Turismo religioso

27 gennaio 2012 1 commento

“Tg2 Costume e società” la rubrica di approfondimento del telegiornale di Rai2 si occupa di turismo religioso. Da Padre Pio a Fatima, da Lourdes a Loreto  fino a Medjugorje,  tantissimi  i pellegrini che visitano ogni anno i luoghi sacri.

Un mercato che muove piu’ di 300 milioni di persone l’anno, con un giro di affari di oltre 18 miliardi di dollari, di cui 4,5 generati solo dall’Italia. E’ il turismo religioso, settore in espansione e che, negli ultimi due anni ha fatto registrare nel nostro Paese un vero e proprio record.
Un giro di affari che non conosce crisi. Un business che non si accontenta più dei piedi e del vecchio bastone, all’inizio fu il Cammino di Santiago de Compostela in Galizia, il lungo percorso che i pellegrini fin dal Mediovevo intraprendevano attraverso la Francia e la Spagna per giungere al santuario  presso cui si trova la tomba di San Giacomo. Oggi i pellegrini moderni vogliono viaggi organizzati,  aereo e  strutture alberghiere. Si muovono per fede, per curiosità o per cercare qualcosa di spirituale.  Ogni anno viaggiano alla scoperta dei tanti santuari, monasteri ed eremi disseminati nel nostro paese.  Si tratta di circa 100 mila chiese e oltre mille e settecento santuari dove il contorno  è fatto di santini e souvenirs. La promozione e il recupero degli itinerari religiosi costituiscano oggi una qualificante opportunità di valorizzazione del territorio in termini culturali e turistici. Pensiamo al caso italiano di San Giovanni Rotondo dove si trova il santuario di Padre Pio di Pietrelcina, o al santuario della Madonna di Loreto, per non dire dei turisti attratti tutto l’anno dai luoghi di San Francesco e Santa Chiara in Umbria.

Va detto che storicamente i pellegrinaggi rappresentano uno degli esempi più semplici e antichi di turismo. C’è chi giura che i questi luoghi si respiri un’atmosfera speciale e forse è vero, ma il sospetto che la fede venga strumentalizzata è d’obbligo, e forse il vero miracolo sta proprio nell’economia florida e in costante crescita. Straordinari edifici di culto che si sono trasformati in tempi del capitalismo, dalla semplicità legata alle motivazioni  più disparate e strettamente collegate con la condizione soggettiva: ricerca di emozioni forti, sensazione di appartenenza ideologica, desiderio di stare insieme, intenzione di incontrare un leader religioso carismatico ad uno spostamento di massa legato al fattore  moda che non sempre è conciliabile con un sentimento di vera fede.

Il tema del turismo religioso nasce da eventi spirituali ma, come sempre accade quando si spostano numeri importanti di persone, ha inevitabilmente generato grandi indotti legati ad attività economiche che altrimenti non esisterebbero. Si pensi solo a Lourdes che vanta una delle stazioni ferroviarie con più passaggi in Europa o al boom di visitatori che sta facendo di Medjugore una destinazione nota nel mondo. Un turismo della Fede, che vede coinvolte località con una determinata tradizione o caratterizzazione storico-religiosa spesso abbinata alla dotazione architettonica e paesaggistica che alimenta una filiera che va dai trasporti alle ricettività, dai souvenir alla ristorazione e così via.

Al di là delle motivazioni intrinseche connesse alle esigenze di culto, è ragionevole pensare che la ricerca di esperienze più spirituali, connesse alla rigenerazione dello spirito, sia uno dei ritrovati must, in una società che per molti versi e secondo diverse traiettorie è alla ricerca di senso e di certezze.

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Avviso ai visitatori

26 gennaio 2012 8 commenti

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Austerità

Tg la7 continua ad occuparsi del malessere che aumenta e delle proteste delle categorie che continuano a squassare il paese. E’ la volta dei pescatori dopo tassisti e camionisti.  I pescatori sono arrivati sotto Montecitorio per protestare contro il caro gasolio. Da febbraio altri scioperi. La vita costa di più e lavoratori  e famiglie sono presi dal panico.  I redditi sono scesi  mentre aumenta l’area della  povertà. L’austerità scuote l’Italia, la tensione sale e  la rabbia diventa incontenibile.  La manifestazione inizia in modo pacifico, ma poi si  lanciano alcune bombe carta  e petardi, repressi dalla polizia. Il bilancio è di 5 feriti, di cui 2 finiti in ospedale.  Dopo la carica della polizia i protestanti alzano le braccia ma restano in piazza, in attesa di risposte concrete.  Solo verso sera torna la calma.

