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by Loretta Dalola


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La grande avventura inventata da Salgari


downloadProtagonista della puntata de  Il tempo e la storia in onda su Rai 3,  Emilio Salgari; un nome che rievoca immediatamente il sapore avventuroso di pirati ed eroi. Salgari lo scrittore,  coglie un vuoto letterario, più o meno a metà ottocento, si rende conto che quell’Italia ha bisogno di un romanziere che parli della storia e inventa racconti avventurosi. È un ‘epoca di transizione in cui ci stanno il colonialismo, le migrazioni interne-esterne, le città in espansione, fattori filtrati dall’immaginazione di uno che di mestiere fa il giornalista.

Il giovane Emilio arriva a Verona millantando una carriera marinare tutta immaginata, prese tutta la valigia dei sentimenti popolari che avevano agitato fino a pochi anni prima la nostra penisola e la rovesciò su una carta geografica studiata in biblioteca. Non era nato per vivere una vita tranquilla ma tutti i suoi racconti furono  il frutto di studi meticolosi. Tutta la sua opera è  una celebrazione dell’eroismo disinteressato di chi aveva combattuto, un tributo alle dissennate imprsalgariese mazziniane, al sacrificio di Pisacane, alla chiamata a raccolta a Roma di tutti i ribelli del mondo. Eroismi troppo presto repressi e disinnescati dai politici e dai diplomatici, ibernati per sempre nella retorica e nell’agiografia dei manuali o abbandonati all’oblio. Sentimenti buoni solo per un romanzo, che solo in un romanzo potevano continuare a pulsare. Così, mentre l’Italia si muoveva verso Adua, Salgari conduceva solitariamente la sua polemica anticolonialista e antimperialista. Così nel 1883  i veronesi si svegliano, trovando la città tappezzata di manifesti raffiguranti una tigre…il giorno dopo compaiono scritte che annunciano l’arrivo di una mangiatrice di uomini…solo il terzo giorno L’Arena  svela l’arcano e annuncia che la tigre è arrivata, leggete!

Un lancio pubblicitario decisamemnte moderno, un marketing clasmoroso che ottenne l’effetto desiderato. Verona risponde e il successo è la conseguenza. Nel 1897 la regina Margherita gli conferisce la Croce di Gran Cavaliere per i suoi risultati letterari. A soli 35 anni.

Quando iniziano a uscire, a puntate, Le tigri di Mompracem è il 1883.  Saghe che inneggiano al coraggio e alla disobbedienza, e rappresentano l’orgoglio di un’altra possibilità, di un altro modo d’essere, una sovversione piratesca della vigliaccheria nazionale e delle altre ingloriose tradizioni di una stirpe di imboscati e di furbi. Anche se nell’ultimo periodo Sandokan eJungla Janez adottano le stesse strategie imperialiste dei loro nemici.

È uno scrittore di fantasia. Luoghi esotici raccontati ma mai visitati di persona se non sulle enciclopedie della biblioteca che raggiungeva in tramvia. Il grado delle sue opere è esclusivamente “letterario”. Le sue pagine nascono da altre pagine, sono reportage di altri libri, non di altre terre. I  suoi personaggi più compiuti devono forzatamente avere nomi stranieri, altrimenti non prenderebbero mai vita: Tremal-Naik, Kammamuri, Sandokan e il più seducente di tutti: Yanez de Gomera.

Particolarmente vicina alla sensibilità moderna, poi, la sua capacità di impastare la vita con la fantasia e di usare soggetti realmente esistiti come James Brooke o il pirata Morgan.  Tanti personaggi e tanti  viaggi fantastici. Suggestioni fiutate da Salgari e portate nella realtà legandosi alla storia. Ma solo sotto il sole dell’Oriente, al riparo della sua luce che confonde tutte le cose, l’avventura di Salgari si unisce a un discorso più vasto sul destino, ai presagi, ai rischi mortali e alle guarigioni miracolose, alle delusioni storiche, ai drammi già vissuti e a quelli ancora da vivere. E lui nel dramma ci vive, la moglie Aida  è affetta da psicosi. Viene ricoverata in manicomio. È una dura prova.  Una prova che non può superare.

Salgari, il disincanto di come erano andate le cose lo aveva incarnato sulla sua pelle, e ne resta  stritolato. Dopo un primo quasi tragicomico tentativo di suicidio, crollò definitivamente quando restò solo, con i quattro figli.  Spezzò la penna tagliandosi con un rasoio il ventre e la gola in un bosco fuori Torino, a 50 anni esatti dall’Unità d’Italia, la sola morte eroica che gli era rFranc. Salgariimasta. Fu la sua estrema rivolta contro chi si era arricchito con il suo lavoro, gli editori sanguisuga per i quali scriveva “a tutto vapore”, non meno di tre pagine al giorno, e che lo avevano abbandonato in uno stato di “semi-miseria” e di autentica disperazione.

