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by Loretta Dalola


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Pelo e coccole: un’ottima terapia


costume_socFu uno psicoterapeuta americano a dare inizio a quella che oggi si chiama Pet therapy. Ce lo ricorda Tg2 Costume e società in onda su Rai2.

Boris Levinson si accorse che i suoi pazienti, per lo più autistici, riuscivano a comunicare, quando nello studio era casualmente presente il suo cane. Da allora l’attività terapeutica, attraverso questi mediatori emozionali, cani cani, gatti e cavalli (i più comuni), si è fatta largo nella cultura scientifica.

Gli animali, fin dall’antichità venerati come esseri dotati di poteri soprannaturali e divini in grado di curare l’uomo, sono stati riconosciuti come veri e propri terapeuti nella Pet Therapy che utilizza il rapporto uomo-animale, ricco di numerosi potenziali terapeutici naturali che vengono incrementati in tali contesti attraverso l’utilizzo di metodologie e tecniche specifiche. Non una cura medica. Non è invasiva ma, in molti casi sembra fare miracoli.85283

Tante le storie di ragazzi fragili, disabili, di tutte le età che hanno tratto enormi benefici dalla presenza di un animale. Un ponte per un mondo altrimenti diverso e irraggiungibile. Un decreto presidenziale del 2003 riconosce alla Pet therapy un ruolo terapeutico. Studi clinici dicono che riduce l’isolamento, gli stati d’ansia e la depressione. Dopo le sedute si abbassano: pressione del sangue, glicemia e battito cardiaco. In tutti i casi si è riscontrato un miglioramento nell’attenzione e, in soggetti che compiono movimenti improvvisi o violenti che non riescono a controllare, un incremento nella capacità del controllo del proprio corpo. Per quanto attiene al linguaggio, i pazienti si abituano a parlare con l’animale e ad esprimere le proprie emozioni, cosa che, ad esempio, per un paziente autistico è davvero difficile.

Di chiaro c’è che questa pratica non si improvvisa. L’animale è il co-terampeuta che aiuta il paziente, insieme agli psicologi e ad altre figure professionali del settore; pedagoghi, operatori sociali, addestratori e conduttori cinofili specializzati, educatori specificamente formati che mettono in atto attività terapeutiche vere e proprie volte a migliorare le condizioni di salute dei destinatari cui si rivolgono, attraverso lo sviluppo di programmi con specifici obiettivi che vanno raggiunti gradualmente, di seduta in seduta.

Anche l’ultimo report dell’Istituo superiore della sanità ne riconosce i meriti scientifici: ” Per un bambino disabile, la presenza di un animale, costituisce una vera e propria ginanstica cognitiva. Richiama la sua attenzione, pone problemi emotivi e motori che lui impara a risolvere“. Se non  è cura questa!

Le possibilità di applionoterapia_530cazione della terapia con gli animali sono innumerevoli e sono legate sia alle caratteristiche degli animali scelti, che alle tecniche ed ai metodi utilizzati. Per alcuni pazienti, nel loro percorso faticoso di vita, il nutrimento per corpo e anima arriva dagli animali, gli amici più stretti. Amandoli  acquisiscono un buon senso di sè. E per molti di loro si aprono le porte del contatto, un valido supporto alle terapie tradizionali.

Gli animali d’affezione, famigliari, sono quindi riconosciuti quali componenti essenziali di un rapporto equilibrato tra l’uomo e l’ambiente di vita.

Mettono in sintonia le emozioni umane, ci portano a rispecchirci in loro in uno scambio emotivo. Amano incondizionatamente, non giudicano, sono pronti a seguire e non chiedono nulla in cambio. La presenza di un animale, può svolgere la funzione di ammortizzatore in particolari condizioni di stress e di conflittualità.

downloadInsomma, coccole e  sguardi, sono la panacea per tutti  quei soggetti che presentano disturbi che alla base hanno difficoltà nella sfera dell’emotività e dell’affettività ovvero disturbi della personalità, relazionali, cognitivi, disturbi dello sviluppo e problematiche sociali.


