Il saluto della Tv al prete anarchico


guardare-i-programmi-tv-sulliphone-in-streami-L-UqeTWxLa commozione suscitata dalla morte di Don Gallo è argomento televisivo. Aveva partecipato a tanti programmi e tanti sono i discorsi che testimoniano il suo vangelo. Tante le immagini che la televisione dedica ad un prete scomodo che sapeva come parlare a tutti e farsi ascoltare. I suoi interventi fuori traccia, la sua Genova,  le sue parole pungenti e provocatorie, sempre a difesa  dei più deboli sono il più degno saluto per questo uomo, icona e punto di riferimento di migliaia di persone che non avevano nulla da sperare. Ci sono il suo cappello nero, i sigari, una copia del Vangelo, una della Costituzione, la bandiera del Genoa e il fazzoletto dell’Anpi, sono gli oggetti che i ragazzi della Comunità di San Benedetto del Porto hanno adagiato sul feretro di Don Gallo, morto all’età di 84 anni. Lunghe file di cittadini hanno reso omaggio al prete della strada, al prete degli ultimi, come tanti  i servizi tv a lui dedicati e questo blog vuole ricordarlo proprio con stralci relativi ad alcune sue partecipazioni nel piccolo schermo.

Tg La7 cronache: ” Il mio vangelo è poesia, la poesia porta sempre fortuna, il mio vangelo V è il vangelo secondo De André”…nei quartieri dove il sodon_gallo_morto.jpg_415368877le del buon Dio non manda i suoi raggi, ha troppi impegni poer scaldare la gente d’altri paraggi..” come si può immaginare un porto che accoglie marittimi da tutto il mondo che non ha la prostituzione? Lo dice un prete cattolico che la prostituzione non è un reato”.

Don Gallo, prete da marciapiede, da anni impeganto nel lavoro con  ex tossicodipendenti, prostitute, immigrati, rispondeva alla domanda di Fabio Fazio in Che Tempo che fa del 2012: “Tu credi nel peccato? – Ma no, cosa vuol dire peccato e questo tu sei peccatore e subito dopo spunta la casta sacerdotale, ti redimo, allora tu ti penti, è una forma di potere, il peccato è il nostro cammino, fa parte della natura umana, l’importante è non perseverare”. – ” Io credo nell’amore immenso, tutti ricerchiamo l’amore a perdere che scende su chiunque, i buoni e i cattivi come la pioggia”.

Le Storie, Diario italiano del 2013:”Io sono venuto per servire, sono figlio della democrazia, ero un partigiamo nella guerra poi sono diventato un partigiamo di Gesù, partigiano significa da che parte stare e io ho scelto, dei poveri mai del potere”.

E il prete che ha difeso i poveri ha ceduto al peso degli anni ma non si è mai arreso nella vita. Un’esistenza spesa sempre in prima linea a contatto con la gente e i particolare con i diseredati e gli emarginati con i quali sentiva appagato il suo bisogno di testomonianza evangelica. Sapeva accogliere senza giudicare, senza chiedere nulla. Era un u292910_579055328781392_1850105127_nn sacerdote vero ma prima di tutto era un uomo libero. Simbolo di ereticità. Scontro aperto  con il Vaticano e  governo. Schierato contro la legge che vieta le droghe leggere, l’imperialismo, gli articoli 18, l’aborto, la pillola… La strada è stata la pietra su cui ha fondato il suo credo e alla fine si era trovato a suo agio più sui palcoscenici che sul rostro delle chiese che infatti aveva sostituito con i teatri, gli spettacoli e le manifestazioni, li dove c’era da gridare contro il G8 e gli americani.

L’ultimo saluto a Don Gallo sabato. Le esequie, nella chiesa del Carmine dalla quale fu cacciato alla fine degli anni ’60, saranno celebrate dadon-gallo-anarchial cardinale  Angelo Bagnasco e da don Luigi Ciotti, padre di Libera. E quella Chiesa che celebrerà il suo addio alla terra, dovrebbe riflettere sulle parole di Don Gallo al Tg1 :  “Sono prete da 51 anni, ma sono in totale dissenso contro l’arroganza di questa Chiesa che vuole negare la pluralità dei valori presenti nella società non cristiana. C’è un’intransigenza e un disprezzo che contraddice il messaggio evangelico”.

In un paese dove la Chiesa conserva il suo potere dominante e che non lesina degli sguardi amici a partiti, Don Gallo contrapponeva il suo credo: ” Cammino sempre con il Vangelo, e con la Costituzione, il prete deve essere una sentinella, un vigilante”… Addio dunque al  prete che ha scelto di sposare Cristo, la strada e di gridare in piazza.