Un finale feroce e maledetto. Un finale di disperazione e miseria.

Solo il successo accompagnò questo scrittore nel suo ultimo viaggio. Il grande successo popolare del viaggiatore che Salgari aveva soltanto immaginato di essere.

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Il potere del genio: Rotko


logoSky arte dedica la puntata de “Il potere del genio” a Mark Rotko.

1970, nove dipinti  dell’artista americano arrivano a Londra. Lo stesso giorno il corpo di Rotko viene trovato disteso sul pavimento del bagno del suo studio. Il pittore ha indugiato così a lungo nel terreno della morte che ha finito per togliersi la vita. Nel 1970 era il momento dell’arte come gioco , Andy Warhol e Roy Lichtenstein si gustavano assieme al Rock and roll, lontani da qualsiasi pensiero e rifiutando la solennità dell’arte. Il fatto che Rotko si fosse tolto la vita rendeva la sua opera ancora più funerea.rotko

Eppure…quei quadri…qualcosa in loro vibra potentemente, pulsa. Quelle linee nere trascinano in luoghi misteriosi. Sono l’inizio di un’avventura sconosciuta in uno spazio sconosciuto.

Ha 55 anni è all’apice della fama e sta lavorando su commissione a una serie di dipinti (il compenso è di 35.000 dollari: cifra altissima per l’epoca) che dovranno coprire come “un fregio continuo, impossibili da evitare, ineluttabili, come il destino“, le pareti dell’inaugurando The Four Seasons, ristorante di lusso situato all’interno del Seagram Building, il bellissimo grattacielo di Manhattan progettato da Mies van der Rohe.  Gli Stati Uniti vogliono dimostrare al mondo la profondità dell’arte oltre alla spettacolarità.  È il più grande pittore americano vivente ma ha passato 30anni di difficoltà economiche e lotte interiori.

Una sfida. Che cosa può fare l’arte? Può irrompere nella vita di tutti i giorni? Può metterci in contatto con le sensazioni dell’estasi, dell’angoscia, del desiderio e terrore? Il pittore riflette a lungo. Nutre un sentimento di ambivalenza nei confronti del capitalismo americano e nel successo.

ROTHK001Nato in Russia ne l 1903 dichiara che di aver visto i cosacchi occupati nella loro attività preferita: picchiare gli ebrei. L’America degli anni ’20, lo accoglie a braccia aperte come fa con milioni di altri ebrei che arrivano scappando dalla violenza. Orfano e ebreo. Suona il violino e il mandolino. È intelligente, diventa gentile, goffo, educato e sentimentale con il desiderio disperato di raccontare le sue idee. Anche lontano dai cosacchi continua a non essere amato. Desidera esperimersi attraverso la creatività perchè pensa che l’arte possa cambiare il mondo. Soffre la fame. Il suo pensiero è arrovellato. Si getta nell’espressionismo, colori scuri, linee abbozzate, i primi lavori sono pieni di alienazione senza speranza.

30anni più tardi non può dire di no alla commissione del Four Seasons è la sfida più grande della sua carriera.

I suoi colori sono gli attori delle sue opere sono la divisione della superficie in rettangoli spesso orizzontali e l’utilizzo del colore che viene distribuito in modo omogeneo sopra a questi spazi, fino a far quasi scomparire la traccia della pennellata. Scelte compositive che servono a rendere la contemplazione dello spettatore più intima, permettendo una sorta di volo prospettico nel colore.  Un viaggio ipnotico,  mentale e spirituale, all’interno dell’opera, grazie alla fusione del colore con la geometria dell’immagine. Ma non si tratta di un viaggio allucinatorio o di un’esperienza sensoriale, perché i quadri di Rothko sono dei capolavori del dramma. Sono una rappresentazione della tragedia esistenziale del loro autore, senza che vi sia una soluzione di continuità e senza alcuna pausa salvifica data dal tempo.

RothkoGrandi tele verticali scandite da campiture orizzontali di tonalità contrastanti, pannelli di colore sovrapposti l’uno all’altro. Luci intense, scintillanti che attirano lo spettatore in una radiazione luminosa, profonda e indefinita. È diventato l’artefice di dipinti potenti e complessi che emanano forza e magnetismo. Pitture pulsanti e originali. Agiscono sui sensi. Si espandono. Offrono la sensualità del mondo in tutta la sua ricchezza. Confini colorati morbidamente indefiniti, imprecisi. Evocano sensazioni estreme di fatalità e estasi.

” Un artista dipinge per gli esseri umani e le reazioni degli uomini di tutti i giorni sono l’unico premio capace di dare soddisfazione vera all’artista“. Negli ultimi anni le sue opere sono richiestissime ma il successo è doloroso, diventa acolista e fumatore. Il suo lavoro si incupisce. Si chiude sulla difensiva, amareggiato e abbraccia il nero corvino. Quei contorni sfilacciati pieni di luce sono spariti, al loro posto dipinge il nero della luce, una sorta di tomba della sua speranza per l’arte. Dipinto dopo dipinto si avvicina alla fatalità, divide la luce, ed è pronto alla morte. Crea uno spazio dal colore sfumato e ambiguo in cui finire, lontano dalla confusione dell’attualità.

