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by Loretta Dalola


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Ritorno al medioevo


HistoryChannel_2E0BEC4FViaggiare nel medioevo e più precisamente tra il 1200 e il 1300, è possibile grazie all’esperto Mike Loades che, su History Channel ci mostra cosa significava vivere, lavorare e combattere durante in questo staordinario periodo storico.

Cominciamo da un simbolo: il castello, che richiama alla mente il romanticismo e la durezza dell’epoca. I primi, sorgono su terrapieni, con torri in legno, circondati da una palizzata di trochi che ricorda i forti dell’america del 1800.  Non hanno solo scopo difensivo. Nascono assieme ad un nuovo tipo di guerriero: il cavaliere. Altro simbolo del Medioevo. Un soldato nato per combattere in sella ad un fiero, possenteirlanda-rivivere, cavallo da guerra. Questi animali hanno bisogno di riparo, cibo, manutenzione e in effetti i castelli sono delle ottime basi per i cavalli. Costruiti in territorio nemico per avanzare man mano che si conquistano nuove terre. Poi il castello si diversifica, e la sua costruzione in pietra con tecniche autenticamente medievali e rigorosamente artigianali inizia con gli scalpellini e con il mastromuratore che da solo riunisce le competenze di architetto, ingegniere, costruttore, artigiano e progettista. Pietre e malta sono l’ossatura dei castellli. Edifici perfetti, in grado di resistere centinaia e centinaia di anni e ancora oggi molti di loro dominano i paesaggi del continente europeo.

L’immagine popolare del cavaliere è legata all’eroe dall’armatura scintillante che passa il tempo a giostare e a corteggiare fanciulle. C’è del vero in questo ma, prima di tutto un cavaliere è un soldato. Un guerriero d’élite che combatte a cavallo. DiCOTTA DI MAGLIA RIDIM grande mobilità che indossa un’armatura molto flessibile: la cotta di maglia che protegge da spada e lance e consiste in un indumento protettivo composto da una fitta rete di anelli di ferro. Fa parte di un sistema di protezione stratificato formato anche da un’imbottituta che attutisce i colpi e impedisce alle lame di affondare. Poi l’armatura che copre dalla testa ai piedi per trasformare il prode cavaliere in una macchina da guerra.  Sottoposti ad un durissimo addestramento, per forgianre resistenza e forza. In battaglia i combattimenti sono sanguinari e violenti.

Il miglior modo per raggiungere lunghe distanze, vista la scarsità di strade è il mare. E infatti in questo peridoo storico le acque d’Europa pullulano di imbarcazioni commerciali. Navi da carico chiamate “cocche” che sono le vere bestie da soma. Monoalbero, con vele molto pesanti hanno il fondo piatto adatto ad una notevole capacità di carico. Con il vento a favore, si viaggia veloci e si trasporta di tutto, così qualunque cittadina costiera può aprirsi ai comemrci internazionali trasformandosi in una porta verso il mondo. Merci di ogni parte del mondo approdano sui banchi delel piccole citatdine medievali.

I dialetti sono lingue e dunque un viaggiatore dell’epoca ha molti problemi a farsi comprendere. Facile la truffa ma chi approfitta per imbrogliare, viene umiliato pubblicamente attraverso la gogna che in cittadine così piccole equivale a essere messo in prima pagina. I ladri invece vengono marchiati a fuoco per renderli immediatamente identificabili.

L’idea che il Medioeveremita-russo-meioevo-300x225o sia cupo e grigio è completamente errata, al contrario vibra di colori sgargianti. Per colorare gli indumenti si usa un ingrediente insolito: l’urina maschile stagionata. Lane e stoffe vengono colorate con tinte vegetali e l’urina riveste un ruolo fonfamentale. Agli angoli delle strade ci sono dei secchi dove gli uomini depositano la propria urina che viene raccolta e portata ai laboratori di tintura. È l’ammoniaca presente che fissa la tinta, usata anche nei saponi come candeggina.

Quello medievale è un mondo artigianale, un lavoro intenso. Perfino accendere un fuoco equivale ad un arte vera e propria. Quando il sole tramonta si potrebbe pensare che la vita si fermi. Ma questo significa sottovalutare il potere del fuoco, delle candele e di un buon boccale. La taverna è il luogo di ritrovo della comunità, qui tutti  conoscono tutti, è il loro punto di aggregazione. Chi è in cerca di prostitute vien qui. Si riconoscono perchè indossano cappucci gialli. Luce e calore costa nel medioevo e una taverna li offre gratis agli avventori.

Sulla terraferma si viaggia a piedi oppure a cavallo. In questa epoca la gente usa cavalli diversi per scopi differenti. I sentieri medievali sono le autostrade dell’epoca e lungo il tragitto si incontrano spesso i legnaioli che conducono i cavalli da soma con la legna da ardere. L’unico combustibile per le necessità domestiche. I legnaioli la portano nelle città. Una quantità di legname enorme per riscaldare e alimentare i forni, per cuocere il cibo e lavorare il metallo nelle fucine.

Tutto è strutturato e ben funzionante. In una società in cui tutto è strettamente interconnesso, ogni parte dipende dall’altra. La gente interagisce con la natura e il sistema è molto funzionale. Una disponibilià totale alla condivisione e alla collaborazione. La principale fonte di ricchezza è il terreno e tutti, dagli animali alla manodopera sono impegnati a disposizione della comunità. L’igiene personale è limitato al lavaggio dei abiti e all’uso di bastoncini di nocciolo o liquerizia per la pulizia dei denti con l’aggiunta di salvia  e sale.castello-montebello-azzurrina

Insomma il nostro viaggio alla scoperta della vita del medioevo ha riservato parecchie sorprese.


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Il potere dell’acqua svelato da Big History


big-history-featured-show-image-ABBig History la serie tv che usa la scienza per vedere il mondo sotto un’altra luce, ci porta a guardare la terra dallo spazio. Un’arancia blu ricoperta da uno strato fluido che la stringe come in una morsa. Una struttura invisibile con il potere di muovere l’umanità.

L’acqua è la sostanza più comune  sulla faccia della terra, ma è anche la più distruttiva. Non conosce rivali nel frantumare, ghiacciare e plasmare.

Sfrutta la sua capacità erosiva per modellare le catene montuose e scavare valli profonde. Sembra delicata e malleabile ma arriva a creare qualcosa come il Gran Canyon, l’erosione magica del fiume Colorado.  Costituisce il 70% della superficie del pianeta e il 60% del nostro corpo. Sebbene l’uomo sia una creatura terrestre vive in un mondo fatto di acqua. Per sopravvivere e prosperare dobbiamo tenere il suo potere sotto controllo.

navigazione-2Ma il controllo dell’acqua dipende dalle sue proprietà chimiche. Proprietà che la rendono familiare e allo stesso tempo aliena. I corpi pesanti affondano nell’acqua eppure trasportiamo via mare i carichi più smisurati. Grazie alla galleggiabilità, una proprietà dei liquidi. I corpi muovono una quantità di acqua pari la loro peso. Quindi una nave di 90 tonnellate, sposta 90 tonnellate di acqua e prima che sia sommersa per intero inizierà a galleggiare. Altri liquidi hanno la stessa proprietà, come l’olio, ma la loro vischiosità rende impossibile navigarli.