Prosegue il pugno di ferro tra lavoratori e istituzioni, a  Palermo è tornato a riunirsi il movimento dei Forconi che ha dato vita a una manifestazione con migliaia di partecipanti, compresi studenti e agricoltori che ora attendono il risultato dell’incontro tra Lombardo e Monti.  Continua ancora, il fermo degli autotrasportatori in tutto il paese, fra autisti che tentano di superare il blocco e vengono fermati dai colleghi.

I prossimi giorni la situazione non migliorerà. Difficili gli approvvigionamenti, specie al Sud, ma un pò ovunque si registrano carenze di generi alimentari e benzina. Inevitabili reazioni  alla stretta che provoca ricadute sociali. I soldi non fanno la felicità ma, oggi le famiglie  non sono d’accordo. Gli italiani sono più poveri rispetto a dieci anni fa e la loro ricchezza va restringendosi sempre di più.

La crisi ha, infatti, messo a nudo un rancore crescente verso l’ineguaglianza sociale e verso il paradosso che vede l’Italia come uno dei paesi più ricchi del mondo, senza che questo venga riconosciuto nell’esperienza quotidiana. Un paese ricco, abitato da poveri. La vulnerabilità della situazione non fa dormire sonni tranquilli.

Due fattori hanno profondamente modificato, in quantità e qualità, la piramide sociale italiana. Si è aperta una spaccatura verticale, un travaso progressivo di ricchezza, dai lavoratori dipendenti agli autonomi: imprenditori, liberi professionisti, commercianti e poi si aggiunge il ristagno dei redditi che ha svuotato e affondato i ceti medi.  Famiglie sempre più povere e indebitate. Quando si sono accorte di non essere affatto sulla strada per diventare ricchi, anche nei ceti medi si è risvegliata l’insofferenza verso gli squilibri sociali.

Non basta, insomma, essere un paese in cui l’80 per cento delle famiglie è proprietaria della casa in cui vive per riequilibrare la piramide rovesciata della ricchezza nazionale. E’ una realta’ non solo percepita dalle famiglie italiane, ma confermata  da una indagine elaborata dalla Banca d’Italia. La probabilità  di trovarsi nel segmento più  abbiente aumenta in modo significativo, una condizione che non permette di guardare all’orizzonte futuro con serenità.

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Il campione e l’alluvione che hanno unito l’Italia

31 ottobre 2011 4 commenti

L’Italia ha bisogno di modelli positivi e Domenica Cinque, il programma di informazione ed intrattenimento pomeridiano di Canale 5, con la rubrica Dentro la notizia, curata e condotta da Claudio Brachino, ci ha dato un motivo, per sperare che la nostra Italia, non abbia perduto quei valori autentici che servono per guardare al futuro.

Nel rito del funerale del Sic, le telecamere, le testimonianze, i servizi, gli ospiti ci rimandano un messaggio di coraggio. Merce rarissima di questi tempi. Valori sani: famiglia,  affetti,  amici, desiderio di sentirsi uniti,  semplicità del vivere quotidiano,  voglia di credere in un sogno. In un’Italia affogata nel fango diffamatorio di truffe, speculazioni, egoismi, bunga-bunga, che rimandano a risatine di scherno, ci si stringe, insieme, per aggrapparci  alla storia di un ragazzo morto sul lavoro, che credeva nella sua passione sportiva. Lo sport che crea e fa credere negli eroi. Eroi di tutti i giorni, con alle spalle una famiglia che ha avuto la forza di sorridere di fronte alla folla e aperto le porte di casa alla gente e ai media, offrendo tortellini, dolci e caffé: “Marco vorrebbe vederci ridere, sdrammatizzava tutto, e allora dobbiamo tenerlo in vita essendo sereni, lo dobbiamo fare per lui e per la sorella che ha bisogno di essere sorretta” -  Domenica prossima, durante il GP di Valencia, vorrei che invece di osservare un minuto di silenzio in onore di Marco, venisse fatto un minuto di casino con tutte le moto della MotoGP, della Moto2 e della 125 accese che rombano insieme”.