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Uomini e animali, nuovi traguardi


downloadTra gli umani e gli altri animali ci sono ovvie differenze biologiche, ma queste differenze possono essere erette a barriere gerarchiche?

“Noi” abbiamo più diritti di “loro”, in qualsiasi caso? Possiamo farne libero uso, come fossero beni di proprietà?  Il pensiero filosofico umano è stato spesso orgogliosamente antropocentrico e ha cercato di costruire innumerevoli barriere tra l’uomo e l’animale. Ma un pensiero rigidamente binario, che oppone “Noi” a “Loro”, può avere derive molto pericolose, anche per gli umani.

Dopo  la recente sentenza della Corte internazionale di Giustizia dell’Aja che non ha riconosciuto i fini scientifici della caccia alle balene disponendone il divieto, oggi al TG2 arriva un’altra bella notizia e tutta italiana. Nuove regole di convivenza e Firenze a misura di animale. A stabilirlo non sarà soltanto la bontà degli amatori ma un vero e proprio regolamento comunale.

Dunque niente più divieti per i cani nei luoghi pubblici, nei ristoranti, nei bar e nei negozi. Multe a chi espone cartelli con il divieto di accessnegozio-canio, (per poter chiudere la porta agli amici a quattro zampe sarà necessaria infatti una specifica deroga, con motivata richiesta). Non gli sarà impedito di entrare nelle aree gioco dei bambini. Lotta all’accattonaggio con animali e traffico illegale di cuccioli. Obbligo di tracciabilità degli esemplari a carico di chi li vende.  Sarà vietato in assoluto tenere cani in catena. E più diritti anche per uccelli e cavalli. Per gli uccelli si prevedono gabbie più ampie e si vieta l’uso di dissuasori fatti con aghi o spilli metallici o con punte che possano trafiggere gli animali.

Per la prima volta anche nuove regole a tutela dei cavalli. I “fiaccherai” così si chiamano i vetturini a Firenze dovranno attenersi a  orari di lavoro precisi: non più di 6 ore al giorno, con pause obbligatorie e divieto di usarli con temperatura superiore ai 35 gradi. L’uso della frusta? Ovviamente vietato.

Articoli anche sulle funzioni e le regole del Parco degli Animali, il canile-rifugio comunale che è un vero fiore all’occhiello dell’amministrazione ed è un modello a livello internazionale.images

Le novità del nuovo regolamento riguardano anche i circhi. Dopo la sentenza del Tar che ha bocciato la norma del Comune che vietava di utilizzare animali per spettacoli e intrattenimento, sono state introdotte norme molto stringenti. Gli animali possono essere utilizzati sono nelle manifestazioni storico-culturali (come nel corteo del calcio storico) e nei circhi equestri; le mostre e l’attività circense sono sottoposte alle norme della convenzione internazionale Cites, che prevede alti standard di qualità nella gestione degli animali e precise sanzioni per chi non li rispetta (fino alla chiusura per tre giorni). I controlli saranno a carico dellUsl e dell’Enpa.

Quanto alla piaga dei piccioni, la lotta avverrà con cibo antifecondativo in modo da limitare, nel tempo la crescita del loro numero.

Il complesso delle nuove norme tutela tutti gli animali presenti sul territorio fiorentincirco_animalio, sempre nel rispetto nella convivenza civile, ma con severe sanzioni per chi non rispetta le nuove regole. Se è vero che la civiltà di una società si misura per come si trattano gli animali, diventa  facile, ora, considerare Firenze come città di grande sensibilità e cultura.