Ci ha lasciato opere che parlano del dolore e della gioia, del nascere e del morire, della vita fino alla tomba.

263969-995x580La fortuna di critica e di pubblico di Rothko è cresciuta senza sosta sino a farlo divenire negli anni 2000 uno degli artisti più costosi al mondo. Un suo quadro, White Center (Yellow, Pink and Lavender on Rose) è stato venduto nel maggio 2007 da Sotheby’s di New York per la cifra record di 72,84 milioni di dollari, andando più che a triplicare il precedente record dell’artista, stabilito nel novembre 2005 da Christie’s di New York con Homage to Matisse venduto per 22,41 milioni di dollari.

 


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La Reggia si sbriciola


downloadUn tetto sfondato. Un buco del diametro di almeno 5 metri è il nuovo allarme che arriva dalla Reggia di Caserta, ennesimo bene culturl-artistico italiano che grida: S.O.S. Riconosciuta dall’UNESCO come bene dell’umanità eppure, in condizioni sempre più preoccupanti a causa di un mantenimento inadeguato. È uno dei servizi de TgL7 cronache che vuole evidenziare  lo stato attuale in cui giace la Reggia di carta: transenne, erbacce sui balconi, piante sui tetti, fontane con statue mozzate, panchine divelte: la splendida dimora storica è in pericolo.

Ovviamente tutto questo si traduce inesorabilmente nel calo turistico e polemiche.Reggia Caserta: sindaco, corno rosso provocazione ma resterà

Querelle sui 70.000 € spesi per erigere un grande Corno Rosso portafortuna, il più grande al mondo.  Installato nella piazza antistante la facciata della splendida Reggia di Caserta. E subito diventato polemica feroce, tra i contrari e i favorevoli di quest’operazione fortemente voluta dal sindaco della città Pio Del Gaudio. L’opera, dal titolo “Good Luck, Caserta”, è stata realizzata dall’artista Lello Esposito, scultore e pittore napoletano.  Innalzata poco prima delle vacanza natalizie e tolta in tutta fretta. Secondo il Corriere della sera, quell’opera giace reclinata difronte a un capannone.

Ma non è l’ultimo scandalo che investe quel monumento che contende a Pompei il primato della cattiva gestione di un bene culturale che potrebbe diventare ricchezza solida in una terra in crisi. Un tempo fiore all’occhiello per l’Italia e oggi diventata un altro simbolo di degrado e incuria. Ritenuta patrimonio dell’umanità dall’UNESCO, era utilizzata dal pregiudicato Nicola Cosentino, soprannominato il Signore della Reggia, come luogo in cui fare “jogging” e come meta di vacanza.Del resto come poter reprimere l’istinto di correre liberamente in quegli immensi prati verdi.

Superata la vergogna di quanto accaduto, la Reggia di Caserta è stata vittima di un altro spiacevole evento.

Il buco sul tetto,  una vorareggia-caserta-facciata-degrado-lpgine di 30metri quadrati. La Reggia  continua a cadere a pezzi, dopo il crollo del 2011 di alcune parti architettoniche della facciata, una settimana fa è andata giù anche una porzione del tetto.  Ha ceduto una trave di legno e le tegole sono cadute su una volta in muratura proprio sotto le ex camerate degli allievi della scuola dell’areonautica e al primo piano degli appartamenti reali aperti ai turisti. Ad accorgersi del grave danno, proprio i responsabili dei militari che hanno subito informato la Sovrintendenza.

Una delle architetture più belle e armoniche del Barocco italiano, edificata per volontà dal re Carlo di Borbone estasiato dalla meraviglia del paesaggio. Un giardino all’italiana, un giardino all’inglese, un immenso parco con straordinarie fontane e ricche decorazioni, raccontano la storia del ‘700 italiano. E’ lei, la Reggia di Caserta, la sfortunata protagonista delle ultime vicende campane.

Sarà stata la pioggia a dare il colpo di grazia finale al tetto, certo è che la mancata manutenzione di questo storico monumento torna periodicamente al centro delle cronache. Un crollo ancor più grave perché avvenuto in un luogo in cui erano stati realizzati lavori di somma urgenza per i comignoli nel 2012, quando il tetto probabilmente era già in condizioni precarie, dato che è difficile immaginare una trave in legno marcita in così reggia-caserta-cartelli-lppoco tempo. In arrivo altro denaro per tamponare un’emorragia che pare inarrestabile; denaro che si va ad accumulare ad altri soldi stanziati e non ancora spesi. 5.000.000 di € per l’emergenza Reggia che, assicura Dario Franceschini, sta lavorando al piano complessivo per restituirla alla sua destinazione culturale e museale.