E il tavolone immenso,  appena arrivato per quella che sarebbe divenuta  la casa di Marco e Kate, servirà ad accogliere  gli amici che vorranno tenere vivo il ricordo di questo ragazzo. Il padre racconta:È arrivata gente da tutta Italia e dall’estero per salutare Marco piangono e sono io a consolare loro. A volte penso che Marco sia stato un angelo. Questo calore mi fa sentire meglio e sta aiutando tanto anche noi. Credo che la chiave di tutto questo affetto sia il suo sorriso. Non so perché mi sono seduto vicino alla bara; mi sono sentito di buttarmi lì con la mia bimba.”

Dunque la vita coraggiosamente continua e vince sulla morte, i genitori guardano in faccia al loro dolore. La morte li ha avvolti, ma la passione e il talento del loro figliolo è arrivata a tutti. Si parla tanto della Tv del dolore, una Tv che specula sulla sofferenza, che entra tecnologicamente, con freddezza, nei meandri dell’animo umano per rimandarci la lacrima, l’emozione vera o finta dei protagonisti, vivisezionati dall’obbiettivo e dai microfoni. Ora quello stesso mezzo è divenuto speciale, ci unisce all’amore che circondava Marco e  ci accompagna nel vortice della semplicità. La Tv-testimone, ci fa del bene, ci rimanda a una società vera, e tutti, anche coloro che non seguono il motomondiale, oggi conoscono il sorriso scanzonato, la chioma riccioluta di questo eroe moderno. La tv ha registrato le emozioni che hanno seguito l’imprevedibilità dell’evento restituendoci in modo mediatico la magia dell’amore sincero. La sfida dell’uomo sulla velocità. Una competizione rinnovata sulla pista, dove la morte è sottintesa in ogni gara. La Tv oggi, ci parla di un‘Italia del Sic, da lui arrivano dei sentimenti veri. Una lezione di vita che stupisce, nel Paese che deve fare i conti con la crisi e la politica. Una lezione di talento, coraggio, fatica e sentimenti per essre il campione che corre cercando il limite.

Zoom FotoMa in questa Italia, bella e ritrovata, ci sono anche altri giovani, che accorrono volontariamente: gli angeli del fango. Si sono contattati l’un l’altro, abbandonando lavoro o studi , e hanno deciso di dare una mano. Ragazzi con tanta voglia di aiutare chi ha vissuto l’incubo dell’alluvione. Spalano fango senza sosta. E così  anche la  tragedia in Liguria ha i suoi eroi. Persone comuni che hanno donato la vita o che aiutano spinti dalla frase: “se fosse successo a me”! Un’Italia accomunata dai valori. Un’altra lezione di vita che andrebbe girata all’attuale classe dirigente. Ragazzi che non credono più nella politica delle parole e che hanno compreso che il marcio del potere non risolve i problemi.  Si sono rimboccati le maniche, nell’apocalisse di acqua e detriti. Incessante il  lavoro per togliere il fango da quello che resta. Lavorano in silenzio, dietro le quinte. Hanno rinunciato a giorni di festa per imbracciare pale e raschiafango e aiutare la popolazione investita dalla violenta ondata di maltempo. Lavorano senza una ricompensa, se non il “grazie” delle famiglie che aiutano a tornare alla normalità. Lavorano senza i privilegi delle auto blu e non  dite che è demagogia. Questa è l’immagine dell’Italia che non suscita risatine. Questi esempi devono avere risposte dalle istituzioni che  devono sostituirsi alle loro mani.

Questa è l’Italia della normalità che vuole tornare ad essere tale. Un colpo di bacchetta magica che la Tv finalmente ci ha trasmesso: etica, senso di civiltà, valori, sentimenti, forza e coraggio, ed è giusto così. La Tv ha fatto il suo dovere, ora tocca all’Italia continuare ad aver voglia di cambiare.

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La Tv che parla di TV

30 ottobre 2011 2 commenti

Il sabato pomeriggio su Rai3,va in onda Tv Talk, lo show-magazine che parla e analizza la settimana  televisiva. Condotto da Massimo Bernardini, accompagnato da tanti ospiti e coadiuvato dai volti giovanili,  di laureandi e laureati in Comunicazione dalle Università di tutta Italia, esperti di linguaggio del piccolo schermo.