L’acqua è perfetta. Al centro un atomo di ossigeno. Un atomo di idrogeno sul lato e un altro dall’altro. Si forma così una carica positiva da una parte e una negativa dall’altra. Le cariche opposte si attraggono e le molecole di acqua si uniscono in un legame serrato noto come: tensione superficile. Le molecole unite tra loro formano un mantello invisibile che consente alle navi quasi di planare sulla superficie liquida. La chimica dell’acqua risolve un antico problema, creando vere e proprie autostrade naturali e navigabili. E così il trasporto fluviale e marittimo diventano le vie più economiche per spostare merci e persone. Le prime città della storia sorgono lungo i fiumi. I corsi d’acqua sono stati fondamentali per lo sviluppo delle civiltà.

JanasL’acqua unisce i popoli ma divide i continenti. Le imbarcazioni più antiche non erano concepite per l’oceano. L’Atlantico è vasto 4000 miglia, il Pacifico il doppio. Le civiltà si sviluppano in isolamento finché dopo secoli l’innovazione umana unifica il mondo. Dall’antico medio oriente arriva, l’astrolabio per disegnare mappe accurate. In Cina viene usata la bussola per seguire il campo elettromagnetico terrestre. Dall’oceano indiano, le vele triangolari che permettono la navigazione controvento. In Europa tutta questa tecnologia converge e consente all’uomo di sfidare i mari. La tecnologia applicata alla nautica ha trasformato gli oceani da barriere ad autostrade e ha fatto la fortuna di interi paesi, provocando uno spostamento geografico del potere.

Per secoli il medio oriente è stato il fulcro del commercio mondiale poi il baricentro si sposta in Spagna, Inghilterra, Olanda, Francia, Portogallo. Piccoli stati costruiscono imperi estesi utilizzando la forza di un legame microscopico che unisce semplici molecole di acqua. E così gli europei si impadroniscono velocemente dei mari usando armamenti e abilità marinare per conquistare vaste regioni del pianeta. I progressi della navigazione a vela si uniscono alla chimica dell’acqua per creare un’imponente rete globale che muove l’umanità. Uno schema valido ancora oggi. Il 90% del commercio mondiale si svolge tutto via mare.download (1)

L’acqua ha la capacità di trasformarsi. Crea forme nuove, si condensa, si trasforma in vapore e sale formando nel cielo nuvole e nebbia che poi ritornano sulla terra sotto forma di pioggia. Il freddo la rende solida. Il calore crea il vapore e nel mezzo lo stato liquido nel quale sprigiona la sua energia liberata dalla gravità. L’uomo ha imparato a sfruttarla. L’acqua fa muovere una ruota, un ingranaggio…a distanza di anni quella stessa energia illumina il mondo, aziona turbine e eliche per generare energia elettrica.

L’uomo ha imbrigliato la forza incontrollata della natura. Dighe, acquedotti, canali, un’imponente rete di infrastrutture che hanno mosso il progresso della civiltà. Ma anche i batteri amano l’acqua e a causa di questi microrganismi l’acqua ha fatto più vittime di qualunque guerra o carestia fino a quando, nel diciannovesimo secolo, a Londra la medicina evidenzia nell’acqua la causa di tante morti. A quel punto nasce la rete fognaria. Un modo nuovo di ripensare le città che iniziano a funzionare nello stacqua-corona-con-cuoreesso modo della terra: immettendo acqua pulita e drenando quella sporca.

Una soluzione che ha cambiato la vita degli esseri umani.

L’acqua dunque è la linfa vitale dei nostri corpi, della nostra civiltà e del nostro pianeta.

 


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Big History: mega ingegneria


big-history-featured-show-image-AB2100 a.c. in Egitto viene costruita una struttura enorme. 2000 anni dopo ne compare un’altra in Messico.

Big History svela la rete di collegamenti infiniti che si intersecano e contribuiscono a creare quello che vediamo e siamo.  Le grandi civiltà hanno lasciato tracce nel mondo, la storiografia tradizionale cerca di capire come vivevano gli antichi, Big History va oltre e rivela la strana coincidenza che collega tutte le megastrutture più antiche: sono piramidi. Egitto, Mesopotamia, Cina, Cambogia, India e America centrale, tutte queste megastrutture hanno forma piramidale.

Civiltà distanti tra loro, separate da oceani e da migliaia di anni hanno creato strutture identiche. Perché?

A differenza di strade e acquedotti le grandi piramidi sembrano uno spreco colossale. Richiedono migliaia di operai e anni di lavoro. Forse esiste un tratto distintivo presente in tutti gli uomini che ha spinto tante civiltà a costruire megastrutture.

imagesBig History collega questo quesito alla coda del pavone, quella che i biologi definiscono un “segnale onesto“. Qualcosa che all’apparenza sembra inutile, enorme e ingombrante, non aiuta a volare ma allo stesso tempo è bella, vistosa e attira la femmina permettendo al pavone di riprodursi. Ovunque nel mondo gli animali utilizzano queste dispendiose tattiche di corteggiamento, gli esseri umani non fanno eccezione. L’uomo moderno vuole una macchina, un bel vestito, un conto in banca, tutti segnali trasmessi all’esterno. L’uomo reagisce a questi segnali, non solo finalizzati alla riproduzione. Le prime piramidi appaiono 4500 anni fa, queste strutture enormi, sono segnali onesti, eretti dall’uomo.

Qual è l’obiettivo del faraone? Le megastrutture più grandi vengono erette all’inizio del regno. Per la prima volta un faraone ha potere assoluto su milioni di persone organizzate in una rigida gerarchica. Il faraone teme che vogliano rivendicare forme di libertà, vuole affermare il proprio potere e dimostare che è inutile, se non pericoloso tentare una rivolta.  Una megastruttura monumentale può servire allo scopo. Erano costruzioni inutili ma con con un messaggio molto chiaro: guardate chi sono e cosa sono in grado di fare. Fanno la loro comparsa quando gli uomini iniziano a formare civiltà più complesse e stanziali sotto un unico potere accentratore e hanno tutte qualcosa in comune: l’altezza.

la-cattedrale-di-saint-pierre-a-beauvais-L-_WNQS4Le strutture più grandi e imponenti tendono ad essere anche le più alte. Una tendenza istintiva. Un animale attaccato si solleva in modo da apparire più alto. In natura l’altezza è segno di dominio. Non  a caso gli animali dimostrano timore per qualsiasi cosa  o creatura che li sovrasta. Nell’uomo il processo inizia presto. Un bambino guarda i genitori dal basso verso l’alto e obbedisce. Questo rispetto per l’altezza rimane per sempre. Influenza perfino il nostro linguaggio, quando esaltiamo una persona la mettiamo su un piedistallo. Le divinità sono nei cieli. La devozione per l’altezza è parte di noi e l’uomo prova una soggezione innata.

La soggezione in psicologia è un ‘emozione sociale, entra in scena di fronte a spettacoli imponenti che ci fanno sentire piccoli, insignificanti e sottomessi. L’altezza ci mette in soggezione, ci intimidisce, non la controlliamo. I faraoni cercavano di intimidire e sottomettere i sudditi costruendo megastrutture. Non è una questione di culture è parte della natura umana.

Perchè hanno la stessa forma?

Le strutture più alte del mondo sono piramidi naturali. La forma di una montagna ha una base solida che va a restringersi in cima. Gli ingegneri dell’antichità trovano un’ottimo suggerimento nella natura, ma devono decifrare la forza universale che fa orbitare i pianeti, tiene insieme la terra e minaccia di far cadere ciò che è troppo alto: la gravità.