Gli animali sentono proprio come gli esseri umani, e in alcuni casi, superano per dignità, capacità di adattamento e forza d’animo gli umani stessi, poiché sono incapaci di piangersi addosso, di biasimarsi e, grazie all’istinto innato, lottano sempre per sopravvivere e per adattarsi alle circostanze avverse della vita. La sofferenza inferta ad uno solo degli esseri senzienti sarebbe sufficiente a rendere ogni uomo indegno di appartenere al genere umano, proprio come ogni forma di violenza e sopruso sui più deboli (bambini, donne, anziani); l’unica differenza è che mentre, per fortuna, dinanzi alle ingiustizie nei confronti delle succitate categorie il genere umano si scandalizza, la sofferenza degli animali viene socialmente tollerata, accettata e anzi, incoraggiata.

caniLa presunta superiorità dell’uomo sugli animali altro non è che una invenzione del primo per giustificare le atrocità che compie nei confronti dei secondi, approfittando dell’incapacità di questi di ribellarsi per la mancanza degli strumenti necessari (forza fisica, parola, etc.)

Vivere in armonia ed empatia con tutti gli esseri viventi è un traguardo che deve essere raggiunto nel rispetto della vita come valore assoluto ed insostituibile.


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A Uno Mattina: fedeli oltre la vita


1500x8431358507834959socialTV_storievere_logoStorie Vere, l’argomento è il miglior amico dell’uomo: il cane. Arturo è stato salvato dai pompieri che lo hanno recuperato da un tubo sottoterra, nel giardino di un avilletta e per ora è l’unico rottweiler dell’unità cinofila italiana che si occupa di aiutare i suoi soccorritori durante le calamità naturali. Poi c’è la storia di Lola: rapita a Ravenna e riconsegnata ai suoi padroni in Puglia dopo nove anni, grazie al microchip. “dal 2004  che mancava, poi una telefonata da San Severo, dichiara il proprietario – dicono che hanno trovato il mio cane, un boxer femmina e numero di microchip. Non potevamo crederci, siamo andati a riprenderci Lola. È stato come se non fosse mai andata via, ci faceva le feste, ha risposto al suo nome, è stato straordinario”.

In studio arrivano Paolino e Perla. Romana Russo, volontaria del canile di Roma,  porta in studio Perla, un meticcio che 182027755-e3fd5aa7-6539-4da3-bb5b-a35cae3bc453cerca padrone. E Linda Tortelli ci presenta Paolino: “ ha ricevuto una fucilata a tre mesi di vita, poi è stato investito e per fortuna ci hanno chiamati e l’abbiamo soccorso, è stato un colpo di fulmine, ho deciso di adottarlo, anche perchè, da noi, all’Oipa di San Severo, Foggia, c’è la remissione sul territorio, quindi il cane viene seguito, aiutato, microcippato e rimesso sul territorio, una volta guarito. Io ho tredici cani e un gatto nero ma, Paolino è rimasto con me“.

Si raccontano storie vere, di cani che testimoniano l’amore sconfinato che questi animali instaurano con l’uomo.

Paolino è un meticcio maremmano, ma prima Linda aveva Sirio, che le ha salvato la vita da un’aggressione di un pitbull. Sirio è morto nell’incidente ma da allora Linda ha dedicato tutta la vita ai cani.” Mi ha insegnato tutto, la fedeltà, la giustizia, la lealtà, grazie  a lui ho reagito alla depressione e all’anoressia, perchè lui voleva morire con me. Era al mio fianco, sempre presente, nonostante fosse malato di epilessia. Sirio mi ha salvato la vita e non lo dimenticherò mai. È stato sbranato da un pitbull addestrato al combattimento, si è messo in mezzo tra me e il cane, ha abbassato la testa, chiuso gli occhi e si è lanciato…quando l’ho seppellito ho giurato che avrei fatto lo stesso, salvare animali sofferenti”.