Una vivisezione garbata, precisa, dettagliata, attenta e  critica dell’offerta televisiva sempre piu’ nutrita e variegata; “La televisione serve a tutti e guardare i programmi settimanali è importante, dunque cosa ne pensate del debutto finanziato dagli italiani di “Nuovo servizio”, 200.000 milioni di euro ha raccolto e 250.000 il costo a puntata, come andrà”? Chiede ai suoi ospiti il conduttore. “Speriamo che vada bene, anche se il mezzo non è di massa…un trionfo…qualcosa di nuovo che farà parlare”, sono in sintesi le risposte di Oscar Giannino, Bernardo Iovene, Giuseppe Cruciani, chiamati ad  analizzare  i tg e i mezzi d’informazione, partendo dal caso Merkel-Sarkozy che: “Ci ha fatto parlare e molto, il modo in cui la comunicazione politica, si è intrecciata. Tutto è partito da una risata, alla conferenza europea e la Tv ha reagito con telegiornali vari, che hanno dato ognuno la propria versione”. “Fiducia al presidente…pesante ultimatum…caso Italia…reazioni sulla fiducia a Berlusconi…

Nessuno in un primo tempo mostra agli italiani la risata, poi arriva un comunicato stampa e allora i Tg si comportano così: ” Non accettiamo lezioni da altre parti…Berlusconi risponde per le rime…polemiche sull’ironia di Sarkozy…le allusioni sono frutto di un malinteso…il Sarcozy ridens accende dibattiti, ride bene chi ride ultimo…è stato un equivoco”…La provocazione in studio è chiara, la domanda altrettanto. “Strano vedere che i Tg il giorno prima ignorino la notizia poi la diano per scontata”, incalza Bernardini. “Non mi stupisce, afferma Giannino, succede da anni, tutti i giorni”.

In effetti dal punto di vista della narrazione, l’unico Tg che si può vedere, attualmente in Italia è quello di Mentana, che racconta i dettagli in modo equilibrato e lascia poi alla libera riflessione. Eppure la satira lo aveva già mostrato, Braida ne aveva fatto un suo cavallo di battaglia, suscitando le nostre risate, imbarazzante invece la reale prevedibilità dei telegiornali degli ultimi anni, divenuta spudorata.  E’ dunque necessario domandarsi con quale gerarchia l’informazione viene diffusa, cosa e chi fornisce l’informazione pubblica, visto che alla base c’è una questione di scelta. Importante anche l’intrecciarsi di altri mezzi moderni, meno formali e ufficiali, dati da Internet, che diffondono, smentiscono e  mostrano i fatti, in modo meno impegnativo ma  senza filtri.  Resta il fatto che  Tv e  politica, vanno d’accordo, forse troppo.

Oltre all’informazione dai palinsesti televisivi è sparita anche la satira, l’unico superstite. Maurizio Crozza con Italialand, guarda caso anch’esso in onda su La7, che risulta essere la rete più versatile ed equilibtata, seguita da laureati e colti, fedelissimi a Ballarò  e a Milena Gabanelli con Report, che rimane, per la gente  il sostituto del servizio pubblico. Del resto lo stesso Crozza ci chiede:” Italiani, non siete contenti di abitare nel paese più divertente del mondo”?  C’è da domandarsi se non ci vorrebbero più appuntamenti che toccano i fili scoperti di questa Italia, per riuscire a tornare un paese civile.

In collegamento da Roma, Walter Siti, che affronta due temi molto diversi: l’attenzione mediatica sulla morte di Marco Simoncelli e l’inizio della dodicesima edizione del Grande Fratello. ” Lei riesce ancora ad emozionarsi per le storie di questi ragazzi” – “No”.

Non c’ è stupore in questa secca risposta, risulta evidente  che i personaggi nel tempo siano meno significativi, la trasmissione è un pretesto per il dopo. I protagonisti attentamente selezionati nel carnet umano,  sono dei  gadget  che faranno incasso nelle discoteche e negli spazi televisivi. Il programma, è divenuto ormai una replica, priva di novità, con un’immagine italica distrutta dall’ignoranza, dalla volgarità e stupidità, che non soddisfa più nemmeno la voglia di voyeurismo. Tutto scontato, conosciuto e ruotato attorno a prestanti esemplari con le loro storie sentimentali mediatiche che forniranno materiale per l’intrattenimento tv.