Salvagente europeo!


sky tg 24 pomeriggioPer parlare del  viaggio del Presidente del Consiglio Enrico Letta, Sky Tg24 pomeriggio, ha intitolato la puntata “Salvagente”. Un  pomeriggio che parte dai temi dell’Europa quello condotto da Paola Saluzzi con i suoi ospiti. Primo vertice europeo per Enrico Letta a Bruxelles, a cui il premier arriva forte di una risoluzione votata a larga maggioranza dal Senato contenente la richiesta alla Ue di misure immediate per combattere la disoccupazione giovanile e di strategie per la crescita, dal momento che l’Italia “ha assolto l’impegno del risanamento dei conti in modo più profondo e duraturo” rispetto ad altri Paesi dell’Unione.

Rafforzamento politico fiscale, una prova generale,  prima di  quel Consiglio di giugno dove si dovranno mettere sul tavolo, soluzioni concrete per quanto concerne il lavoro. Prima occasione che, Enrico Letta ha, di confrontarsi con tutti i leader dell’Unione in un tavolo che si concentra su due tematiche: fisco ed energia ma, anche un tavolo dove, informalmente, si inizieranno ++ ISTAT: IN 2 ANNI MEZZO MLN GIOVANI HA PERSO LAVORO ++ a mettere le basi e a capire quali sono le posizioni rispetto al vertice di fine giugno.  Consiglio straordinario che vede, peraltro, al suo centro due temi di stretto interesse per il nostro Paese: la lotta alla frode e all’evasione fiscale che nella Ue tocca ormai i mille miliardi l’anno, e una più incisiva politica energetica alla luce del fatto che i costi dell’energia sono quattro volte superiori in Europa di quelli Usa e in Italia sono tra i più alti della Ue.

L’evasione fiscale è uno dei maggiori interessi dei leader europei perché, nel momento in cui c’è un austerity, vogliono far capire ai cittadini che c’è anche una maggior presa di responsabilità verso coloro invece  che tasse non le pagano, a danno di tutti. Si cerca dunque una coordinazione per lo scanbio dei dati relativi ai contribuenti per cercare di impedire alle grandi multinazionali di portare la loro sede fiscale in altri paesi  dell’Unione europea per eludere il fisco. Tra gli esempi più recenti la nostra FIAT che ha annunciato che la prossima sede fiscale sarà la Gran Bretagna dove, dal 2015 le tasse sulle imprese saranno soltanto del 20%. Sforzi collettivi nella ricerca di soluzioni affinché le multinazionali paghino il fisco nel proprio paese di origine. Accelerare la lotta alla frode e all’evasione nel mirino europeo ma, non solo, in questo vertice, Letta punta molto al rilancio della crescita e dell’occupazione. Nell’aria c’è la richiesta di maggiori risorse per la piaga della  disoccupazione giovanile. Si attendono i fondi di circa sei miliardi di euro che dovrebbero esssere spalmati su un arco di sette anni, dal 2014 al 2020 ma, l’Italia vorrebbe un ‘accelerazione e una concentrazione su un minor tempo.  A questo proposito,  la sottolineatura  di Letta, che l’abrogazione della procedura per deficit eccessivo del prossimo 29 maggio “sarebbe un segnale importantissimo che ci permetterebbe di avvantaggiarci della nuova interpretazione delle regole del Patto di stabilità e di crescita per maggiori margini di azione negli investimenti pubblici produttivi e sul capitale Verso-gli-Stati-Uniti-d-Europa-si-lavora-al-futuro-dell-Unioneumano”.

La strategia dell’Italia è quella di guadagnare la stima che deriva dal fatto di poter uscire dalla procedura dell’inflazione e chiedere maggior flesibilità in modo che le politiche di consolidamento del bilancio del debito pubblico non vadano troppo ad influire sulla crescita e sul Pil. L’Italia ha dalla sua il rigore mantenuto sul deficit che potrebbe permettere un po’ più di elasticità per avere quel qualcosa in più da incanalare nella spesa pubblica e negli investimenti per la crescita. Una  flessibilità che Bruxelles potrebbe concedere.

Bruxelles,  diventata il centro di tutte le potenze europee, per trovare soluzioni insieme.  E su questa parola si convergono tutti  i prossimi sforzi. Andare verso politiche fiscali e tributarie unitarie, creare un collegamento tra tutti i paesi, un concetto giusto per uscire da una visone nazionalista che caratterizzerà le politiche del futuro.  Integrazione politica, economica e unione bancaria in Europa. Un investimento serio e un tentativo di immunizzare i popoli europei dal virus populista xenofobo e di chiusura dentro le piccole patrie, per andare verso l’esempio statunitense.USA-Europa

La conclusione del premier tra realismo e speranza: “L’Europa di oggi non ci basta. Vogliamo molto di più e molto meglio”. Un più e un meglio per i quali realizzazioni pur importanti come l’unione monetaria e bancaria, il mercato europeo del lavoro, “non bastano più, se non vengono inquadrate nella cornice dell’obiettivo storico dell’unione politica, degli Stati Uniti d’Europa”.