Ora è la volta di  Giuseppe Savà che nella via centarle di Scicli incontra un meticcio di labrador. Arrivato nella “Vigata di Montalbano” nella primavera del 2006 e diventato in pochi mesi il beniamino della città. “Era brutto, malconcio e affamato. Cerca compagnia, la gente lo tratta male fino a che comincia ad andare in chiesa a messa. Italo partecipa alle cerimonie, alle conferenze, ai funerali, quando venne Miss Italia fece l’accoglienza. Inizialmente il rapporto con la cittadinanza non era risolto, poi in un’occasione tragica, la morte in un incidente di un ragazzo di trentuno anni, Italo va a casa del ragazzo e gli fece la veglia funebre, poi accompagna la bara al cimitero e da quel momento la comunità cambia atteggiamento.”

1383557375_1296604798_166416_198338953516842_100000222162912_833641_6928368_nUna notte, una cameriera che finisce il suo turno, viene aggredita sulla strada di casa da un ubriaco che vuole approfittare di lei. Italo stranamente è nei paraggi e costringe alla fuga il balordo.

Da quella sera, tutte le notti, Italo andrà a prendere la ragazza alle due di notte per accompagnarla a casa. Ora il paese stravede per lui. Va appresso alla banda musicale, e non manca mai alle feste del paese. Italo poi è un Cicerone a quattro zampe perfetto, i turisti rimangono più che perplessi quando, arrivati alla fernata dell’autobus, vengono accolti da un cane che li guida verso i palazzi e le chiese più famosi del paese, come nei posti dell’ispettore Montalbano. Italo, riceve cartoline e lettere da tutta Italia e da Roma gli arriva una cuccia che diviene la sua casa.

“Questi fatti li abbiamo documentati, Italo è diventato un vero cittadino e ha dato una grande lezione di umanità a tutti”.  Muore d’insufficienza renale il 31 dicembre 2011. Il suo corpo è seppellito nella Villa Comunale e al funerale, tenuto segreto per non paralizzare l’intera città, partecipa Peppe Savà, addetto stampa del Comune e fedele custode dell’amicizia e della storia di Italo.

Storia, che “sarà il più bel film del 2014″  – afferma con convinzione, Giuseppe.  Con un contributo del Ministero della Cultura e soprattutto con le generose offerte degli imprenditori locali, il film su Italo, con la regia di Alessia Scarso sarà sul grande schermo e le sue avventure  verranno  condivise dal grande pubblico, nella speranza che oltre a emozionare, facciano riflettere e modificare il nostro atteggaimento nei confronti di tutti gli animali.

italoUna storia corale, allegra, commovente, grottesca e tutta siciliana quella di  Italo, un cane straordinario, capace di dare lezioni di umanità ad un paese intero.


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E ora il ragù


showposterDopo le lasagne e i tortellini un altro piatto, pilastro della cucina tradizionale italiana sottoposto a indagine è risultato con tracce di DNA equino. Il piatto degli italiani è sempre più a rischio, ma il pericolo non arriva solo dalle sofisticazioni nocive per la salute: si allunga, infatti, anche la lista di cibi che non sono quello che le etichette dichiarano essere. L’allarme arriva, non solo dal Ministero della salute, ma anche dalla televisione, che da giorni ci allerta informandoci che ora, anche il ragù Star è stato ritirato dal commercio. Quattro tipi diversi del ragù, molto pubblicizzato, conteneva parte della carne equina proveniente dalla Romania,  non dichiarata sulla confezione. La notizia crea un  nuovo allarme per quanto riguarda la filiera alimentare.