Sul tema della situazione della fiction tv, per parlare della sua evoluzione, delle criticità e delle sue potenzialità intervengono: Fabrizio Del Noce direttore di Rai Fiction, Fabrizio Salini, direttore Entertainment e Cinema per Sky Italia, Giancarlo Scheri, direttore di Fiction Mediaset,Gabriella PessionLorenzo Flaherty. La tv non investe più come in passato e diviene difficile competere con i badget molto elevati delle mega produzioni. La fiction italiana, negli ultimi anni, si è trovata a doversi confrontare con le produzioni statunitensi, inglesi e francesi, cercando un proprio posto nel mondo che, però, non è ancora stato trovato.

Paura di rischiare, carenza di autori, potrebbero essere fattori importanti su cui riflettere, certo che risulta difficile costruire un futuro se alla domanda di Bernardini di quanto la critica sulle fiction sia impietosa, il direttore di Rai Fiction, come il collega, difendono il proprio operato e quello della  loro struttura. Il prodotto non è affatto imposto dal target “vecchio” di Rai1, spiega Del Noce,Noi lo scegliamo, il prodotto, tenendo conto anche di quelle che possono essere le generazioni che devono affacciarsi al mondo della fiction”. “Ritengo che ci sia da parte della stampa una preclusione rispetto a ciò che è televisione.Critiche negative? Ce ne importa abbastanza poco. Loro continuano a vendere sempre meno giornali, noi continuiamo ad avere il nostro pubblico.

Ottimi presupposti per non cambiare nulla.

Arrivederci a sabato prossimo.

 

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Come è cambiata la nostra società?

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Promesse in Europa, paura e rabbia in Italia

28 ottobre 2011 2 commenti

Si chiedono le dimissioni del Premier.  Inattesa, piccola grande svolta, dopo l’approvazione in sede europea, al rientro, l’amara sorpresa. In testa l’opposizione, ma anche i suoi stessi fedeli ora, manifestano segni di evidente malcontento. Così si apre il Tg di La7 e Enrico Mentana che commenta con ampi servizi l’evolversi della querelle politica: Berlusconi-opposizione, Berlusconi-Italia, Berlusconi-Europa, Berlusconi-Pdl.

Dopo il sì dell’Europa, le acque restano agitate nella maggioranza. Alcuni, anonimi parlamentari del Pdl hanno presentato  una lettera-appello a Berlusconi, nella quale si chiede ancora al presidente del Consiglio di dimettersi e allargare la maggioranza, proprio per poter dar corso agli impegni assunti con l’Ue. Le misure che ci chiede Bruxelles, sono molto impegnative, questo governo sarà in grado di attuare i provvedimenti di cui ha parlato il presidente del Consiglio e che pesano enormemente sui lavoratori?

Gli esami per Berlusconi non finiscono mai! 29 righe che guastano il rientro del Premier, chiedono il suo ritiro a Palazzo Chigi. Parole che svelano la paura e la preoccupazione che il governo che da tempo non riesce ad eseguire i normali lavori riesca ad attuare le nuove misure proposte. Un nemico interno che Berlusconi non si aspettava. Una bomba vera e propria per l’opposizione che  è  in rivolta e  promette battaglia con uno sciopero generale unitario.  Se il Cavaliere ha  convinto Bruxelles, ora dovrà fare altrettanto in Italia. Gli impegni vanno rispettati. Un’altra prova del nove per il Cavaliere, soprattutto sul capitolo della riforma del mercato del lavoro, fissata entro maggio del prossimo anno.

Se il piano del governo verrà messo in pratica quali saranno le reazioni? E’ la domanda introduttiva del programma Piazza Pulita condotto da Formigli e rivolta ai suoi opinion leader, da Italo Bocchino a Gianluca Pini  da Giuseppe Civati  a Guido Crosetto,  Alessandro Sallusti, Marco Damilano  e l’economista Tito Boeri.  La rabbia degli italiani si è scatenata dopo gli ultimi licenziamenti, le telecamere registrano le forti reazioni di chi non sa come dar da mangiare ai propri figli o dopo 40anni di duro lavoro in acciaieria si vede ancora allontanare la pensione, o ancora operai che non possono nemmeno fare una pausa di 15 minuti su 8/10 ore di lavoro. Licenziamenti facili? Cioè scattano anche per i lavoratori a tempo indeterminato, basta che un’azienda sia in difficoltà a partire dal maggio 2012? Li ha prospettati il governo Berlusconi nella lettera alla Ue, ma sono una misura dagli effetti devastanti, tanto più in tempi di disoccupazione galoppante. Il risultato è che i sindacati si compattano.