La gravità modella le montagne e spinge gli elementi sia in basso verso il centro che diagonalmente lungo il pendio. Rimane una base ampia e una cima appuntita. Per gli antichi la lezione è chiara, sfidare la gravità con qualcosa di alto. Le generazioni successive sperimentano modi migliori : cupole, soffitti a volta, archi a sesto acuto, tutte soluzioni che trasferiscono il peso a terra dentro strutture enormi, creando spazi aperti al loro interno.

Megastrutture -Super torri inShangaiAbbiamo creato materiali come il cemento e l’acciaio per realizzare megastrutture. E la chiave è ancora in natura. Il 60% del peso di un insetto è racchiuso dall’esoscheletro mentre in animali a scheletro interno è del 15%. Il peso esterno non permette agli insetti di crescere. L’acciaio consente di replicare la struttura esterna di creature gigantesche come i dinosauri dando vita ai moderni grattacieli. L’uomo è passato dalle grandi pareti esterne a uno scheletro interno in acciaio. La natura è il più grande architetto ispiratore.

Ma non è finita. Perchè edifici nati per incutere soggezione diventano centri di aggregazione?

Rappersentano il luogo di incontro tra i flussi vitali dell’umanità. Strutture che attirano e il collegamento si rinnova. Nell’universo la materia si concentra in zone particolari dove si trovano stelle e pianeti. Sulla terra queste megastrutture seguono questa legge cosmica.

Una mega struttura. Una metropoli. L’universo. L’uomo ha sempre edificato strutture gigantesche per incutere timore, consolidare il potere politico, imitare la natura che rimanda alla struttura stessa dell’universo. Tutto collegato.


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La carne vista da Big History


downloadSolitamente pensiamo alla storia come a una linea temporale, con una serie di eventi, ma se al posto di una linea, immaginiamo una rete di connessioni infinite che si intersecano per miliardi di anni e che contribuiscono a creare quello che è intorno a noi, l’universo, il nostro pianeta e noi stessi, ci troviamo di fronte alla nuova serie di documentari che History Channel sta mettendo in onda.

Ed eccoci allora proiettati nei momenti epici che hanno aperto la strada dell’evoluzione.  Il movimento degli atomi guida il movimento degli uomini, delle civiltà, delle galassie e la storia come noi la conosciamo diventa il bisogno della  carne rivisitata da Big History.

È uno dei prodotti principali dell’Argentina e il Lussemburgo è lo stato con il maggior consumo procapite. Mentre in India è quasi bandito: il manzo.

La storia ufficiale ci spiega che la carne bovina è stata la base del regime alimentare di tutto il mondo, ma dietro al imagesbestiame si nasconde una storia molto più complessa legata alla nostra identità. Torniamo indietro nel tempo a due milioni di anni fa. L’Homo Sapiens ancora non esiste, il nostro progenitore chiamato Homo Habilis ha una dieta composta per il 98% di piante  e foglie. Ma la dieta vegetariana non lo favorisce per  assumere le calorie necessarie questi uomini primitivi dovrebbero mangiare vegetali per 9 ore al giorno.

Oggi esiste la possibilità di una scelta vegetariana, perchè abbiamo accesso a una grande quantità di piante, ma all’epoca delle prime culture umane, era difficile ottenere tutte le sostanze nutritive solo partendo dai vegetali. È ora di cambiare dieta e l’uomo iniziando a consumare carne scatena una rivoluzione energetica che trasforma il nostro corpo. Quegli antichi progenitori si servono di oggetti prima in pietra, poi del fuoco per arrivare a procurasi il cibo e il corpo si modifica. La carne cotta è più digeribile e l’apparato digerente fa meno lavoro, diventa più piccolo e l’energia risparmiata va ad un altro organo: il cervello.

È una regola base dell’evoluzione, se un organo diventa più grande bisogna trovare l’energia necessaria da un altro organo. Con il trasferimento alla carne il nostro cervello cresce del 35%. La carne è un  concentrato di energie e un cervello più grande significa maggior intelligenza. È uno dei passaggi fondamentali dell’evoluzione umana.

mucca2-1024x744Il consumo mondiale procapite di carne è raddoppiato negli ultimi 50 anni, da 22kg a 40kg. Ma per i primi mangiatori di carne non era tutto così facile. Gli animali cacciati dagli uomini primitivi erano enormi e feroci. Gli antenati dei moderni bovini erano letali  e aggressivi. Devono lottare rischiando la vita per procurasi uno di questi animali ma, una volta ucciso vale mezza tonnellata di ferro e proteine che possono sfamare un’intera tribù. Per abbatterlo serve una strategia, ma prima di mettere in azione il piano devono comunicare. Il linguaggio dell’uomo è progredito con il bisogno di comunicare durante la caccia.

I primi utensili, il nostro cervello e il linguaggio sono collegati al bisogno di carne che ci ha resi ciò che siamo. Ma tutto va riportato ancora più lontano.

23milini di anni fa la terra è fredda e arida, condizioni ideali per sviluppare una nuova specie vegetale: l‘erba, che va a ricoprire ogni continente. Dove cresce l’erba gli animali si evolvono per mangiarla. Non ha un grande valore energetico ma è abbondante. I bovini prosperano così nelle vaste pianure erbose europee, ma dall’altra parte del mondo, non ci sono bovini. Cristoforo Colombo sta per portarli. Nel suo secondo viaggo, intende restare e vuole ricreare una piccola Spagna. La prima mucca ad arrivare nel continente americano non lo fa grazie all’evoluzione ma per scelta dell’uomo. Nel giro di pochissimo tempo si diffondono e prosperano ovunque dal vecchio al nuovo mondo.

Ma una creatura unicellulare sta per sconvolgere il nuovo equilibrio. Il bestiame dei mongoli contrae il virus della peste bovina e inizia a viaggiare nell’aria. Dalle mandrie asiatiche a quelle russe, in pochissimo tempo il bestiame è decimato. Un’altra storica peste nel 1865 si associa a questo disastro alimentare. Il virus però non attraversa l’Atlantico e il bestiamo del nuovo mondo è salvo e comincia a sfamare il vecchio. Inizia l’epopea del Far west formando un’unica grande storia.

carneLa carne ha dato energia al nostro cervello, trae origine dai pascoli dove questa specie animale si è evoluta, una serie di viaggi l’ha diffusa in tutto il mondo, salvandola da un’epidemia letale. Ma le connessioni non sono ancora finite. Ogni mucca, qualunque filetto e oltre un miliardo di bovini hanno un’origine comune. Un’invenzione umana. Per procurarsi la carne i primitivi decidono di domare il selvaggio e aggressivo bovino catturando i vitelli e facendoli accoppiare con quelli più docili. Questi antichi allevatori prendono le radici dell’evoluzione e trasformano un mostro selvaggio e feroce in un animale da fattoria. Ogni mucca oggi esistente, discende da questa invenzione.

Quando l’uomo primitivo comincia a cacciare dà il via ad una serie di collegamenti che si estende per migliaia di anni, creando un legame di reciproca dipendenza. L’uomo e i bovini condividono una storia comune.