La crisi che stiamo vivendo non trova soluzioni al di fuori del quadro europeo, ma l’Europa di oggi non basta per superarla, bisogna completare il processo di unificazione europea, per arrivare agli Stati Uniti d’Europa, superando le attuali contraddizioni, date da un mercato unico, una moneta unica e 17 politiche economiche e fiscali. Un governo europeo dell’economia in grado di lanciare un grande piano di investimenti, per uno sviluppo sostenibile dell’economia europea e il rilancio dell’occupazione.

Scelte strategiche  per creare concrete prospettive di ripresa economica per  far si che il meccansismo europeo funzioni.  Prima o poi ci si arriverà, se non per convinzione, per necessità.

Book show, evviva la Tv!


481080_366958803408204_663541905_nConfesso,  sarò poco obiettiva o meglio sarò di parte perché il programma visto è una produzione originale e travolgente. Trenta minuti di televisione che soddisfa e che va assolutamente raccontata, come una sorta di responsabilità, per  aver visto qualcosa di bello da dover condividere e che se tenessi per me sarebbe sprecata. Un programma di nicchia che dimostra che la televisone è divulgazione di sapere e che la lettura può essere spettacolo.

” Per diventare poeta, come diceva Pier Paolo Pasolini, ci vuole molto tempo, per diventare lettore, invece basta un attimo”, benvenuti a Book show, il programma che parla di libri girando l’Italia e che  fa scoprire storie nuove, fa vedere che faccia hanno gli scrittori e cosa leggono davvero gli italiani. In questa puntata l’attrice e lettrice Carolina Crescentini accompagna lo spettatore nella sua Roma, raccontando i libri che le hanno cambiato la vita. ” È la sua biografia ma, è anche di più, è la storia di un uomo che non ama quello che hanno scelto per lui ma, combatte e va avanti”. Parla del libro appena letto, ovvero di Open di Andre Agassi che è stato il caso editoriale del 2011. La storia lucida e durissima di una star del tennis che ha sempre odiato giocare a  tennis e che per molto tempo ha odiato anche se stesso. ” È un atleta che da contratto è costretto ad affrontare delle avversità, che no195945976-cd330ee7-fd13-419b-8040-407e5b439763n sono degli ostacoli fisici ma, sono la pressione e lo stress della competizione”.

…semplicemente lasciar perdere, non giocare più a tennis, ma non posso…questo conflitto mi appare come il divario della mia vita…legge Carolina, seduta in un angolo della Roma che ama.

Siamo quello che scriviamo e quello che leggiamo, lasciamo impronte del nostro passaggio tra vicoli e giardini come orecchie fatte alle pagine del libro che amiamo e che a volte ci cambiano la vita solo perché ci assomigliano un po’. Leggere un libro significa condividere una storia, con chi l’ha scritta, chi l’ha già letta e chi la leggerà in futuro. Con questo spirito un gruppo di autori, guidati da Daniele Di Gennaro e Marica Stocchi lanciano una sfida su Sky Arte HD: tenere insieme cultura e intrattenimento.  Ogni domenica pomeriggio, ad accompagnare i telespettatori in un viaggio attraverso il piacere della lettura c’è un attore diverso, in una città che cambia ogni settimana.

È la volta di Momenti di trascurabile felicità di Francesco Piccolo, “dove ci sono due personaggi che si devono dare un appuntamento però, c’è sempre uno che cerca di dare l’appuntamento sempre più vicino a casa, ecco io sono così e non è un bene, però vi ho portato a Trastevere. Amo questo posto perché è Roma ma sotto, nessuno ci guarda davvero, sopra vanno tutti veloci qua il tempo è fermo”. Siamo a Roma la città frenetica e indolente, cinica e sfacciata come i sonetti del Belli, coraggiosa ma vile, forte e fragile. Roma, come diceva Gogol, è la città dove ci si innamora lentamente ma per sempre e se è vero che una città la si scopre attraverso i suoi vicoli e tra le righe delle sue bellezze, Book Show ha cercato di scoprire Roma attraverso i suoi lettori. Ecco allora scorrere, davanti all’obiettivo,  i volti dei romani e ognuno  di quei volti anonimi, ci  lascia un pezzettino di sé, attraverso il suo riassuntivo rapporto con i libri: ” La lettura è una delle piccole cose che merita di essere coltivata – L’ultimo libro che ho letto, Gomorra – Ratzinger, sull’infanzia di Gesù, però pesantissimo – Quando ho cinque minuti liberi, mi metto a leggere – Quando ci sono situazioni che mi intrigano, riesco, anche quando cammino, a leggere – Mi piace proprio il rapporto con il libro, fatto di carta, andare in libreria a sceglierlo, toccarlo – Adoro il fantasy – Uno dei libro più belli, che sto leggendo adesso è Guerra e pace di Tolstoj.