Ravioli, tortellini, lasagne, polpette e ora ragù, sembra un inventario della tradizione culinaria italiana invece è solo l’elenco del prodotti, analizzati dai Nas e risultati positivi al test della carne equina non segnalata in etichetta. Dopo Buitoni ecco un altro colosso dell’industria agroalimentare che finisce nella rete dei controlli, si tratta dell’azienda brianzola Star e dei suoi ragù. Ben quattro, dopo le analisi del nucleo anitsofisticazione risultatono positivi, quello alla bolognese, alle verdure  e due lotti della versione classico, con scadenza nel 2016.  L’azienda Star, a s4418c261b219742adae6554137c30744--U10102128980028TBI-114x104--330x185eguito dell’allerta europea, ha precisato il Ministero della Salute, aveva comunque già attuato il blocco in autocontrollo e le procedure di ritiro dal mercato dei prodotti finiti, ed i Nas di Milano avevano sottoposto a sequestro sanitario cautelativo oltre 300.000 singole confezioni del prodotto.  L’allarme scattato dopo la segnalazione di partite di carne macinata congelata proveniente dalla Romania ed acquistate dal fornitore francese GEL ALPES di Saint Maurice-Manosque, già posto sotto attenzione da parte delle Autorità transalpine.

Lo scandalo, partito con gli hamburger inglesi, contaminati con la carne dell’animale di compagnia per eccellenza per i britannici, e quello più generale dei cibi “contraffatti” o non a regola,  sembra allargarsi a macchia d’olio. Ultimo caso è quello della Cina, le cui autorità sanitarie hanno bloccato di recente tonnellate di cioccolato Nestlé, oltre che partite di formaggi della Kraft, bevande, dolci e passate di pomodoro – per un totale di 247 articoli alimentari e cosmetici  – risultati avere eccessive concentrazioni batteriche o essere sotto i livelli qualitativi standard.  E sull’onda dei controlli scattati in tutta Europa, anche in Italia erano arrivate le prime amare scoperte. Ravioli di carne della Buitoni, ora tornati in commercio, poi le lasagne emiliane , la pasta fresca e ora quello della Star, è il quarto caso. Un problema, che in attesa che arrivino normative più restrittive in materia di controlli, relative alla fornitura di inform459-0-20130215_192946_6B6DAA62azioni sugli alimenti ai consumatori approvato nel novembre 2011, che entrerà in vigore solo il 13 dicembre 2014, sta spingendo il Ministero della salute all’introduzione di un’anagrafe equina, perché il problema non sta tanto nella contaminazione della carne di manzo con quella equina, che non  sarebbe dannosa per la salute, a meno che non si scopra, che la carne usata per allungare il macinato di manzo, non provenga dalla macellazione di vecchi cavalli da corsa imbottiti nel corso degli anni di antinfiammatori, anibiotici, anabolizzanti e cortisone, quelli si che sono dannosi.

Per i prodotti bloccati per presenza di carne equina non dichiarata, l’allerta è comunque relativa ad una frode internazionale e non riguarda al momento la salute dei cittadini, anche se si attendono ancora gli esiti degli esami sull’eventuale presenza nella carne equina di residui di anabolizzanti. Una cosa è però certa: tra gli italiani cresce la psicosi. Si  teme  di poter inconsapevolmente consumare cibi contaminati. Ma non solo. La truffa commerciale della carne di cavallo “spacciata” per manzo, rischia di creare danni enormi a tutta la filiera, cominciando proprio dagli allevatori, che già segnalano un crollo delle vendite da quando è esploso lo scandalo anche in Italia.

489668-quattro-cavalli-al-galoppoOvviamente la lente è puntata sulla salute, sulla truffa, nessuno parla di quelle teste  fuori dalle gabbie di ferro, allungate per guardare chi arriva. Sono curiosi, i cavalli che tra poco  non ci saranno più.  Il bardigiano o l’appenninico, l’andaluso o il maremmano, in meno di 24 ore, soltanto mezzene, quarti anteriori e posteriori, teste, cuori, macinato…proteine,  da aggiungere al menù degli uomini. Mentre loro, i cavalli, sempre curiosi, forse pensano, di aver trovato una nuova stalla, forse sognano, di potere, come una volta, correre insieme sui prati…


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Dedizione totale


tg2Il mondo moderno si muove velocemente,  ci stordisce bombardandoci di stimoli e la tecnologia trionfa, eppure, ogni tanto qualcosa esce dal coro frenetico  e rimbalza nei media in mezzo alla confusione, al movimento e al rumore del mondo odierno. Una storia di amore e basta. Raccontata dal Tg2. La sua storia ha commosso l’Italia, il cane Tommy che aspettava il ritorno della sua padrona adesso purtroppo è morto, anche lui.
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Si è lasciato andare, piano piano ed è morto.