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History: anniversario 11-09-2001


HistoryChannelLogoMentre New York celebra l’anniversario dell‘attacco alle torri gemelle, avvenuto l’11 settembre 2001, History channel, manda in onda un reportage che ripercorre quei momenti terribili attraverso le testimonianze e il materiale inedito girato in quei giorni e proveniente da tutto il mondo.

11 settembre,  giorno uno : l’incredulità degli americani. Da svariate ore i cittadini di NY cercano di raggiungere i loro bambini per portarli in salvo. Caos nelle strade. La preoccupazione è grande. Si vedono braccia e gambe sparsi a terra, decine i cadaveri. Il momento è decisamente difficile. ” Fate passare, fate passare! Sgomberate, sgomberate” sono le urla dei polizziotti, che per primi si trovano sul luogo dell’attentato.

Quanti i sopravvissuti?

La paura è che anche i soccorritori siano vittime del crollo delle torri gemelle. Le prime stime parlano di migliaia di morti. Gli ospedali sono pWTC-Kollaps-11-09-2001resi d’assalto. ” Siamo la seconda squadra che è arrivata sul posto, 231 dei nostri erano già dentro, non siamo riusciti a tirarli fuori. Non è rimasto nulla”. Al momento non ci sono indicazioni, la cosa da fare è rendere gli edifici sicuri per dare il via ai soccorsi e capire se ci sono sopravvissuti. Ore 11.45 Dalle strade si solleva una gigantesca nuvole di polvere che oscura il cielo. Un’ondata di detriti invade le strade. Al Pentagono, dopo l’esplosione le fiamme divampano. Sicuramente c’è più di un aereo coinvolto in questi attacchi, la paura si diffonde. La situazione è confusa. Nelle scuole, le insegnanti cercano di proteggere i piccoli. Il fumo invade le strade. I soccorritori dovranno penetrare nelle macerie e trovare chiunque sia ancora in vita, non c’è modo di sapere quanto sarà diffcile l’impresa. Ore 15.00 Si improvvisano barelle per aiutare i soccorritori. 200 volontari.  Tutti danno una mano, tanti sono accorsi. Sembra la scena di un film. La risposta della cittadinanza è massiccia. Il portavoce della croce rossa afferma che non si è mai vista una reazione umana di questa portata. Il numero dei volontari è enorme. I sopravvissuti agli attacchi ora, affrontano un nuovo orrore, la ricerca di amici e colleghi dispersi. Tutto ad un tratto nella città più affollata del mondo, nessun luogo sembra più sicuro. Ore 17.00 Il fumo è sempre più denso, si temono i crolli degli edifici adiacenti, invasi, tutto il giorno dalle fiamme, rischiano di cadere. La spirale di fumo denso sale verso l’alto. Ore 18.45 Resti umani si mescolano ai detriti sparsi ovunque. Pilastri di acciaio deformati e piegati come fossero stucco. Non c’è ancora un bilancio definitivo delle vittime. Il sole tramonta e su Manhattan sta calando il buio. Il cielo è ancora saturo di fumo nero e fuliggine. Le squadre dei soccorritori continuano a scavare. Si cercano le vittime del più grande disastro della storia americana.

Il giorno dopo, NY è strana. I ponti e le gallerie, solitamente affollati, al mattino, sono totalmente deserti. Per la prima volta tutti gli aereoporti sono chiusi. Anche i mercati finanziari. Tutte le partite di baseball cancellate. 11-september-6Disneyland è chiuso ai turisti. Broadway ha annullato tutti gli spettacoli e a NY tutto sembra assolutamente surreale. Il fumo continua a  saturare il cielo. Si scava continuamente per  cercare alcuni sopravvissuti, intrappolati tra i calcinacci. Nei pressi del Ground zero, la pista di pattinaggio è stata trasformata in un obitorio improvvisato. Le persone che cercano parenti o amici, si muovono come sonnambuli, hanno foto tra le mani.  Gli investigatori concentrano le ricerche delle scatole nere. Il gruppo terroristico al Qaida viene considerato il mandante dei dirottatori che ha fatto precipitare gli aerei sul World Trade Center di New York, sul Pentagono e su Shanksville, in Pennsylvania. Bush ordina un’indagine completa per dare la caccia ai terroristi e trovarli.  La rabbia e la vendetta serpeggia tra gli americani, le minacce ai mussulmani diventano forti.

11settembreI giorni successivi, l‘America cambia volto, si tinge di bianco, rosso e blu. Ogni giorno che passa, diminuiscono le speranze per i sopravvissuti. Eppure, uno sviluppo incredibile, 5 pompieri vengono estratti vivi dalle macerie. Mentre la città chiede 30.000 sacche per cadaveri.

Gran parte di questa storia si basa sui numeri. Il numero dei cadaveri estratti dalle macerie. Il numero di persone, miracolosamente sopravvissute. Il numero di persone accorse sul posto. Il numero delle bandiere americane vendute da esibire orgogliosamente, come simbolo di appartenza a questo paese. Il numero dei volontari e degli eroi che hanno lavorato sul posto. Il numero di oggetti ritrovati e dei fiori deposti per ricordare. Il numero dei resti delle persone e dei minuti di silenzio che tutto il mondo ha voluto commemorare.

attentat-11-septembre-2001Delle migliaia di persone sepolte dal crollo delle torri gemelle, solo 5 sono state estratte vive dalle macerie. L’ultima è stata salvata alle ore 12.45 del 12 settembre. Quasi 3000 persone sono rimaste vittime degli attacchi terroristici, 343 vigili del fuoco e 60 poliziotti. Andarono distrutti o furono gravemente danneggiati diversi edifici, fra i quali le Torri Gemelle del World Trade Center che crollarono in seguito agli impatti, coinvolgendo nella distruzione 5 edifici limitrofi e 5 stazioni della metropolitana. Sono stati dirottati 4 aerei: due Boeing 767 si schiantano sul World Trade Center, due Boeing 757 precipitano sul Pentagono ed in Pennsylvania. Sono da aggiungere 19 terroristi. Oltre a queste vittime ufficiali ci sono 1161 persone, che comprendono quelli scomparsi ed i corpi non identificati.


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Versailles, ascesa e caduta – il sogno del Re sole


history-channel-logoLuigi XIV così potente da assumere il nome del sole stesso. Così determinato da piegare al suo volere gli aristocratici più altezzosi. Così insaziabile che nessuna amante riesce a soddisfarlo a lungo. In prima Tv su History channel il documentario che  ricostruisce la vita, gli amori e le vicende del monarca che rese  Versailles,  uno dei più splendidi palazzi reali in Europa. Nel corso di una vita lunga e turbolenta, Luigi ricerca la magnificenza in ogni cosa. Lotta per ottenerla, nell’amore, sul campo di battaglia e nell’arte. Sopra ogni cosa vuole la grandiosità per Versailles dove fa erigere un palazzo tanto spettacolare da mettere in ombra tutte le altre regge del pianeta.