I turisti nel frattempo la disertano. Il crollo c’è stato negli anni. I numeri ufficiale del ministero raccontano che nel 1996 era al terzo posto dei luoghi più visitati d’Italia. Ora si registra un crollo del 57% in meno.

Mancano i soldi per gli addetti alla pulizie e custodi, così come per la manutenzione. Il sindaco parla di cronica mancanza di fondi anche se trovò quelli per pagare il famoso corno…Forse, prima dell’esate inizieranno i lavori di restauro di una parte della facciata ( 21 milioni di € di fondi già sanziati), lavori che sarebbero dovuti iniziare un mese fa. E così la Reggia ferita, nonostante gli annunci e gli impegni anche dell’ultimo governo, sembra in uno stato al limite del comatoso.

ikb190Intorno ad un monumento da tempo nell’occhio del ciclone e al centro di feroci polemiche per la sua gestione, un barlume fioco però si affaccia al suo orizzonte, da quest’anno i fondi per la manutenzione dovrebbero sensibilmente aumentare tenendo conto che la Sovrintendenza speciale potrà gestire direttamente tutti gli incassi realizzati.

Notizie come queste sono la famosa ultima speranza a cui aggrapparsi, prima di cadere a pezzi definitivamente.

 


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Dopo il muro una nuova Europa


downloadAl Tempo e la Storia in onda su Rai 3, si parte con l’immagine di due cartine geografiche, quella dell’Europa di 25 anni fa, ai tempi della “cortina di ferro”, con i paesi del blocco orientale sotto dittatura comunista e quella dell’Europa di oggi, con 28 Stati nell’Unione Europea.

La differenza tra le due cartina è che molti paesi che facevano parte della galassia comunista oggi sono nell’UE. Una trasformazione iniziata in una data precisa: 9 novembre 1989, il giorno della caduta del muro di Berlino. Con la sua distruzione, crolla anche la “cortina di ferro” che contrassegnava le due Germanie e le due Europe. In brevissimo tempo entrano nell’UE la Repubblica Ceca, Ungheria, Polonia, Slovacchia, Lettonia, Estonia e Lituania. Nel 2007 Romania e Bulgaria e infine la Croazia nel 2013. Nel 2014 anche l’Ucraina ha firmato il trattato di assegnazione politica, un passo fondamentale per la sua entrata, che dovrebbe avvenire nel 2017.muro-di-berlino-caduta-picconate

Per parlare della complessa storia che va dalla caduta del muro all’entrata dei paesi un tempo appartenenti al blocco orientale, ci accompagna in studio, il professore Giovanni Sabatucci, storico dell’età contemporanea. ” Per 40anni e più, noi che abitiamo in questa parte del mondo abbiamo parlato molto di Unione Europea, in realtà ci riferivamo a metà Europa, cioè quella occidentale, dando per scontato che l’altra fosse come perduta alla democrazia. Poi tra la fine degli anni ’80 e l’inizio dei ’90 gli eventi quasi miracolosi, culminati nella caduta del muro ha aperto nuove prospettive. Da allora è stato tutto un accorrere delle nuove democrazie orientali  e il processo si è compito in pochi anni. Significa che quell’Europa che a noi, spesso appare come una gabbia, per quei popoli, era ed è, un traguardo e una garanzia contro un ritorno al passato”. 

Il crollo del comunismo nei paesi dell’Europa centrale e orientale, iniziato in Polonia e Ungheria e simbolizzato dalla caduta del muro di Berlino è stato un evento storico che ha cambiato completamente la faccia dell’Europa. Dopo oltre 40ani di divisione, la fine del bipolarismo tra Oriente e Occidente ha innescato un processo di unificazione che, partendo dalla Germania, ha influenzato l’intero continente.

Per capire questo processo bisogna tornare agli inizi degli anni ’80. Il colosso sovietico, guidato dal quesi 76enne Breznev, entra in un vicolo cieco.  Il paese sta per crollare. Mosca spende più del 25% del suo Pil in armamenti. Cifra insostenibile per un paese in piena stagnazione. L’Urss è una macchina arrigginita che non è più in grado di concorrere contro le forze occida1989dentali. Nell’America di Reagan è in atto una rivoluzione digitale. Nel mondo comunista invece, si continuano a sfornare carri armati, camion e veivoli, mentre la produzione di prodotti di consumo rimane molto indietro. Cresce inarrestabile il debito dell’Urss. Le infrastrutture sono arretrate rispetto a quelle occidentali. Nel paese in cui l’età media della classe dirigente è intorno ai 70anni la potente ideologia comunista non è più in grado di rispondere adeguatamente.   Regna la corruzione e la mancanza di valori morali. I mercati neri e le imprese illegali prosperano. Quando sale al potere Gorbaciov, L’Urss è malconcia.