946752_367388023365282_975687684_nLeggono i romani e lo fanno ovunque anche sui mezzi pubblici, mentre vanno al lavoro ma, c’è anche chi, come Carolina sceglie un suo angolo segreto, un luogo speciale dove trovare intimità con la sua città, ammirando Roma tra una riga e l’altra.  I dati del 2012 dicono che più della metà dei capitolini legge almeno un libro all’anno e che uno su cinque ne legge uno al mese, con una forte preferenza per i classici. Sfogliando poi le classifiche di vendita degli ultimi anni le biografie vanno a ruba. Tra le più fortunate, Alex Zanardi con …però Zanardi da Castel Maggiore! che non è soltanto la biografia di uno sportivo ma la potente testimonianza di un uomo che dopo aver perso tutto è riuscito a reinventarsi. Diverso è Life di Keith Richards dove il chitarrista dei Rolling Stones, racconta in modo rocambolesco come ha salvato la band dallo scioglimento.

Trasformarsi, correggersi, quanto la lettura di un romanzo può influenzare chi legge? Quanto un libro può cambiare la vita? ” Un libro speciale si chiama,  Resisto Dunque Sono di Pietro Trabucchi, -  continua Carolina – è un saggio su un concetto molto importante e fondamentale, che si chiama, resilienza, che è quando stai cercando di perseguire un obiettivo, di fronteggiare le difficoltà cercando di trasformarle semplicemente in gradini da scalare”.

…leggiamo il mondo in un modo sbagliato e diciamo che esso ci delude!

lib-intraprendenti-altroquando_mg_03033Leggere e rileggere può essere piacevole, coraggioso, a volte masochistico, ma è un privilegio assoluto degli esseri umani. A Roma c’è addirittura una libreria alternativa, dove ti consigliano cosa leggere. Altroquando, a due passi da Piazza Navona,  reca in vetrina un cartello: Siamo molto aperti! ” Nasce molto informali e molto tranquilli, dice Alessandro Alessandroni, non c’è quella sacralità del libro e quindi quella paura di dover entare in silenzio e fare la domanda sbagliata al comemsso o di chiedere un libro tropo poco impegnato. Per noi il libro è piacere, leggere un libro è come bere una birra”. Libreria di poposta dove i libri vengono accompagnati da convivialità e amicizia, un luogo veramente suggestivo per il suo allestimento. A parte il mare di libri,  i muri della libreria sono quasi interamente coperti di scritte, probabilmente di alcuni libri…si potrebbe dire un “imbrattamento culturale”, con un angolo bar  che viene utillizzato per la presentazione di libri ma anche piccole feste. Un atteggiamento diverso verso i libri che possono diventare, forse anche un incontro, una finestra su storie e personaggi che ci sorprendono.

book-show74“Avete mai pensato che la frase di un romanzo fosse stata scritta apposta per voi? Come se uno sconosciuto ci conoscesse meglio di noi stessi? Come quando camminando per le strade ci rendiamo conto che le memorie che ci hanno  preceduto sono anche le nostre, uno stato di grazia che ha ispirato tanti scrittori che hanno vissuto e scritto”.

Ulisse e i cicli della vita


Ulisse_-_Il_piacere_della_scopertaUn viaggio tra riti e cerimonie che regolano l’umanità,  Ulisse  racconta i momenti che ci cambiano : riti, feste, e cerimonie. In qualsiasi tipo di società, antica o moderna, occidentale o molto lontana da  noi,  i popoli hanno messo a punto rituali, sacri o profani, che sottolineano e regolano i momenti più significativi della vita, dalla nascita all’ingresso nel mondo degli adulti, gli antropologi li chiamano, Riti di Passaggio.

Nella vita di tutti noi ci sono in effetti dei momenti in cui tutto cambia, in cui agli occhi di tutti noi acquisiamo un nuovo ruolo. Siamo maggiorenni, siamo sposati, siamo promossi sul lavoro, diventiamo genitori, diventiamo nonni.   Sono dei momenti di passaggio in cui la società e tutti,  attorno a noi, ci vedono in modo diverso e ci trattano in modo diverso. Un viaggio attraverso queste tradizioni o rituali, un  viaggio attraverso i modi di pensare dell’uomo che ci porta inevitabilmente nel ciclo della vita umana. La nostra vita è all’insegna del cambiamento. Il cambiamento è parte dei cicli naturali di cui facciamo parte. Esistono momenti precisi in cui ognuno di noi sperimenta delle trasformazioni fisiche e della coscienza. Nella cultura moderna, i riti di passaggio che hanno lasciato il loro segno ancora percepibile nel passare del tempo sono appunto: la nascita, il menarca/1368455323068riti-etnie-africane-prla polluzione, la maggiore età, (il diploma di maturità – la laurea), il matrimonio (con annesso un rito preparatorio – addio al celibato/nubilato), la maternità/paternità e la morte. Per quanto all’apparenza il termine “rituale” magari non ci appaia come adeguato per riferirsi a questi eventi, basta solo uno scorcio per renderci conto quanto in realtà rechino con loro un grande simbolismo.