Tommy il meticcio di 13 anni che ha scosso gli animi, spesso insensibili degli umani. Ha turbato le coscienze con la sua storia. Viveva con Maria in un paesino in provincia di Brindisi e con la padrona condivideva tutto. Casa, abitudini e anche la chiesa.  Poi l’ha accompagnata al funerale perché Maria si sia spenta tre mesi fa all’età di 57 anni. La cerimonia funebre  della donna, si è tenuta  nella chiesa di Santa Maria degli Angeli, a San Donaci e da quel giorno, Tommy ha continuato ad andare in chiesa, tutti i giorni come faceva sempre con la sua Maria.

Piangeva e aspettava ai piedi dell’altare. Voleva tornare a casa con lei. Fedele amico inconsolabile. Attendeva seduto al centro della chiesa o più discretamente da un lato, come qualsiasi altro fedele, statommy-cane-e1360765267743zionava nei pressi dell’altare e ascoltava la funzione religiosa, accolto dai sacerdoti, ma aveva uno scopo in più, attendeva la sua Maria.

Il paese si è stretto attorno  a lui, commosso lo ha adottato. I bambini gli hanno trovato un posto dove dormire, riceveva coccole e attenzione da tutti. Era il cane di tutti. Divenuto anche una celebrità. Ma non c’è stato nulla da fare. Tommy voleva solo una cosa che non poteva avere, la signora Maria, come negli amori più forti e si è spento nel sonno. Stava male da qualche giorno. Domenica era stato ricoverato in una clinica ormai in fin di vita  e il mondo del social network era impazzito con messaggi di sostegno e incoraggiamento a lui e a chi se ne occupava adesso.   I messaggi si sono moltiplicati, da tutto il mondo ma lui, ora non li sente più.  È accanto alla sua Maria, colei che in vita  ha combattuto con il cuore e con l’anima per far sì che tutti i cani abbandonati come Tommy avessero momenti felici. Ora grazie al suo Tommy ha dato l’ennesimo segnale che il mondo animale non è ad uso e consumo degli interessi umani. Coabitiamo nel mondo e assieme dovremmo rispettarci.

tommy--330x185Continuiamo a definirci “padroni” degli animali e loro seguitano a rimandarci indietro prove inconfutabili di fedeltà e amore sconfinato, non sarebbe il caso di metterci sullo stesso piano e condividere il percorso della vita alla pari? Ammettere e applicare  l’indissolubilità fra il discorso sui diritti umani e quello sui diritti di ogni altro essere senziente potrebbe esssere un nuovo inizio di civiltà. Smettere con le barbarie su di loro perpetrate sarebbe  un passo in avanti rispetto ai barbari Paesi che ancora giudicano ” normalità ” la sofferenza , la tortura , la morte data per strada, la vivisezione,  lo sfruttamento estremo, come avviene in fondo, anche nei Paesi in cui c’ è una guerra!