Improvvisamente implode e il quadro cambia rapidamente. Gorbaciov segna il cambiamento. Con la “Perestroika”, molta gente impaziente comincia a protesatre e manifestare apertamente. Nell’89 l’Ungheria e la Cecoslovacchia aprono le frontiere con l’Austria, di conseguenza migliaia di tedeschi dell’est affollano le ambasciate di Praga e Budapest per ottenere il lasciapassare e l’impenetrabile “cortina di ferro” viene scalfita. A Berlino si inneggia a Gorbaciov. Quel grido è un segnale. Il regime risponde con la polizia ma la gente oramai è intenibile. Il giorno 9 è la volta del muro che sotto i colpi dei berlinesi crolla. I tedeschi, separati dal 1961 iniziano  a mescolarsi. L’incubo della divisione Est/Ovest cade per sempre. Le due Germanie si possono vedere e toccare. Da allora ad uno ad uno, nuovi paesi si affiancano alla democrazia europea, cambiando gli equilibri politici di tutto il mondo.

Storicamenete i grandi passaggi rivoluzionari, si consumano sempre perchè il sistema collassa, dando origine ad un cambiamento.

2u7u4a0Le nuove norme ed istituzioni che guidano gli stati europei hanno consentito certamente la tanto voluta pace economica, ma devono anche favorire lo sviluppo di una nuova società europea, multietnica e volta al progresso, che può nascere solo da una serie di rapporti sempre più stretti e lungimiranti. Dal 1989 è stato fatto molto. La caduta del muro è stata simbolicamente un sintomo di autodeterminazione da parte dei popoli che si sono sentiti vicini e che non accettavano più divisioni forzate e conflitti tra nazioni. È proprio la caratteristica nuova dell’UE, di essere multinazionale e multilingue ad essere tereno fertile per l’ampliamento delle frontiere. D’altronde solo pochi anni fa era impensabile perfino un’Unione Europea come quella in cui viviamo oggi.

Speriamo solo che l’attuale crisi non produca altre dannose spinte antieuropee e xenofobe, come quelle avvertite in questi ultimi tempi che, forse altro non sono, che la paura di non essere in grado di gestire il fenomeno di una “grande Europa”, autorevole, solidale, rlepen2ivolta alla pace e allo sviluppo mondiale.  Questa realtà europea, peraltro ineluttabile, che parte dei cittadini non ha ancora compreso nella sua importanza di proceso virtuoso non può e non deve eliminare il prezioso “senso di comunità” fin’ora conquistato.

 

 


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Ulisse ospita Carlo Magno


Ulisse_Rai-3Il viaggio di Alberto Angela nel suo: Ulisse, il piacere della scoperta, ci porta a conoscere un personaggio assoluto della storia, considerato uno dei padri dell’Europa moderna. Si tratta di Carlo Magno.

Un uomo che ha avuto una vita avventurosa, segnata da avvenimenti che hanno cambiato il volto della storia. Chiamato “Magno, il grande”, sovrano di Franchi e Longobardi, è riuscito a creare un impero, chiamato “sacro”. Il biografo di corte, Eginaldo, per non  lasciare che “un grande cada nell’oblio“, dopo la sua morte, mise per iscritto tutto quello che aveva visto e vissuto alla corte di Carlo.

Questo grande sovrano durante il suo lunghissimo regno, dovette affrontare una moltitudine di problemi sia interni che esterni. Aveva 31anni quando iniziò la conquista dell’Europa…

Carlo-Magno-580x333C’erano due fratelli, Carlomanno e Carlo, figli di Pipino detto il Breve. La loro rivalità è nota. La causa, fu l’eredità paterna, che divise il  regno, dando a Carlomanno il centro e il meridione della Francia e tutto intorno, come un anello, a Carlo, creando un’inevitabile diatriba tra i fratelli. Su entrambi, vigilerà sempre, la madre: Bertranda. Cominciando dai loro matrimoni, orditi per mettere fine all’ostilità con i longobardi.

Durante una rivolta, contro i ribelli di Aquitania, il tradimento di Carlomanno, che lascerà solo Carlo durante la battaglia, acuirà il loro rancore ma, permise, grazie alla vittoria, di far diventare Carlo, capo indiscusso dell’esercito, e di annettere, aggiungendo gli Aquitani all’eredità paterna, e dando così inizio al suo dominio.