L’ossessione di un sovrano che ha creato una delle meraviglie del mondo.49133_parigi_la_reggia_di_versailles

1661 Tutto ha inizio in una palude, su una distesa di acquitrini infestati da zanzare. Luigi decide di costruire la sua nuova reggia vicino a una piccola e anonima cittadina, Versailles, come se avesse voluto, di proposito scegliere il peggior luogo possibile per la sua dimora, per dimostrare al mondo che la sua volontà era al di sopra della natura. La sceglie per motivi sentimentali. Era il luogo della vecchia residenza di caccia di suo padre, dove giocava da bambino e dove prendeva parte alle battute di caccia. La struttura originaria si trovava in cima ad una collina e il problema nel trasformarla in una reggia enorme e grandiosa stava nel fatto che non era pianeggiante. Non adatta dunque. Ma in qualità di monarca assoluto, Luigi non  è abituato a sentirsi dire cosa fare. Pensa in grande e affida  la direzione all’architetto Louis le Vau. Luigi dedica tutta la sua energia al progetto ma trova sempre il tempo per l’altra sua grande passione. Benché sia  sposato con la regina ha numerose relazioni, la sua attuale amante è madamigella Louise de La Valliére, sua prima amante ufficiale, adorava il re e lo amò come persona non come sovrano.  Luigi  ne apprezzò la compagnia, la conversazione e l’eleganza. Louise era importante, le diede due figli e le donò il titolo di duchessa, ma fu un’infatuazione piuttosto che una passione duratura e profonda.

reggia-versaillesLuigi aveva un  enorme desiderio sessuale, faceva l’amore come ogni altra cosa, ovvero con enorme piacere. Per un re francese era normale avere un’amante, simboleggiava la virilità della nazione, ma a prescindere dai suoi sentimenti per Louise, il re è sempre attento nell’adempimento dei suoi doveri coniugali. Il suo matrimonio con la regina Maria Teresa è importante dal punto di vista politico, assicura la pace tra Francia e Spagna per molti anni e ha bisogno di avere un erede per assicurare la sopravvivenza della dinastia. Si sente in obbligo, attento e gentile con sua moglie e lei gli diede i figli desiderati, ma non aveva l’aspetto, la formazione, l’entusiasmo e il fascino per sedurre un uomo come lui. Accettava di dedicarle attenzioni in quanto parte del matrimonio.

Come tutti i sovrani del tempo, Luigi crede di essere mandato direttamente da Dio. Nessuno poteva dirgli cosa fare. Era lui l’unica autorità del regno. Era nato per essere re, abituato fin dalla primissima infanzia. Non c’era arroganza nella sua convinzione di essere un dio. Amava essere al centro dell’attenzione. Era un abile ballerino e si divertiva a partecipare alle rappresentazioni che avvenivano  a corte. Attraente, con lunghi capelli dorati e un viso da cherubino. Adorava indossare abiti eleganti. Sceglie  Apollo, il dio del  sole, la più nobile tra tutte le stelle e vi si ispira, la più bella immagine per un monarca. Diviene un simbolo, un’immagine molto potente, un emblema di dominazione.

Luigi vuole un edificio che susciti stupore e meraviglia, un  palazzo sensazionale, con Apollo, dio sole a cui viene identificato il Re, che  regna ovunque,  vuole anche boschetti, viali, laghi e fontane, una vera sfida paesaggistica in un  luogo poco adatto.  Il Re sole vuole un paradiso in terra e in fretta.

mansart-galleria degli specchi1668 Dopo la vittoria contro la Spagna si festeggia per ostentare il suo potere.  L’edificio originario viene interamente inglobato in una nuova costruzione. I festeggiamenti hanno un significato politico e servono a dimostrare la superiorità della sua cultura e quanto fosse potente. Luigi trasforma la reggia nella sede  più importante ed elegante di tutta Europa. Sostituisce Louise con un’ altra prediletta, la marchesa di Montespan , una delle più belle donne di Francia, piena di acutezza e finezza, audace e sensuale, amante del sesso. Le piaceva farlo, esattamente il tipo di persona con cui Luigi amava circondarsi. Divenne l’unica arbitra non solo del re ma della Corte. Tutti gli onori e gli omaggi, a parte quelli ufficiali per la regina, erano rivolti a lei.  

L’ambizioso progetto è finito, il sogno di Luigi, quello di creare la reggia più importante è realtà.

1672 I ministri si insediano nel nuovo palazzo e il re comincia a governare da Versailles che diviene la sua dimora permanente. È un costo enorme ma tenere la nobiltà sotto controllo è il messaggio che vuole diffondere. È chiaro, tutti devono rendergli omaggio assoggettandosi. Ora ai lavori dell’immenso cantiere c’è Jules Hardouin-Mansart che costruisce le grandi ali per gli appartamenti della corte e la galleria degli specchi. Un’attenzione spasmodica alle apparenze, il desiderio di magnificenza si estende a tutta la sua vita, dagli abiti, alle sofisticate parrucche, tutto il suo abbigliamento divine moda e le sue attività quotidiane, veri riti pubblici.  Al lever du roi, i nobili gli passavano i capi di abbigliamento e di notte tutto si invertiva. Non potevano allontanarsi ne intromettersi, l’unica attività concessa era il turno per servire il re. Nobili potenti e rispettosissimi.  Le continue lusinghe divennero uno stile di vita, nel luogo che oscura qualsiasi altra reggia costruita.

versailles11È il turno della marchesa di Maintenon, la governanate dei suoi figli illegittimi, una donna pia, calma e intelligente,  donna di spirito, raffinata, letterata, qualità che un Luigi più maturo comincia ad apprezzare. Maria Teresa muore e Luigi sceglie come seconda moglie quella tranquilla governante. Da quel momento il re, finché restò in vita, si recò da lei tutti i giorni, e  tutta la vita della Corte, con ministri, generali e la famiglia reale al completo, si svolgeva intorno a lei.  Per ben trentadue anni, incredibilmente governò stando nell’ombra, su tutta la vita del paese. La nobiltà oramai pende dalle labbra del re, tutto il sistema era imperniato sulla sua figura, straordinariamnete carismatica, tuttavia il re sole è un essere umano e comincia a soffrire di una patologia molto grave per l’epoca, una devastante fistola anale che poteva incancrenirsi. La chirurgia invasiva e senza anestesia è la cura, il re si sottopone all’operazione con grande dignità. Si rimette in salute ma altri problemi lo attendono, la sua fama e il suo successo gli valgono diversi nemici e Spagna , Inghilterra e Svezia lo impegnano in una guerra difficile. Il re è in declino.

1701 Le potenze europee premono e prende il via la guerra più impegnativa del regno. Durò ventanni e portò la Francia sull’orlo della rovina. Anziano e fragile sfugge i divertimenti che animavano la sua reggia che diventò fredda e noiosa. Un luogo malinconico. Luigi diventa una figura tragica nei suoi ultimi giorni.

Reggia-di-Versailles1715 all’età di 76 anni e dopo 72 anni di trono,  è malato di cancrena, è il suo ultimo anno di vita. Ma anche la sua morte diventa un’esibizione pubblica. È vissuto in mezzo alle persone della sua corte e muore in mezzo a loro. Si spegne lentamente, il suo erede ha 5 cinque anni.  Nel corso del suo lungo regno Versailles è diventata l’essenza stessa della Francia , donandogli un senso di identità che permane ancora oggi.


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Olocausto: la fabbrica del male


HistoryChannelLogoNella giornata dedicata alla memoria History channel manda in onda il documentario La fabbrica del male. Il termine “Olocausto” viene dal greco, e letteralmente, significa “tutto bruciato” (holos“completo”  e  kaustos  “rogo”).  Questa  parola  è  propriamente  usata  per  descrivere  il sacrificio animale che veniva compiuto anticamente sull’altare dei templi per onorare gli dei.  L’olocausto è così vasto che non può essere colto nella sua interezza, perciò è necesssario coglierlo nella sua specificità, immagine dopo immagine, fatto dopo fatto, momento dopo momento, storia dopo storia. Se si analizza ogni documento si vede che l’intera Germania era coinvolta. I nazisti hanno introdotto una rivoluzione in quel mondo, hanno introdotto un nuovo concetto, una nuova possibilità. La possibilità di cancellare un popolo dalla faccia della terra.