Il primo rituale di passaggio personale è la nascita che combacia con la maternità e sono tantissimi i luoghi dove si partorisce ancora in natura, con una mortalità elevatissima, 800 donneal giorno  muoiono ancora di parto. Ecco perchè si sono sviluppati riti che accompaganno la nascita dell’uomo, come i fiocchi appesi che simboleggiano l’unione di due esseri che originano qualcosa, un bimbo appunto. Acqua, purificatrice e candele.  Una rappresentazione della potenza fecondatrice della Natura,  un modo magico per proteggerlo contro gli spiriti maligni. Infatti, la luce della fiamma si oppone alle tenebre e agli spiriti malvagi che dimorano nell’oscurità. Per molte popolazioni africane il nome è provvisorio si attende fino ad un anno di vita del piccolo per assegnarli quello definitivo, un tentativo per scongiurare i pericoli della morte che incombono. Gli indios invece cantano e danzano tutta la notte per scacciare le nuvole che portano la morte sui neonati.

Magie-dogon-1Il Mali, un paese dove convivono moderno e arcaico, razionale e irrazionale. Vero protagonista un popolo con radici ben salde e tradizioni antichissime: i Dogon. Vivono nella regione della falesia di Bandiagara, a sud del fiume Niger, in villaggi costruiti con il fango. Assegnano anche un nome di un giovane animale al nascituro, che resta segreto per tutta la vita.   I gemelli portano benessere e prosperità e si ritiene che la stessa umanità sia iniziata da un parto gemellare. I dogon sono ricchi di rituali che hanno fatto scrivere fiumi di inchiostro agli antropologi. In una regione poverissima e dalle temperature roventi è fiorita una cultura rimasta intatta per secoli e dichiarata “patrimonio dell’umanità” dall’Unesco per la sua importanza culturale. Per i Dogon tutto è simbolico, dal saluto alla disposizione della case, la struttura per esempio del villaggio rappresenterebbe simbolicamente il corpo umano, con al posto del capo la To-guna, la “casa della parola”, una bassa tettoia dove gli anziani si riuniscono per prendere le decisioni più importanti. Non hanno mai smesso di vivere come nel passato. Alla loro cultura appartiene una mitologia particolarmente complessa, al centro   della quale vi è il culto degli antenati connesso alla celebrazione dei riti. In questo cDogon4ontesto il ruolo della maschera è molto importante, nelle cerimonie religiose rivolte agli spiriti degli avi, tutti gli uomini diventano menbri della società mascherata chiamarta Awa. Si anima così la fantasia degli artisti che danno prova di particolare abilità nelle rappresentazioni zoomorfe delle maschere. Maschere, suoni e danzatori su trampoli coi i loro colori e con i loro spiriti del cielo e delal terra.  La circoncisione è tuttora molto importante nella cultura dogon. Per i ragazzi la rimozione del prepuzio è il segno del primo passo nel mondo degli adulti. Ogni tre anni ha luogo una grande cerimonia a Songo, vicino a Bandiagara, nel corso della quale fino a 200 ragazzi tra i 10 e i 12 anni vengono iniziati.  Si sposano giovanissimi e il matrimonio è organizzato in caste e gerarchie.

L’abbandono dell’adolescenza da noi è sottolineata con la festa dei 18anni, si diventa adulti  e responsabili. La festa dei 18 anni è un compleanno molto importante per la maggior parte degli adolescenti. Diventare maggiorenne rappresenta una pietra miliare dello sviluppo nella vita di molte persone.  Molti riti di iniziazione all’età adulta   richiedono prove di coraggio, di autocontrollo e resistenza al dolore. Altre solo molta abilità. Diverse prove fisiche e psicologiche che sono il biglietto d’ingresso al mondo degli adulti, ogni cultura ne ha una. E sono spesso sorprendenti ma, tutte  denotano se il ragazzo è pronto ad occuparsi e difendere la propria famiglia. Tuffarsi da una rupe, passare su spine e carboni ardenti,  incisioni, tatuaggi e cicatrici decorano il corpo e sottolineano il passaggio nell’età adulta.