La morte improvvisa e misteriosa dell’odiato Carlomanno, consente a Carlo di invadere i suoi stati e di ripudiare, l’ormai inutile moglie, figlia di Desiderio, re dei Longobardi: Ermengarda, resa leggendaria da Alessandro Manzoni nel suo Adelchi. ” Sparse le trecce morbide sull’affannoso petto“…

Desiderio allora accolse nella sua corte la vedova e gli eredi di Carlomanno. Matrimoni e alleanze erano solo delicate tattiche opportunistiche. Carlo si proclama re dei Franchi e dichiara guerra a DesiderioOLYMPUS DIGITAL CAMERA. Attraversa con il suo esercito e con la sua famosa “cavalleria corazzata” le Alpi e si impossessa di tutta l’Itaia settentrionale, arriva a Pavia, capitale del regno longobardo, la assedia e attende la capitolazione. Poi si proclama re dei Franchi e dei Longobardi. Ma la pace è ancora lontana.

All’epoca,  i ducati erano spesso in lotta tra loro, il timore del Papa era che un condottiero avrebbe potuto unificarli e sopraffare definitivamente Roma. Ecco perchè il Papa aveva cercato un rapporto con i franchi, considerandoli il più forte dei difensori della Chiesa. Un’alleanza tra Roma e i Franchi carica di interessi.

I franchi sono un popolo bellicoso, che si nutre di guerra,e sono abituati a vincere. Carlo regnerà 46 anni, tutti passati sui campi di battaglia.

Ildegarda, la sua terza moglie, gli resterà al fianco 11anni, dandogli ben 9 figli di cui 4 maschi. Alto, con occhi grandi, un lungo naso, robusta struttura ossea, con un eccellente stato di salute e un buon appetito, visto che consumava pasti di almeno 4 portate. Ebbe in tutto 3 mogli e 20 figli, negli ultimi anni si dedicò a numerose concubine.

Non c’era solo il prob1.L'incoronazione_di_Carlo_Magno_nella_ notte_di_Natale_dell'800lema longobardo, anche i sassoni erano in continua ribellione, per difendere la loro libertà. Dovevano essere sottomessi all’unica luce di Cristo. Poi i mussulmani e la lunga campagna di Spagna che diede vita a tanti poemi italiani e francesi e tanti eroi epici. Il più famoso, il celebre Orlando, innamorato e furioso e fu all’origine anche dell’opera dei Pupi siciliani. L’impero franco, vittoria su vittoria, raggiunse dimensioni mai viste diventando sempre più forte.

Finalmente dopo una vita passata di guerra in guerra, nel mattino di natale dell’anno 800 con l’incoronazione da parte del Papa a imperatore dei Franchi e dei Longobardi può finalmente scegliersi una dimora: Aquisgrana e dedicarsi alla cultura che conobbe una vera rinascita. Un’opera grandiosa se si pensa ai tempi in cui visse, tempo di barbarie e di ignoranza. Riforme monetarie, agricole, istruzione, la scrittura, con l’invenzione di caratteri più semplici e facili da leggere, e politica.

Prima viene il conoscere, poi il fare” è il suo motto.

Non è soltanto per la formazione dell’impero che Carlo è stato soprannominato Magno. La sua azione ha profondamente inciso sul corso della storia grazie alle riforme che sono state fondamentali per tutta l’Europa. Muore all’età di 70 anni, sepolto nella città di Aquisgrana. Una delle figure più popolari e note della storia, fu un re assetato di potere o un re molto devoto? Sicuramente fu un uomo che ha segnato un’epoca. Consapevole della vastità del suo impero, lo lascia in eredità ai suoi figli. Ma nessuno dei suoi successori riuscirà a continuare l’opera che il grande imperatore aveva iniziato.

Oggi, che i popoli del nostro continente sono avviati all’integrazione in un’Europa sovranazionale, la figura di Carlo Magno risulta sorprende7Ulisse-il-piacere-della-scopertantemente attuale e Alberto Angela ci ha conseganto un  racconto televisivo avvincente ericco di sorprese come è stata la vita del grande sovrano.


 


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Pompei, addio!


downloadTg La7 cronache riporta, ancora una volta, l’attenzione sullo stato di degrado del sito archeologico napolateano: Pompei.  Da alcuni anni la situazione della città di epoca romana sommersa dall’eruzione del Vesuvio del 79 d.c, dal 1997 patrimonio dell’umanità dell’Unesco, rappresenta infatti uno dei maggiori talloni di Achille dei ministri dei Beni culturali che si sono avvicendati.

Collegandosi al fatto di cronaca, della visita a sopresa della cancelliera Angela Merkel agli scavi pompeiani per ribadire, qualora ce ne fosse ancora bisogno,  l’ennensima prova del grande interesse che esiste all’estero per le sorti della città vesuviana.