La cosa più difficile, per le persone alle prese con l’Olocausto, è capire come sia  stato possibile che un gruppo di persone fosse così odiato e considerato pericoloso per q620x425xl43-olocausto-shoah-nazismo-130122182327_big.jpg.pagespeed.ic.7yTucFZuqKuello che era, da arrivare alla conclusione di volerlo eliminare per sempre.Tutto  è racchiuso in sei termini: DEFINIZIONE, ESPROPRIAZIONE, EINSATZGRUPPEN, DEPORTAZIONE, CAMPI DI STERMINIO.

  • Definizione: quando il nazismo sale al potere, con la parte più aggressiva, radicale e estremista che vuole sterminare gli ebrei, si iniziano a diffondere leggi contro gli ebrei e rapidamente essi vengono cacciati dalla società. Si forma un modo di considerare gli ebrei come superflui e sub-umani. Dunque inutili. Le leggi razziali stabiliscono chi è degno di essere cittadino e chi no. Gli ebrei sono colpevoli di essere ebrei. Nelle loro vene scorre sangue ebreo. Non conta quelo che hanno nel  cuore o nella testa, sono ebrei e non esiste altro modo per estirparli, la morte. Tutto porta a quella logica, libri, film, azioni. Una visione generale in cui gli ebrei non solo non trovano posto ma sono considerati anti-umani.
  • Espropriazione: confisca di tutti le proprietà degli ebrei e l’impossibilità di possedere beni. I tedeschi non vogliono aver nulla a che fare con gli ebrei ma si insidiano nelle loro case e nella loro vita. Dal 1933 al 1939 il 50% delle attività ebree vengono confiscate e il 50% della popolazioen viene cacciata, in attesa di una soluzione finale. Quando scoppia la guerra in Germania sono pochi gli ebrei rimasti, ma la possibilità di liberare l’Europa dai suoi ebrei arriva con la conquista dei territori in cui questi vivevano.

Un intera  comunità e il loro stile di vita viene cancellato. L’Olocausto è stato inimmaginabile e ha impiegato l’uso di tutta la conoscenza e la consapevolezza a disposizione dell’uomo per distruggere un’intera popolazione.  Si può leggere dell’Olocaustro, lo si può studiare, leggere i documenti e guardare gli oggetti ma resta comunque inconcepibule che la causa assoluta della morte di una popolazione sia legata al solo fattore ebraico.

  • Eisatzgruppen: unità mobile di sterminio. Uomini che massacrano senza ragione altri uomini, giorno dopo giorno. Tutto è palese, alla luce del sole. Brutale. Nessuno sforzo per nascondee azioni o intenzioni. Massacri assoluti su larga scala. Operazioni continuate per la sicurezza del Reich.

I tedeschi mettono in atto metodi che meglio si adattano allì’rea in cui operano. Freddezza, lucidità, azione e eliminazione di un numero incredibile di persone. Ciò che è ebreo non deve essere più.

  • Concentramento: riserve per contenere momentaneamente gli ebrei. Il processo di ghetizzazione iniziato molto prima ora ha una svolta. Gli ebrei sono in miseria, senza risorse, umiliati, assoggettati. L’Olocausto non è stato progetatto a tavolino  è frutto di sperimentazioni, fallimenti e innovazioni continue. I campi di concentramento avevano la funzione di fornire mano d’opera e schiavi all’industria tedesca. Venivano marchiati con quello che i tedeschi chiamavano, “ragione di detenzione”. Sfrutatti, torturati, uccisi.

Una creatività che non ha precedenti e fino a quel momento mai raggiunta. Uno sterminio pianificato, premeditato, di tutti gli ebrei d’Europa. Un ‘organizzazione precisa con istruzioni dettagliate che coinvilgeva l’intera sociatà tedesca.

  • Deportazione: i treni sono diventati un simbolo dell’Olocausto quanto i campi di sterminio. Le  ferrovie sono un nuovo modo di uccidere inventato dai nazisti. I ghetti erano una detenzione, una riserva in cui venivano ammassati  finché non fosse stata creata l’infrastruttura per il loro sterminio. I treni sono stai il collegamento indispensabile per il trasporto degli ebrei dai ghetti alla deportazione. Amassati.  Deportati. Annientati.

Uno dei veri orrori dell’Olocausto è l’energia mentale, la capacità gestionale per ottenere il miglior risultato possibile atto a eliminare tutti gli ebrei dall’Europa. A volte proprio la crudezza dei numeri rivela la più grande atrocità della storia. Le statistiche rivelano una brutale, dolorosa, particolare, inevitabile verità.  Milioni di morti innocenti. Per mano dei nazisti. Furono circa sei milioni gli Ebrei uccisi nelle camere a gas e con altri brutali metodi e torture. Queste informazioni ci sono giunte direttamente dai registri e dalla documentazione dei nazisti stessi.

  • Campi di sterminio: il sistema nazista dei campi, viene spesso frainteso ma non bisogna confonderli. Dai campi di concentramento (lavori forzati) tanti sono sopravissuti, dai campi di sterminio pochissimi sono tornati per raccontare. I resti: ossa, denti, oggetti, sono le testimonianze di ciò che è successo. Chelmo, Sobibor, Belzec, TreblinKa, Auschwitz, Birkenall sono i nomi delle fabbriche della morte. I soffioni delle docce sono la prova. Le baracche della selezione sono la prova. Le aree di spogliazione sono la prova. Le docce sono la prova.

Persone ignare PST1359282610PS510501b2515b1andavano dritti nelle camere a gas. Vittime che non immaginavano quale destino li attendesse. Uno, due minuti per avviare i motori. Urla fortissime. Poi, il silenzio. Numero totale delle vittime: 3.139.000. L’Olocausto è stata la continua, incessante attività di sterminio con stadi sempre più evoluti di perfezione. Un metodo sistematico. Prima i lavori forzati che prosciugavano le energie. Poi un modo rapido e preciso per incenerirli e farli sparire per sempre. Assassini con una loro vita privata. Normali. Uomini e donne in grado di compiere l’impresa più incredibile, più terrificante, orripilante e malvagia. Un’impresa compiuta in nome della Germania. Ora bisogan vegliare perché non si ripeta MAI PIU’ qualcosa di simile. Chiamare  questo massacro col nome di Olocausto, in realtà è inappropriato, poiché è offensivo anche solo pensare che l’uccisione di milioni di persone sia stata un’offerta a Dio, perciò per lo sterminio  degli  Ebrei,  viene  usato  il  nome  di  “Shoah”  che  significa  “desolazione”,“catastrofe”. Come  ha  scritto  Primo  Levi,  tutti noi dobbiamo ricordare, perché è solo nel ricordo che tutte quelle persone possono ancora vivere, ed è solo il ricordo che può evitare il ripetersi di un  massacro simile. Perché il ricordo non muore.