In Congo una tribù che pratica il cannibalismo ha come peculiarità la limatura dei denti a punta, poi ci sono le donne giraffa della Birmania,  il piattello labiale delle donne etiopi e le deformazioni dei piedi delle giapponesi, tutti segnali di appartenenza al proprio gruppo etnico e alla propria cultura. Oggi alcune di queste pratiche sono state vietate, il turismo stravolge questo equilibrio culturale ma lo stesso potrebbero dirlo loro dei nostri seni al silicone o della liposuzione. Il concetto di bello cambia da cultura a cultura ma, da sempre la cura del corpo è una costante nel tempo e sul pianeta. Nella società occidentale si fa di tutto per non apparire vecchi, mentre in altre culture è sinonimo di saggezza e agli anziani vengono affidati compiti importanti, perché hanno acquisito nel tempo il sapere e l’esperienza.

afsdSuperstizioni e sacramanzie resistono anche ai giorni nostri, ecco allora i corni rossi  e i ferri di cavallo, rituali irrazionali che aiutano a placare l’ansia. Amuleti che scacciano le iettature e il corno è il simbolo per eccellenza  ed è il più diffuso amuleto italiano. Emblematico antidoto e sacramentale scudo contro ogni malefico influsso. Le sue origini sono antichissime e risalgono addirittura ai tempi del Neolitico (3500 A.C.), quando gli abitanti delle capanne usavano apporre fuori dall’ uscio un corno come auspicio di fertilità. Specialmente in quei tempi la fertilità veniva associata alla fortuna in quanto, più un popolo era fertile, più era potente e quindi fortunato. E la maledizione del 13 a tavola ? Ci riporta all’ultima cena dove il traditore era il tredicesimo invitato. Quella del numero invece è associata al famoso venerdì 13, nel quale furono sterminati tutti i templari. E i gatti neri? I felini sono sempre stati associati alle streghe del medievo e al diavolo, mentre il colore viola  è il colore dei paramenti sacri usati durante la Quaresima. Nel medioevo venivano vietati, proprio in quel periodo, tutti i tipi di rappresentazioni teatrali e di spettacoli pubblici che si tenevano per le vie o le piazze delle città. Ciò comportava per gli attori e per tutti coloro che vivevano di solo teatro notevoli disagi. Non potendo lavorare, le compagnie teatrali non avevano neanche i mezzi per procurarsi il pane quotidiano, ed erano costrette a tirare la cinghia. Questo è il motivo per cui il colore viola è odiato da tutti gli artisti, in generale, ma è vietato soprattutto in teatro dove con il passare dei secoli è diventato vera e propria superstizione.

Alberto Angela ci parla poi del rito di passaggio forse più famoso: il matrimonio.  Un rito antichissimo, diffuso in varie forme in tutte le epoche e in tutte le culture e che coinvolge non solo gli sposi, ma anche famiglie, amici, interi gruppi sociali. Il matrimonio, dicono gli antropologi, è uno degli esempi più comuni di rito trasformativo. Cioè bastano le semplici parole pronunciate in quei pochi minuti per trasformare radicalmente la vita degli sposi. Usanze diverse atte a stabilire un legame ufficiale e una stabilità alla coppia che deve al suo interno far crescere e tutelare i figli. I rituali ad esso legati riuniscono molte persone che fanno parte del gruppo e la condivisione del cibo è il legame che rafforza e mette in mostra lo status sociale. La danza poi è un modo semplice per cominciare i rituali ne esistono un  incredibile varietà di forme ma tutte hanno radici profonde e tutelano specificità che con489traddistinguono.

Cicli della vita che vengono messi in scena per essere sottolineati e condivisi, culti e riti che uniscono comunità e ogni popolo, anche il gruppo più piccolo e meno civilizzato, custodisce uno straordinario bagaglio di conoscenze  e strategie di sopravvivenza che fanno parte della nostra evoluzione.Ogni popolo custudisce una ricetta diversa per dire la stessa cosa ovvero, che bisogna amare la vita in tutti i suoi cambiamenti perché è una sola.

Ancora e ancora il Bunga Bunga


otto-e-mezzo-la7Otto e mezzo ospita, Roberto D’Agostino, giornalista e fondatore del sito Dagospia,  Lia Celi, scrittrice e autrice televisiva e Jacopo Iacoboni, giornalista della Stampa per parlare della Minetti travestita da suora sexi, della Polanco travestita da Ilda Bocassini e di Ruby rubacuori che ha raccontato per la prima volta in tribunale in cosa consistevano le “cene eleganti” di Arcore.

Ruby, finalmente,  ha dato la sua versione davanti ai giudici, c’è qualcosa che non sapevano in quello che ha raccontato oggi? D’Agostino: ” Ha ripetuto tutte le sue perfette bugie, da brava fanciulla che ha imparato bene la lezione, andando in contraddizione aperta con tutte le varie intercettazioni che abbiamo potuto ascoltare, non solo leggere, nel corso di questi ultimi tempi. Ruby fa bene il suo lavoro, cioè quello di avere un bel vitalizio e un grande futuro, tranquilla,  senza bisogno di lavorare, grazie, ovviamente all’Arcoredynasty. Va anche detto che il problema di Berlusconi sta diventando qualcosa di imbarazzante per il paese,  a livello economico, non ci possiamo permettere di sghignazzare sulle avventure erotiche di BerlusRUBY: DALLE RAGAZZE DI MILANO AI PARTICOLARI DELLE FESTEconi, perché la situazione è tale che non ci permette questo lato. Ruby ha raccontato lo show del potere, Berlusconi ha un problema clinico, non è un fatto eroico-sessaule, ma di potere. Il potere relativo allo scodellamento di venti fanciulle vestire da picchiatelle solo per lui. Solo per i suoi occhi. Per fare un toccamento. È chiaro che è un problema clinico. Il vero aspetto è che è una persona che ricopre un ruolo istituzionale e la sera non può fare quello che gli pare”.