crolli-pompei-586x390Pompei,  uno dei nostri tanti beni culturali trascurati. Meta ambita  dagli stranieri. L’ultima a visitarlo la Merkel. In Campania per un soggiorno privato che la porterà a trascorrere con il marito alcuni giorni di vacanza sull’Isola di Ischia, sua tradizionale destinazione. Look casual, lo zainetto sulle spalle del marito, il biglietto comperato alla cassa, come tutti gli altri turisti. La cronaca italiana ha seguito con malcelato stupore la normalità della visita di Angela Merkel agli scavi di Pompei. Una sosta culturale prima di raggiungere Ischia. Un appuntamento con la storia e con l’archeologia che non poteva essere evitato da una donna cresciuta nella Germania dell’Est che aveva, ai tempo del muro di Berlino, nel suo Pergamonmuseum (famoso in tutto il mondo per la sua collezione archeologica) una delle poche attrazioni di eccellenza. E la Merkel è anche donna di conti. Chissà se durante la sua camminata tra le rovine pompeiane non avrà fatto mentalmente i calcoli sulle continue sovvenzioni europee per i restauri in corso. Quelle per la quali il commissario europeo per la politica regionale, Johannes Hahn, ha parlato do sconfitta personale, dopo i crolli di un mese fa, ricordando il via libera al finanziamento di 41milioni di euro sui 105 complessivi per il “Grande progetto di Pompei” firmato il 6 febbraio del 2013, alla presenza dei ministri del governo Monti.

102530232-416156ab-4159-40a7-baf8-da48f060c6a2Nel frattempo i ministri si sono succeduti. Sul sito aleggia anche l’ombra della camorra e il rischio infiltrazioni mafiose e su tutto e tutti, la pioggia e l’incuria continuano a flagellare i resti romani, provocando nuovi cedimenti fino a oggi, che la patata bollente è passata nelle mani del neoministro Dario Framceschini, che ancora qui, non si è visto.

E di Pompei parlano anche i principali canali televisivi mondiali. Dall CNN ad Al Jazeera English impegnati a descrivere una situazione sempre in bilico tra la speranza e il disastro.

L’emergenza pompeiana sembra trovare più spazio nelle cronache internazionali e i repertage su Pompei sembrano essere diventati un genere. Negli ultimi mesi, molte televisioni straniere hanno mandato i loro inviati a testimoniare il degrado. L’ultima in ordine di tempo la Tv della Svizzera italiana che ha evidenziato, tra l’altro: “chiusa anche la casa del Criptoportico, appena restaurata, forse perchè il risultato finale non è molto convincente” … Restauro durato un anno e l’inviato limita  con la sua frase “non molto convincente” la polemica che sta montando su questo lavoro Domus_Pompeiconservativo, che ha spinto i cittadini ad organizzare un’iniziativa di protesta che si terrà il 4 maggio attorno all’area archeologica. Intanto La Procura di Torre Annunziata ha aperto un’inchiesta su quel restauro e su altri 4 interventi con appalti ottenuti con addirittura un ribasso del 57%. Il quotidiano Il Mattino aveva  diffuso qualche scatto fotografico. Di più non c’è, perchè alla richiesta di girare immagini presentate da alcuni giornalisti della stampa estera è stato risposto in modo negativo. E allora bisogna accontantarsi di vedere la Domus dalle vetrate di protezione e ascoltare l’ironia dei custodi del sito che avrebbero iniziato a chiamarla:”la pizzeria”.

Il canale spagnolo Hausnews ricorda la rovina della Domus dei gladiatori e il monito dell’Unesco che ha minacciato di togliere il titolo di patrimonio dell’umanità. Il canale inglese di Al Jazeera accusa la trascuratezza, la cattiva gestione e i colpi del maltempo. La francese Canal plus usa le belle immagini in bianco e nero, senza visitatori, per imputare proprio il turismo di massa di devastazione del sito. Ma chi va giù pesante è la CNN che in piena crisi russa ucraina mette in guardia Putin dai pericoli dell’imperialismo e usa la mrtr2z1o8etafora pompeiana per ribadire che ogni impero dominatore  è destinato poi al crollo…

E tra indicazioni assenti, bagni rotti e oltre 70 edifici non visitabili, il governo italiano ha stanziato una goccia nel secchio. Servirebbero invece 100 milioni di euro per rimettere in salute Pompei. Nel frattempo quest’arte perduta tra cemento, degrado, lungaggini burocratiche, carenza di personale e manutenzione, attenderà il prossimo crollo.

 



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Ritorno al medioevo


HistoryChannel_2E0BEC4FViaggiare nel medioevo e più precisamente tra il 1200 e il 1300, è possibile grazie all’esperto Mike Loades che, su History Channel ci mostra cosa significava vivere, lavorare e combattere durante in questo staordinario periodo storico.