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Correva verso la libertà


I telegiornali  hanno dato ampio risalto alla vicenda che ha visto protagonista Alexander una giovane giraffa che ha tentato la fuga dal mondo degli uomini. E qualcuno dovrà pur prendersi la responsabilità di dire ai bambini che vengono portati al circo che questa non è una favola. Una giraffa che non ha mai visto il sole africano, che non se lo godrà mai, per la sua smania di essere libera, la stessa che anima ciascun essere vivente sulla terra, può correre tantissimo, scalciare, versare sangue pur di non farsi riprendere. Con le sue  zampe lunghe e dinoccolate, Alex ha corso verso la libertà inseguendo il suo atavico istinto,va come nella savana vasta e verdeggiante. Si è buttato per le strade della cittadina imolese, il cucciolo ribelle, incontrando ostacoli sconosciuti, con il cuore che batteva all’impazzata, i  rumori assordanti, le sirene della polizia che lo inseguono, un bus che le si para davanti, braccata da uomini tanto più piccoli di lei ma, tanto più crudeli e insensibili.

Eppure lei a Imola, non ci è arrivata per sua volontà, viveva lontana ma, qualcuno di quegli umani, ha deciso di farla girare in circolo e farsi ammirare in tutta la sua impressionante ed esotica lunghezza. Non è nel suo posto naturale, nell’Africa , lontana, dove regna il silenzio, la quiete ed equilibri che l’uomo si ostina a non voler comprendere.

La sua fuga dura poco.  Una mattina soltanto, il brivido del tentativo che le è costata la vita. Ferita.Centrata fra il collo e il petto. Sedata, catturata, caricata sul camion del circo e morta. Il suo cuore ha ceduto. La sua avventura termina per troppo stress e sedativi.

E le coscienze si risvegliano. 

Forse anche di quelli che apprezzano quel genere di spettacolo, quelli che avrebbero dovuto vederla girare intorno sotto al tendone e mangiare le carote offerte dai bambini, quelli che pagando il biglietto alimentano ed educano i loro figli che la schiavitù è divertente. L’evento sollecita nuovamente riflessioni e interrogativi: è ancora utile uno spettacolo circense che prevede l’utilizzo di animali?

Non è più accettabile  che la tv e al cinema si diffondano immagini di questi circensi che mostrano tutto il loro amore per le bestie domate e piegate al loro volere. Nessun animale selvaggio, e sottolineo nessuno, di fronte ad un cancello aperto di una gabbia non ci ha mai pensato due volte ed è fuggito, chissà perchè. Gli animali dei circhi sono animali in cattività. Vengono costretti all’isolamento e alla reclusione in gabbie, dove soffrono a causa di spazi inadeguati o convivenze forzate con altri animali. Il disagio prodotto dalla cattività si riscontra in comportamenti anormali e disturbati.

Ciò in cui consiste l’addestramento è uno stravolgimento del loro istinto per cui si deve ricorrere necessariamente alla violenza.
Botte, fruste, piastre, pungoli elettrici, spilloni sono una costante nelle giornate degli animali del circo. Il controllo degli animali avviene attraverso la privazione, affamandoli nel caso in cui la loro esibizione non sia eseguita correttamente, e la paura, intimidendoli con grida e percosse.  Gli animali non si divertono nel fare movimenti contro natura. Vedere una tigre che salta nel fuoco o un elefante che fa la verticale sono tutti esercizi fatti dopo ore e ore di addestramenti, spesso con metodi violenti e abusi.
Quando si capirà che gli animali non sono oggetti per uso dell’uomo?
Portare i bambini nei circhi che sfruttano gli animali;  significa renderli partecipi di tali angherie ed abituarli fin da giovanissimi a considerare normale vedere gli animali in gabbia schiavizzati e ridicolizzati dagli uomini che guadagnano sulla loro sofferenza il tanto agoniato denaro. I circhi che utilizzano animali sono veicolo di un’educazione al non rispetto per gli esseri viventi, inducono al disconoscimento dei messaggi di sofferenza, ostacolano lo sviluppo dell’empatia, che è fondamentale momento di formazione e di crescita, poiché sollecitano una risposta divertita e allegra, alla pena, al disagio, all’ingiustizia.
Sarebbe dunque tempo, almeno per una  questione di civiltà che si bloccassero, per sempre, tali circhi.  Indirizziamo la nostra voglia di divertimento verso altre forme di spettacoli  che non basano il loro successo sullo sfruttamento degli animali.