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Ti presento i romani : vivere a Pompei


Ultima puntata della miniserie: Ti presento i romani in onda su History Channel, ultimo argomento e ultima possibilità per scoprire la vita e le abitudini delle persone comuni,  nella Roma antica. La professoressa inglese Mary Beard, in questo ultimo scorcio romano, ci porta  direttamente a contatto con i corpi di tanti fuggitivi che hanno cercato scampo nel 79 d.c. all’eruzione del vulcano.

Pompei ieri, cancellata dalle carte geografiche, oggi, testimonianza per storici e turisti.

Pompei, ultimi attimi di vita. Corpi seppelliti dalla furia del vulcano. 2000 anni dopo ci svelano i loro segreti.

Scheletri che rimandano un mondo di ricchi e poveri, strettamente uniti nella morte. Com’era la loro vita prima che il Vesuvio li costringesse  a scappare?

Pompei oggi è  il sito archeologico più grande e suggestivo del mondo, ogni anno visitato da milioni di turisti. Pompei ieri, era un paradiso naturale, una zona molto popolare per le vacanze dei romani, una città in cui la gente comune viveva gomito a gomito con i ricchi. Importante nodo industriale e commerciale, in poco più di un chilometro quadrato  vivevano 12.000 persone. Le vie brulicavano di persone, il mercato era in piena attività, gli ambulanti declamavano lodi alle loro merci, i compratori trattavano sul prezzo. Al foro si passeggiava, si tenevano processi, si discuteva della cosa pubblica.

In uno scantinato la scoperta di tantissime vittime della tragedia immane che li colpì.  Le loro ossa ci raccontano la realtà, rappresentano una fonte eccezionale di informazioni sulla vita quotidiana dei pompeiani.   54 individui giacciono a terra, divisi in due gruppi, classi sociali diverse. Un’immagine trasversale di vita e morte della società dell’epoca. Morti, seppelliti accanto ai loro oggetti preziosi e altri, morti, che non possedevano nulla.  Un tesoro immenso  fatto dalle monete d’oro e d’argento ritrovate accanto ai cadaveri. Alcune persone in fuga, negli utlimi istanti, hanno arraffato delle somme di denaro per assicurarsi la salvezza. Non hanno trovato scampo.

Sopra lo scantinato, un edificio a due piani, un deposito agricolo in piena attività. A pochi metri una villa lussuosa con camere, affreschi, piscina per rilassarsi. Ancora una volta due mondi a confronto, una vita laboriosa  e una di divertimento.

Ma nelle strade com’era la vita quotidiana ?

Odore della gente e del cibo, del denaro e degli animali. Odore ovunque. Trambusto cittadino. Una vita fatta di gesti semplici e ripetitivi, scandita dalla luce naturale del sole.  I  romani si recavano alle terme. Un elemento importante della loro vita. Qui c’era molto caldo, corridoi decorati, colori brillanti, luci scintillanti. Tutti nudi. Un centro di smistamento di pettegolezzi o conversazione; Le terme erano un livellatore sociale incredibile.  Tutti potevano condividere le vasche di marmo con l’acqua calda, erano molto economiche, ed anche gli schiavi potevano permettersele. Relax garantito ma, senza riciclo dell’acqua. Di conseguenza pipì e sudore si mescolavano senza distinzione di classi. Sporcizia e malattie, come la sifilide che avvalora la tesi degli eccessi sessuali dei romani. Immagini con esibizioni di peni  attestano una maggiore libertà sessuale. Il tema fallico è ovunque. Bordelli e falli. Pompei era una città dominata dal potere maschile.

Eccessi erotici e gastronomici.Non c’era malnutrizione. Il pane era l’elemento base ma, non mancavano olive e uova, pesce, carne e dolciumi. Non c’erano differenze notevoli tra ricchi e poveri, avevano in comune la stessa dieta.  I ricchi avevano un altro modo per ostentare la ricchezza:Schiavi e opulenza.

Nelle strade, c’erano molti posti dove si offriva cibo. Taverne dove consumavi velocemente opppure degustavi tranquillamente il cibo. Luoghi dove si giocava a dadi, si litigava, ci si ubriacava e si faceva sesso. Pompei era un piccolo luogo multietnico e multiculturale. Un porto che permetteva scambi internazionali di merci, schiavi e animali.

I ricchi vivevano accanto ai loro schiavi e questi agli animali. Così li ritroviamo anche nella morte, gli uni accanto agli altri. Niente poteva preparare gli abitanti all’esplosione. Il Vesuvio incombe vicino alla città, impossibile la fuga. Ed ecco le urla, il buio, il pianto, la paura. Ricchi o poveri; vulnerabili. I detriti cadono e ricoprono tutto e per sempre. Ricchi o poveri; Cancellati.

Ricchi e poveri avevano stili di vita diversi ma,  hanno condiviso lo stesso destino.


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Ti presento i Romani: vita da strada


Mary Beard nella serie “Ti presento i romani” trasmessa da History Channel ci presenta la Roma antica lontana dai marmi dei palazzi. Il lato oscuro dell’impero che ha dominato il mondo. Ancora oggi, viviamo nelle sue ombre. Nascoste nella città moderna, ci sono ancora le voci dimenticate della gente comune. Un mondo diverso dal nostro, ma al contempo familiare. Roma trasformò l’impero nella città globale con strade popolate da un milione di persone. Un luogo caotico, lontano dal lusso dei palazzi, sporco e pericoloso. Roma imperiale con tanti monumenti ma anche con quartieri poveri. E allora com’era vivere al tempo dell’impero per la gente comune, da cittadino romano? Le risposte sono nascoste nella città moderna, dietro la magnificenza, c’è un brusio di gente che vuol essere ascoltata e questa è la Roma raccontata da Mary Beard.

Sulle lapidi ritrovate, tante le scritte, di gente comune, voci degli strati sociali più bassi, come quella di uno schiavo che ci dice: “Succede a tutti e le mie ossa ora, riposano serenamente e non devo più preoccuparmi dell’affitto, godrò di vitto e alloggio gratis per l’eternità”! La lapide fu posata dalla moglie e dala figlia, dunque ci regala un ritaglio di vita quotidina con i problemi dell’epoca, poco dissimile da quelli odierni: sopravvivenza e  difficoltà economiche. Queste poche righe riassumono la triste realtà di tanti romani poveri che vivevano in umili edifici di mattoni, in vicoli stretti: le insulae. Letteralmente isola romana (da cui deriva oggi il termine isolato), è  il tipico esempio di casa popolare, dove viveva la grande massa della popolazione. Roma ne era piena. In stridente contrasto con le splendide abitazioni signorili (Domus), dall’esigenza di offrire alloggio, entro il ristretto territorio dell’Urbe (Vrbs), ad una popolazione in continuo aumento.

Le insulae sfruttavano infatti, come gli attuali condomini, lo spazio in altezza arrivando a raggiungere nel periodo imperiale, il sesto piano (e oltre). Stipati in piccoli appartamenti, operai edili che lavoravano ai grandi progetti oppure facchini, insomma,  la bassa manovalanza con  le loro famiglie. Senza acqua corrente e in spazi ristetti. La regola di base era, pù sali, meno comodità, una scala sociale al contrario, chi abitava al superattico era un povero, mentre chi occupava il primo piano era un benestante. E per guadagnare di più, si costruivano edifici i più alti possibili, dai muri sottili e con materiali scadenti. Chi viveva ai pani alti non aveva neppure l’aria naturale, dovevano uscire per mangiare, lavarsi e andare in bagno. La vita nei sottotetti era terribile per la presenza di colombi, di perdite d’acqua dal solaio e da un microclima pessimo (più caldo d’estate e più freddo d’inverno).