Cominciamo da un simbolo: il castello, che richiama alla mente il romanticismo e la durezza dell’epoca. I primi, sorgono su terrapieni, con torri in legno, circondati da una palizzata di trochi che ricorda i forti dell’america del 1800.  Non hanno solo scopo difensivo. Nascono assieme ad un nuovo tipo di guerriero: il cavaliere. Altro simbolo del Medioevo. Un soldato nato per combattere in sella ad un fiero, possenteirlanda-rivivere, cavallo da guerra. Questi animali hanno bisogno di riparo, cibo, manutenzione e in effetti i castelli sono delle ottime basi per i cavalli. Costruiti in territorio nemico per avanzare man mano che si conquistano nuove terre. Poi il castello si diversifica, e la sua costruzione in pietra con tecniche autenticamente medievali e rigorosamente artigianali inizia con gli scalpellini e con il mastromuratore che da solo riunisce le competenze di architetto, ingegniere, costruttore, artigiano e progettista. Pietre e malta sono l’ossatura dei castellli. Edifici perfetti, in grado di resistere centinaia e centinaia di anni e ancora oggi molti di loro dominano i paesaggi del continente europeo.

L’immagine popolare del cavaliere è legata all’eroe dall’armatura scintillante che passa il tempo a giostare e a corteggiare fanciulle. C’è del vero in questo ma, prima di tutto un cavaliere è un soldato. Un guerriero d’élite che combatte a cavallo. DiCOTTA DI MAGLIA RIDIM grande mobilità che indossa un’armatura molto flessibile: la cotta di maglia che protegge da spada e lance e consiste in un indumento protettivo composto da una fitta rete di anelli di ferro. Fa parte di un sistema di protezione stratificato formato anche da un’imbottituta che attutisce i colpi e impedisce alle lame di affondare. Poi l’armatura che copre dalla testa ai piedi per trasformare il prode cavaliere in una macchina da guerra.  Sottoposti ad un durissimo addestramento, per forgianre resistenza e forza. In battaglia i combattimenti sono sanguinari e violenti.

Il miglior modo per raggiungere lunghe distanze, vista la scarsità di strade è il mare. E infatti in questo peridoo storico le acque d’Europa pullulano di imbarcazioni commerciali. Navi da carico chiamate “cocche” che sono le vere bestie da soma. Monoalbero, con vele molto pesanti hanno il fondo piatto adatto ad una notevole capacità di carico. Con il vento a favore, si viaggia veloci e si trasporta di tutto, così qualunque cittadina costiera può aprirsi ai comemrci internazionali trasformandosi in una porta verso il mondo. Merci di ogni parte del mondo approdano sui banchi delel piccole citatdine medievali.

I dialetti sono lingue e dunque un viaggiatore dell’epoca ha molti problemi a farsi comprendere. Facile la truffa ma chi approfitta per imbrogliare, viene umiliato pubblicamente attraverso la gogna che in cittadine così piccole equivale a essere messo in prima pagina. I ladri invece vengono marchiati a fuoco per renderli immediatamente identificabili.

L’idea che il Medioeveremita-russo-meioevo-300x225o sia cupo e grigio è completamente errata, al contrario vibra di colori sgargianti. Per colorare gli indumenti si usa un ingrediente insolito: l’urina maschile stagionata. Lane e stoffe vengono colorate con tinte vegetali e l’urina riveste un ruolo fonfamentale. Agli angoli delle strade ci sono dei secchi dove gli uomini depositano la propria urina che viene raccolta e portata ai laboratori di tintura. È l’ammoniaca presente che fissa la tinta, usata anche nei saponi come candeggina.

Quello medievale è un mondo artigianale, un lavoro intenso. Perfino accendere un fuoco equivale ad un arte vera e propria. Quando il sole tramonta si potrebbe pensare che la vita si fermi. Ma questo significa sottovalutare il potere del fuoco, delle candele e di un buon boccale. La taverna è il luogo di ritrovo della comunità, qui tutti  conoscono tutti, è il loro punto di aggregazione. Chi è in cerca di prostitute vien qui. Si riconoscono perchè indossano cappucci gialli. Luce e calore costa nel medioevo e una taverna li offre gratis agli avventori.

Sulla terraferma si viaggia a piedi oppure a cavallo. In questa epoca la gente usa cavalli diversi per scopi differenti. I sentieri medievali sono le autostrade dell’epoca e lungo il tragitto si incontrano spesso i legnaioli che conducono i cavalli da soma con la legna da ardere. L’unico combustibile per le necessità domestiche. I legnaioli la portano nelle città. Una quantità di legname enorme per riscaldare e alimentare i forni, per cuocere il cibo e lavorare il metallo nelle fucine.

Tutto è strutturato e ben funzionante. In una società in cui tutto è strettamente interconnesso, ogni parte dipende dall’altra. La gente interagisce con la natura e il sistema è molto funzionale. Una disponibilià totale alla condivisione e alla collaborazione. La principale fonte di ricchezza è il terreno e tutti, dagli animali alla manodopera sono impegnati a disposizione della comunità. L’igiene personale è limitato al lavaggio dei abiti e all’uso di bastoncini di nocciolo o liquerizia per la pulizia dei denti con l’aggiunta di salvia  e sale.castello-montebello-azzurrina

Insomma il nostro viaggio alla scoperta della vita del medioevo ha riservato parecchie sorprese.