“Il  messaggio di licenziare è l’opposto di quello che serve al paese, osserva Susanna Camusso, abbiamo un Governo incapace di agire e decidere e che prende ordini dall’Europa. Quella lettera è la somma di tante dichiarazioni che abbiamo già visto e sentito. Non c’è nulla che riguarda la crescita, nessuna risposta positiva per il paese”.

“L’Italia è un paese in grado di onorare i debiti, afferma Tito Boeri, il problema è trovare gli investitori che con la crisi di credibilità del governo hanno fatto retromarcia, ora fare le riforme giuste”.

Scontro di opinioni,  che attendono oltre alle promesse, leggi che risolveranno il divario tra il mondo delle difficoltà quotidiane e il mondo decisionale della politica.

 

 

 

 

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Cavoletti di Bruxelles

Con questo titolo la bravissima e molto spiritosa Geppi Cucciari nel suo preserale quotidiano Gday, allude alla lettera di Berlusconi che “contiene tutto ciò che l’ Italia vuole fare, e l’Europa riderà come ha già fatto in passato, c’è da dire che la chiedevano da mesi, non era meglio scrivere direttamente a Babbo Natale”?

Geppi è straordinaria nel dialogo immediato ha la battuta prontissima, spesso sferzante e sarcastica, non poteva farsi sfuggire l’occasione di mettere il dito nella piaga italiana che tiene alta la nostra attenzione riguardo l’impegno preso dal governo per una serie di misure molto pesanti che ci consentiranno di adempiere alle richieste europee.

Anche il domandone ruota attorno allo scottante tema di attualità: Berslusconi ha portato la lettera a Bruxelles dove spiega come usciremo dalla crisi, secondo lei ha usato toni forti e inchiostro simpatico? – La risposta degli intervistati, resa nota al termine  della puntata segna  un 98% a favore della seconda opzione! Quindi gli italiani confermano che non ci sono dati certi per uscire dalla crisi.

La lettera di Berlusconi: riforma del lavoro, pensioni, patrimonio pubblico e mobilità territorialeLa lettera di Berlusconi contenente le nuove misure a sostegno della crescita e necessarie al superamento della crisi può essere esaminata da molti punti di vista e in effetti: “la lettera di “Bossi e Berlusconi” è nota a tutti soprattutto in quel punto in cui è scritto della moria delle vacche e Sarkozy non si è sentito di rispondere personalmente e ha affidato alla moglie la risposta”.  A questo punto parte un filmato con la bella Carla che canta “Carissimo Pinocchio”…”Comunque, Pinocchio di Collodi finiva bene, da burattino di legno diventava bambino vero, mentre noi riusciamo ad avere sempre dei burattini in carne e ossa con la testa di legno”!

Dal sorriso alla realtà informativa del Tg di La7: innalzamento dell’età pensionabile nel 2026 e si può licenziare per crisi. I contenuti confermano le prese di posizioni di questo Governo e cioè la volontà di agire sui lavoratori dipendenti, sia pubblici che privati, senza intervenire sui patrimoni e/o i lavoratori autonomi. Le pensioni di anzianità, come voleva Bossi, non sono state toccate, per quelle di vecchiaia dal 2026 si dovrà aspettare di raggiungere quota 67 anni. Il clima politico è teso, molto teso.  L’Italia sotto esame. Berlusconi  si gioca il suo governo e la credibilità. A Montecitorio il caos, scatena la rissa. Draghi esorta a far si che le decisioni prese non siano solo scritte. Tremonti e Berlusconi, mai come ora così distanti.

In conclusione, tutti impegni ufficiali, ma senza nulla di tangibile ovviamente per ora, perchè considerando la fragilità dell’Escutivo e della Maggioranza di questi tempi (anche ieri andata sotto sia alla Camera che al Senato), è difficile andare oltre a dei proponimenti formali per il prossimo futuro. Le promesse di Berlusconi dopo le risatine europee,  saranno scolpite nella pietra, noi incrociamo le dita e speriamo che l’Ue faccia altrettanto!