Attorno a tutto e/o troppo già emerso, questo processo, provoca indignazione nell’opinione pubblica italiana o ci siamo abituati a tutte le varie versioni di una verità plagiata al volere bombardante dei media? La risposta appare superflua in quanto gli italiani hanno altro a cui pensare e la messa in scena erotico boccaccesca delle cene adi Arcore, risulta surreale. Ragazze che sfruttando bellezza fisica e  voglia di emergere, evidenziano il buon funzionamento dell’ascensore sociale che vige in questa società che  identifica nel lusso e nel divertimento il proprio traguardo  scordandosi il normale processo di crescita individuale,  graduale e ben definito dal tempo. Ragazze di oggi che fanno uso del sesso  per  avere scarpe firmate, in un mondo dai valori dimenticati. Ragazze fragili e spudoratamente più forti. Lia Celi : ” È inevitabile paragonare Ruby a Nanà il personaggio femminile di Zola, che con la sua bellezza unita alla grande i>>>ANSA/RUBY: LE TELEFONATE DI MINETTI A BERLUSCONIgnoranza e vitalità riesce a scalare la società parigina, ma le ragazze di allora trovavano il grande letterato che le lanciava facendole diventare delle personalità anche a livello culturale, ecco questo manca del tutto, manca il meglio”.

In tutta questa assurda farsa umana, i fiumi di denaro che un politico ossessionato dal sesso ha sprecato, sono un affronto alla situazione italiana, dove i suicidi per disperazione aumentano.  Alla gente comune non interessano più le presunte attività sessuali di un ottantenne ma, vuole sapere come arrriverà a fine mese, se avrà un lavoro o se riuscirà a pagare l’affitto. Non è facile demagogia ma, triste realtà. Il clima di oggi non ci permette di soffermarci sulle devianze  di un personaggio che da vent’anni trasgredisce a suo piacimento regole e morale, passando indenne e venendo pure rieletto, più volte, alla conduzione del paese dai valori sbagliati. E in un paese normale, per citare Grillo, queste discussioni non PROCESSO RUBY .esisterebbero, anche solo un  sospetto, avrebbe fatto allontanare dalla vita politica un individuo implicato in un simile scenario. Noi, al contrario, lo rieleggiamo, lo andiamo ad ascoltare nelle piazze, lo sosteniamo.  Non andrà in galera, non cadrà il governo e noi continueremo a lavorare per pagare parte del debito che schiaccia la nostra economia. Mentre l’altra parte di un elettorato instabile, deluso e diviso tra vecchia politica e nuovo che non avanza, spera ancora che la recita politica che porta al nulla si esaurisca, lasciando il posto alla serietà di un Italia risorta.  Sogni, fantasie, che accompagnano i primi giorni del governo di larghe intese. In attesa che  arrivi prima la sentenza Mediaset, e poi quella Ruby.

Topolino e Popper


5389433-coverPuntata dal contenuto sorprendente, quella di Le Storie – Diario italiano, si parla di Topolino. Ma si può parlare di Topolino in un certo modo e il professore di filosofia all’Università di Milano, Giulio Giorello, c’è riuscito. Nel suo libro  “La filosofia di Topolino”, ha trattato un argomento apparentemente futile e sul quale molti di noi hanno trascorso piacevoli ore di lettura, estraendone significati inaspettati.

” Vuol dire, non una dottrina che va infilata in un manuale per annoiare gli studenti, bensì un insieme di situazioni e problematiche difficili e inaspettate, in cui il nostro topo diventa più umano, si evolve attraverso i suoi disegnatori e comincia a porsi delle domande su quelle che sono le certezze abituali e si accorge che non teng41Wt9rNzVVL._SL500_AA300_ono. Si può distinguere il sogno dalla veglia o non è  il nostro, un  enorme grande sogno, come si chiedeva Cartesio? C’è qualcosa con un io permanente”?