Vere tane per conigli.  Più appartamenti si ottenevano e più affitti si riscuotevano. Ogni insula arrivava a contenere  fino a 200 persone.

Sovraffollamento, eccessiva sopraelevazione e materiali scadenti, fecero delle insulae abitazioni poco sicure, continuamente preda di incendi e di crolli. Incendi facilissimi e difficilissimi da domare. Non avevavno i mezzi per soffocarli. E la gente comune ne faceva le spese. Una vita dura con violenze quotidiane, le strade di notte erano sotto il dominio della criminalità, il paradiso dei rapinatori. Le autorità si disinteressavano e i tribunali  difendevano i ricchi.

Gli appartamenti servivano solo per dormire (uno stile di vita scomparso), il resto della vita era svolta  in pubblico. 144 latrine sparse per tutta la città. Tutti insieme sulle latrine pubbliche, con le toghe sollevate a parlare del più e del meno. Una vita sociale condivisa nei bagni, considerati un piacere. Bagni, vino e sesso accompagnano i romani, nell’ordine citato. Le terme sono i luoghi per eccellenza della vita sociale. Vapori, sudori e forse sesso. Alle terme si andava per piacere oltre all’igiene, ci andavano tutti. Erano dei livellatori sociali che sottolineavano le gerarchie. Il posto migliore dove entrare in contatto con gli altri, costituivano un punto d’incontro molto frequentato e gran parte del tempo era dedicato alle conversazioni. La quiete delle terme e il chiasso delle osterie dove regnavano l’umorismo delle barzellette triviali, prostitute, giocatori d’azzardo e mercanti. Roma era una società mista con spazi comuni.

Anche gli aspetti più semplici della vita quotidiana possono aiutarci a comprendere alcune caratteristiche salienti dei modi di vivere di un popolo e svolgono un ruolo essenziale nel definire meglio i contorni della vita sociale. E nella Roma antica il popolo viveva nel terrore degli incendi, nella frenesia delle strade dove non c’era sicurezza e con l’incubo dell’affitto. Una passeggiata in un mondo lontano eppure tanto simile al nostro.


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Ti presento i romani


History Channel da vita a  una serie di documentari condotti dalla professoressa  inglese Mary Beard, che ci accompagnerà in un viaggio alla scoperta della Roma meno conosciuta, quella della vita quotidiana, dei sobborghi, dei bagni pubblici, ma soprattutto quella dei suoi cittadini: i Romani. Tralasciando le storie degli imperatori e degli eserciti, Mary Beard ci narra  le storie di personaggi  che hanno abitato la città eterna, restituendoci l’immagine di una Roma incredibile, ancora in grado di stupire.

Roma è una città dalle origini antichissime. Capitale e cuore pulsante di uno degli imperi più grandi della storia, questa città è diventata nel tempo un’icona di potere e prestigio. Roma viene continuamente ricreata nei film e noi continuiamo  ad immaginarla maestosa e potente. Ma ci sono  le voci comuni, quelle della gente  che ci parlano di una città diversa. Desiderosi di non essere dimenticati hanno inciso nomi e pensieri nelle lapidi.  Attorno alle sue mura c’erano migliaia di tombe, dunque prima ancora di entrare nella città eterna si incontravano già i romani, anche se morti. Persone comuni che hanno vissuto nella città  e che ce la tramandano in modo diverso, reale. Una Roma delle strade con sesso, sporcizia, violenza, che ci mostra come milioni di persone trascorrevano la giornata nella Roma che, da città stato, divenne una capitale, con  persone provenienti da tre continenti diversi che vivevano assieme.

Persone comuni in una Roma cosmopolita che merita di essere osservata da un’angolazione diversa.

Una Roma che combatteva. I  suoi generali  celebravano le vittorie con archi di trionfo, enfasi e bottini.  La vita normale poteva cambiare grazie ai profitti: esseri umani importati insieme all’esercito romano. Schiavi e  servi. Così molte vite di persone comuni, iniziavano all’estero e finivano a Roma. Diventavano romani. Uomini messi all’asta, venduti, comprati e poi liberi di divenire a tutti gli effetti, cittadini romani. Nella civiltà romana la condizione di schiavo rientrava in quella più generale dipendenza che il cittadino romano riservava allo straniero. Venivano venduti nelle botteghe, sui mercati o nel Foro, sotto la sorveglianza di appositi magistrati, a tutela dei rilevanti profitti statali.

Ma dove viveva questa moltitudine umana? Trastevere, ospitava le maggiori comunità di immigrati, una zona cosmopolita che serviva per imparare un mestiere, acquisire conoscenze utili, una volta libero si entrava a far parte della cittadinanza. Essere romano, era una vocazione. Uno status a cui aspirare. Essere cittadino romano comportava una notevolissima serie di privilegi. Persone diverse in un mix caotico che convivevano. Un insieme di persone senza radici, pieni di speranze e in cerca di un futuro migliore. Forse la città li consumava ma, offriva loro anche tante possibilità. Era internazioanle da cima a fondo. Una città antica che duemila anni fa era moderna. Una città multietnica con  un consumo colossale. Il Monte Testaccio ne è la prova. Una vera e propria discarica specializzata di epoca romana.

Il nome di Monte Testaccio deriva dal latino testa, ovvero coccio!

Questo riferimento si deve al materiale con il quale fu artificialmente innalzato e cioè le anfore scartate dal limitrofo insediamento posto sulla sponda del Tevere. Una montagna di pezzi di anfore accatastati uno sull’altro fino a formare una collina enorme. Anfore olearie, un bene preziosissimo che veniva usato dappertutto: per cucinare, come fonte di luce e come prodotto di bellezza. Se ne consumava un’enorme quantità. Proveniente dalla Spagna e dall’Africa, caricato sulle navi, scaricato e messo nei magazzini, travasato in vasi più piccoli e pronto per il consumo. Roma importava tutto quello che le serviva e non solo olio, ma anche grano, pelli, legno, corde, vino. Era una città di consumatori. Ecco cosa faceva l’impero per Roma, la tenne in vita!

Alimento essenziale per la sopravvivenza era il pane, che veniva razionato e distribuito a tutti. Roma sapeva che un popolo affamato è un popolo insoddisfatto che diventa molto pericoloso, ecco perché provvedeva. Essere fornai a quell’epoca era veramente redditizio. Una professione di successo.

Roma divenne una città imprenditrice, una grande novità per l’epoca che la rendeva unica. Creò un mondo tutto nuovo per distinguere le persone, attraverso le professioni. Magazzinieri, produttori di cappotti, dirigenti, fornai, pescivendoli, sarti ecc. persone che attraverso il lavoro acquistavano un’identità.  Roma creò nuove oportunità. Era una società multiculturale con pregiudizi verso lo straniero. Si parlavano centinaia di lingue ma si scriveva in latino.  Una città con molte diversità culturali e religioese ma non c’era tolleranza, non si riteneva necessario mantenere culture parallele. Non aveva senso. L’unico scopo di tutti, era diventare cittadini romani.  Si cercava di mettere ordine. Cementare il senso di appartenenza.

Ecco cosa significava trovarsi là, nell’impero romano, nella città più importante e appariscente del mondo. La città globale che ancora oggi ci parla del suo glorioso passato.