 

 

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Professioni anti-crisi

26 ottobre 2011 6 commenti

Noi italiani ne siamo ghiotti e primi consumatori di pane, pasta e dolci. Sono i primi che i dietologi ci tolgono eppure tutti apprezzano la bontà di questi alimenti e i ragazzi in tempo di crisi possono farne un ottimo investimento professionale. Il servzio di TG2 Costume e società dedica particolare attenzione alle nuove tendenze del mercato che così faticosamente tenta di riemergere dalla crisi internazionale.

I panettieri e i cuochi  sono  i lavori più ricercati al al mondo e tutt’altro che sottopagati. Sì perché in questo periodo in cui aumentano i disoccupati ci sono molte professioni che ancora tirano e che permettono di trovare facilmente uno sbocco lavorativo e stipendi anche molto elevati. Il panettiere è tra questi e i ragazzi anche appena usciti dalle scuole medie avranno  certamente pochissima concorrenza,  visto che il 40% delle offerte in questo tipo di mestiere non trova addetti qualificati. In totale i posti di lavoro vacanti superano le 150.000 unità: un dato davvero significativo in tempi di grossa crisi occupazionale come i nostri. Il panettiere è un mestiere antico, che lascia ancora spazio alla creatività e se affrontato con passione può riservare ampie soddisfazioni, non solo economiche. Condizione necessaria per svolgere la professione è il lavoro notturno. Sempre meno giovani italiani sono disposti ad affrontare i faticosi orari tipici di questo lavoro: si incomincia all’una e si stacca alle 9 di mattina ma rispetto a un tempo l’attività è meno faticosa. Le impastatrici automatiche, la lievitazione programmabile e i forni a gas computerizzati hanno alleggerito molto il peso della produzione.

I numeri parlano chiaro la produzione di pasta è alta, siamo i primi al mondo per fantasia e qualità. Dalla Sardegna alla Lombardia i segreti di questo cibo sono legati al territorio e ognuno ci impasta i propri prodotti locali che aggiungono sapori e colori. E’ difficile stabilire come sia possibile che l’incontro tra acqua e semola abbia dato vita al piatto preferito dagli italiani, di così semplice intuizione e così sofisticato al tempo stesso: la pasta. Certo è che l’Italia è il maggiore produttore al mondo, e anche il maggior consumatore. In realtà, sebbene sia apprezzata e gradita in tutti gli angoli della terra, da noi più che una pietanza, la pasta rappresenta un vero e proprio culto, un modo di stare insieme, un momento intimo familiare.  Disponibile ormai in 500 formati, al mondo ne vengono prodotti in totale 13,1 milioni di tonnellate e sono 45 i paesi produttori. Il consumo pro capite nel mondo oscilla tra i 5 e i 6 kg e all’Italia spetta il record con 26 chili di pasta a testa.  A questo cibo è stato affidato il compito di celebrare la versatilità della pasta con piatti simbolo che esplorano le nuove frontiere di un alimento capace di rinnovarsi e mantenersi allo stesso tempo legato alle sue radici.

 E allo zucchero non si rinuncia. Inventiva e abilità culinaria hanno trasformato in designer la pasticceria dando sfogo a veri e propri talenti della decorazione.  Anche i mestieri più golosi, gelatai e pasticceri, sono molto ricercati: oltre il 30% dei posti resta vacante. E più che un pasticcere, oggi la lavorazione di dolci  è un vero e proprio  atto artistico, firmato da passione, fantasia e talento. E visto che i tempi sono duri, i maestri del dolce, soddisfano tutte le tasche, tante infatti,  le pasticcerie che dopo le 20.30 vendono i loro prodotti a metà prezzo, aumentando le loro entrate, e tante anche le offerte speciali che invogliano al consumo  di  gelati anche nei periodi più freddi, iniziative che incrementano le vendite e aggiungono piacere alla vita.

Italia, terra di eccellenze culinarie  e tra le tante opportunità, le tappe per i golosi abbandano. Tantissime le occasioni per assaggiare e gustare i prodotti dolciari locali. Da Nord a sud gli appuntamenti più golosi sono feste, sagre e fiere, con espositori provenienti da ogni regione italiana perché per i piaceri del palato non c’è recessione o crisi che tenga!

