi, addebitare bollette e utenze o effettuare pagamenti, nascono i nuovi conti a pacchetto modulari, niente a che vedere con i conti a pacchetto tradizionali. Si tratta infatti di soluzioni personalizzabili, create a misura di cliente in base alle sue reali necessità. In pratica si può mettere9676 nel pacchetto tutto quello di cui si ha bisogno, escludendo le funzionalità che invece non interessano. E il vantaggio cresce con i numero di prodotti della stessa banca.

Insomma nessuna sorpresa a fine anno sul saldo del conto famiglia. L’importante è scegliere bene in base alle proprie esigenze e confrontando le offerte su internet.

Ma si potrebbbe risparmiare ancora molto sfruttando le varie offerte sul mercato se fosse più semplice passare da una banca all’altra, oggi l’operazione è gratuita ma i tempi possono essere lunghi fino ad un mese e anche le informazioni sono spesso opache e i confronti difficili. Nessuno ci obbliga ad aprire un conto bancario ma è consigliabile perché la banca fatta in casa, non è più possibile a causa delle limitazioni del calcolo circolante del contante e per la tracciabilità fiscale.

I costi di gestione variano in base alla categorie di appartenenza: pensionati, giovani, dipendenti, famiglie, immigrati e singoli, ognuna di quese fa riferimento a determinate offerte di conti con particolari agevolazioni. Necessaria dunque un’attenta analisi delle effettive esigenze considerando che togliendo o aggiungendo alcune operazioni i costi si abbassano o si alzano.

E poi c’è  il “conto di base”, strumento previsto dalle misure del decreto “Salva Italia” che limitano il pagamento in contanti. Si tratta di un conto di pagamento pensato per chi ha limitaConto-correntete esigenze di operatività, aperto a tutti, ma offerto gratuitamente per le fasce svantaggiate. “Plus 24 alla fine del febbraio 2013 fece un censimento – afferma il giornalista Borzi per vedere quante banche li avessero offerti, visto che erano obbligatori per legge, e ci siamo accorti che il totale degli italiani che ne hanno usufruito sono meno di 14.000 su una platea potenziale solo di pensionati di 800.000 unità. In realtà questi conti sono disponibili per tutti a canone limitato e per alcune categorie anche a canone zero”.

Sostanzialmente conti a canone zero o con operatività limitate erano strumenti che la legge prevedeva per incentivare la bancarizzazione dei clienti che avrebbero dovuto consentire la riduzione dell’impatto del costo dei conti correnti. Ma non hanno avuto successo perché molte banche non li hanno presentati in maniera capillare alla clientela e poi “abbiamo anche la sensazione – prosegue Borzi – che questi conti avrebbero consentito risparmi ingenti ovviamente si sarebbero tradotti in una riduzione dei ricavi delle banche stesse”.

costi-bancariE se la banca non ci ascolta la soluzione può essere l’arbitro bancario istituto nel 2009. Il cliente ha la possibilità di rivolgersi all’Arbitro Bancario Finanziario (ABF) quando il contrasto sorto con l’intermediario non si è risolto attraverso la fase del reclamo.

Si trova su internet www.arbitrobancariofinanziario.it e permette di risolvere controversie senza rivolgersi al giudice. Basta compilare il modulo e inviarlo. Pagare un contributo di 20€ per avere un parere tecnico dal collegio di zona. Sono tre e hanno sede a Millno, Roma e Napoli, sono composti da 5 tecnici scelti da Banca Italia e uno dai consumatori. Uno strumento che funziona benissimo e che i consumatori stanno scoprendo grazie alla diffusione dell’informazione. Il 65% dei ricorsi sono stati a favore dei consumatori.

Infine è possibile ricorrere al conto on-line. Il risultato dimostra che un conto corrente aperto con una banca tradizionale può arrivare a costare più di 130 euro all’anno se ci si reca sempre in filiale. Operando online questa spesa diminuisce, ma attivando un conto di una Banca Online vera e propria, si risparmia oltre il 99%. . Le banche online,  mantengono la promessa di un “conto zero spese” e hanno effettivamente costi di gestione prossimi allo zero.

conto-corrente-conviene-onlineIl 40% dei conti, ormai,  viene gestito via internet, percentuale in crescita costante grazie anche alla diffusione di telefonini e tablet che permettono, anche a chi ha scarse dimestichezza con il computer, di controllare l’estratto conto e fare operazioni.

Per gestirlo è necessario sapersi destreggiare con la tastiera disporre di una buona connessione internet, cosa non scontata in Italia specie fuori dalle garndi città. Bisogna conservare  la password e mantenere il pc al riparo da virus e attacchi informatici. Le banche però garantiscono un livello di sicurezza elevato garzie a un sistema di codici indispensabili per effettuare qualsiasi operazione.

La convenienza di passare a una banca online, o comunque di cominciare a operare online con un conto tradizionale, è chiarissima. Sempre più italiani stanno valutando la possibilità di cambiare conto.