E sognamo che arrivi presto un futuro di rispetto che riporterà gli animali  nel loro habitat d’origine.


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Guarire con gli amici animali


La compagnia di un animale aiuta a guarire. La rubrica Costume e società in questo clima di festività,  coglie l’occasione per  evidenziare l’importanza del rapporto tra uomo e animali occupandosi di pet therapy. Che si tratti di un coniglietto, di un cane, di un gatto o di un uccellino la sua presenza risveglia l’interesse di chi gli è vicino: bambini ed anziani, ma anche malati e disabili con problemi psichici e fisici possono migliorare la qualità della loro vita e le loro condizioni di salute grazie all’assistenza di animali amici. Le attività di Pet Therapy si prefiggono di utilizzare le straordinarie possibilità di un corretto rapporto tra uomo e animale a beneficio di persone in condizioni di sofferenza o disagio, senza mai snaturare le naturali inclinazioni dell’animale.

Il valore terapeutico degli animali trova oggi una strutturazione metodologica e impieghi mirati a specifiche patologie. Il termine pet-therapy indica una serie complessa di utilizzi del rapporto uomo-animale in campo medico e psicologico. Un sistema terapeutico dolce incentrato sull’interazione tra uomo e animali di indole pacifica, docile, che riescono a far breccia nell’isolamento del malato donando amore incondizionato, pazienza e attenzione.

L’animale diventa il co-terampeuta che aiuta il paziente, insieme agli psicologi e ad altre figure professionali del settore (pedagoghi, operatori sociali e conduttori cinofili specializzati), ad innescare spontaneamente quei meccanismi di stimolo che possono essere di gioco per i bambini, stimolo all’attenzione temporanea (cura del cane, carezze) per gli anziani e i pazienti depressi, che si abituano a parlare con l’animale e ad esprimere le proprie emozioni, cosa che, ad esempio, per l’autismo è davvero difficile. Gli animali possono far sentire al sicuro e amati i pazienti quando questi sono stati privati di interazione sociale o feriti da altre persone. Attraverso il contatto con l’animale la persona riesce a sbloccare certi canali emotivi, alleviare le proprie ansie e sviluppare gradualmente una nuova consapevolezza della propria persona.

Solo un animale sereno, equilibrato e felice può essere utile a questo scopo. L’identificazione nei singoli animali delle caratteristiche necessarie allo svolgimento di tali attività e il loro perfezionamento richiedono l’impiego di conduttori altamente qualificati che permettano l’instaurarsi con l’animale di un rapporto di conoscenza, affiatamento ed affetto notevoli.

Una porta con l’esterno che oggi vede il suo riconoscimento nell’aumento nei corsi di specializzazione che formano i nuovi operatori di pet therapy.  Nella pet-therapy, l’attività svolta dal “terapeuta animale” nei confronti del “paziente uomo” è molto complessa e, soprattutto, per il suo funzionamento richiede contributi provenienti da diverse discipline. Per questo motivo, ogni esperienza di pet-therapy è il risultato di un lavoro sviluppato da un team interdisciplinare composto da numerose figure professionali che interagiscono sul campo ciascuna con il proprio specifico ruolo ma in modo complementare. I membri del gruppo di lavoro partecipano direttamente sia alla progettazione e alla valutazione dei programmi sia allo svolgimento della attività e delle terapie in qualità di operatori.

La Pet Therapy non é una panacea, utile a risolvere tutte le malattie. Infatti non é sufficiente affiancare un animale a una persona sofferente per aspettarci il miracolo della guarigione, ma è importante che finalmente si stiano capovolgendo le certezze umane, considerando l’animale non più come un soggetto passivo da utilizzare, ma una figura attiva dalla quale ricevere affetto. E forse, in futuro, animali e uomini impareranno a vivere insieme rispettandosi reciprocamente.