 

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Ore decisive per il governo

L’attenzione dei programmi televisivi di approfondimento è tutta concentrata sulla nostra complicata e delicata situazione politica. Otto e mezzo e L’infedele si occupano di far luce sugli ultimi eventi che hanno coinvolto il Presidente del Consiglio dopo  l’ultimatum della Ue che chiede all’Italia  la rapida approvazione e l’applicazione di un pacchetto completo di riforme che comprende misure su crescita, occupazione e riforma della giustizia. E lo vuole entro mercoledì. Richiesta che ha obbligato il governo a darsi una mossa. Convocato un Cdm immediato, nel tentativo di convincere Bossi ad intervenire sulle pensioni e fare quei provvedimenti necessari ad assolvere le richieste europee. Conclusosi senza  decisione e rinviato ad oggi.

Rosy Bindi e Antonio Polito commentano gli ultimi avvenimenti, ” Penso che dopo la lezione ricevuta in Europa, la maggioranza cercherà di fare qualcosa di serio, ma dubito che ci riescano”, lapidariamente, sentenzia la Bindi, e aggiunge ” Assistere all’umiliazione così grande, che merita Berlusconi e il suo governo, è grave,  e l’Italia non la merita. E’ evidente che siamo un paese debole che Berlusconi ha contribuito ad indebolire”.

Al’orizzonte non ci sono ancora misure per la crescita, mancano quelle sull’evasione e sulla tassazione delle ricchezze, la strategia adottata dall’attuale governo è quella di attingere sempre e solo nelle solite casse. Polito:” il governo rischia di cadere, ormai è ufficiale che l’accordo con la Lega sulla questione pensioni non è andato in porto, il rischio è elevato”.In effetti il ruolo della Lega in questo momento è quello dell’ago della bilancia e la sua posizione è arroccata a  difendere un interesse specifico e localizzato.

Gad Lerner apre amaramente la serata commentando la  famosa risatina tra i due leader, Sarkozy  e Angela Merkel, “eppure l’Italia è tra i paesi fondatori dell’unione europea, uno schiaffo morale ancora più grave, quello che è accaduto ce lo siamo meritati, abbiamo presentato un foglio bianco, invece delle riforme, ora ci rimane solo un giorno per tener fede a quello che l’Eu ci ha chiesto”… “Entro mercoledì” il nostro paese dovrà presentare un piano credibile, ed è proprio per quella data che tornerà a riunirsi il Consiglio europeo. Possiamo stare “tranquilli” il “ghé pensi mi” della situazione ha già sentenziato: ”Nessuno nell’Unione può autonominarsi commissario e parlare a nome di governi eletti e di popoli europei. Nessuno è in grado di dare lezioni ai partner”. E sempre per colui che ha la bacchetta magica tra le dita è necessario semplicemente:  “sarebbe un bene se l’Italia dei partiti e delle fazioni si scrollasse di dosso le vecchie abitudini negative, e per una volta si mettesse a ragionare in sintonia con il paese reale abbandonando il pessimismo e il catastrofismo”.

Neanche a farlo apposta la riunione al vertice, si è conclusa con un nulla di fatto, non ci sono decisioni, non c’è accordo con la Lega  ma neppure quello sul condono e sulla sanatoria.

“Questo momento è tragico, nessuno può riempire il vuoto sulle misure che il governo ha dimostrato di non saper fare, dobbiamo uscire con le nostre gambe e non aspettare le decisioni dell’EU”… e ancora “Il nostro è un paese  a rischio e gli elementi strutturali non ci sono”… “Siamo in un comune destino, legati gli uni agli altri, non possono essere i paesi più solido a imporre decisioni governative, dobbiamo ricostruire l’autorità del nostro paese e tornare sul tavolo delle decisioni europee o si rischia che altri dettino leggi” … “Abbiamo un problema serio e maledettamente importante”…

Questo le opinioni che si rincorrono da una trasmissione all’altra, tutte unanimemente condividono la preoccupazione e che la soluzione sarebbe risposta nel  fare le riforme strutturali che servono per uscire dalla crisi. Dunque attendiamo che questo governo prenda decisioni di grande importanza…

 

 

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