Mickey Mouse (Topolino per noi) ha vissuto le più bizzarre avventure e affrontato quesiti come la terribile libertà del “quarto potere”, gli ambigui prodigi della scienza asservita alla guerra, l’impossibilità della giustizia e la difficoltà di trattare con le culture “altre”, per non dire delle sfumate regioni del mito o dell’aldilà. Un Topo che, per spregiudicatezza nell’attraversare i confini delle discipline e mettere in discussione la costellazione dei pregiudizi stabiliti, non ha nulla da invidiare a Russell, Popper o Heidegger.  Karl  Raimund Popper, epistemologo, affermava ” È di estrema importanza sapere che naturalmente anche della libertà si può abusare, il problema centrale della vita sociale è quello di avere tanta libertà per ognuno, quanta incompatibile con la libertà degli altri. Questa è una formulazione Kantiana, che sostiene, che la vita sociale, dovrebbe essere strutturata in base al fine per cui, ognuno gode della massima libertà possibile, tenuto conto però dell’aspetto significativo della retrizione, cioè che la libertà di un individuo non deve però ostacolare o ridurre la libertà degli altri”.

La tesi di Popper è che la libertà di ognuno di noi si ferma laddove inizia la libertà di un altro e Popper, che amava farsi capire da tutti aggiungeva, per far meglio comprendere il concetto: “la libertà di movimento del mio pugno è limitata dalla posizione del naso del mio vicino”. E Topolino che è un libertario, altro che Topolino tutto legge e ordine, collaboratore della polizia. È invece, un ribelle, capace di battersi contro ogni forma di prevaricazione, anche se l’esito non è sempre la vittoria. “Nasce come una specie di piccolo teppista di campagna, si inurba, ha delle traversie tipiche della pesante crisi economica dell’America degli anni ’30, è insofferente ai formalismi delle burocrazie, dei comitati e talvolta della polizia ed è estrememente irriverente. Si fa nemico delle grandi personalità della città: racket, corruzione, magistartura, un ‘America corrotta che vìola uno dei grandi principi caro a Popper, quello della libertà di espressione e dmickey_mouse-1097i stampa”.

Quello che Walt Disney e i suoi collaboratori ci consegnano alla fine di ogni episodio è un Topo sempre più dubbioso sulla natura dell’universo e il complesso mondo di “uomini e topi”. Ma proprio per questo continua ad affascinare, perché la ricerca, come l’avventura, non ha fine. “Topolino, quando lo ritiene opportuno, non rispetta le regole, – prosegue l’autore – ma è disposto  a pagare il fio, non scappa, si assume le sue responsabilità, difende le sue posizioni e talvolta è sconfitto, non vince sempre”.

È umano, se lo vogliamo umanizzare, e impara dai propri errori, altra lezione, cara a Popper. È un anarcoide di partenza che non accetta le situazioni a priori, a cui non piace il conformismo, difende animali e deboli, è coraggioso, diverso dal vero eversivo, Paperino, che è più umano, più vicino a noi, con le sue paure, con i suoi vizi , sfortunato, e con uno zio capitalista, Paperon de Paperoni che si tuffa nell’oro.  ” Topolino ha questo aspetto che lo rende simpatico, non pretende mai di salvare il mondo né di redimere l’intera umanità, per primo salva se stesso, se ce la fa, poi i propri amici e in amicizia è profondissimo” .

mickeymouse1--330x185Topo Michele,  non ha paura della contaminazione, non teme l’incontro e sulla questione della demarcazione non ha limiti, accetta il diverso, mettendone  in luce la stupidità, il razzismo e i conformismi della società dei benpensanti. Valorizza solidarietà e  fratellanza. Arriva ad abbraccaire un robot! Vive all’interno di una famiglia laica e allargata, dove Qui, Quo, Qua sono nipoti di Paperino ma, non hanno papà e mamma, Clarabella che è una mucca, sta con un cavallo, non esistono discriminazioni  religiose e alla fine, per quanto fumetto,  il mitico topo, nei panni del pensatore più provocatorio del Novecento, offre uno spunto di riflessione sul quale, è possibile trovare principi utili anche ai nostri giorni.

Festa del cinema e il sogno si rinnova?


logo-fuori-tgMargherita Ferrandino apre la puntata di Fuori Tg affermando che Scorsese, De Niro, Tarantino, hanno sempre sottolineato che i maestri a cui si sono sempre ispirati sono Rossellini, De Sica, Fellini. Il cinema italiano è sempre stato un preziosissimo patrimonio che non riusciamo a rinnovare e che rischiamo di perdere.

Una premessa per sottolineare che i tempi sono cambaiti e che la pellicola sta per essere dimenticata. La rivoluzione operata dall’avvento della tecnologia52449-1 digitale sta radicalmente trasformando il cinema. L’innovazione influenza inevitabilmente la “settima arte”: dalle tecniche adottate dall’industria cinematografica al gusto degli spettatori e alle modalità di fruizione.

Come si preferisce, oggi, guardare un film? Al cinema, davanti alla televisione, comodamente sprofondati sul divano di casa, con Dvd o con internet che offrono la possibilità di gestire orari a piacimento?  Nell’era tecnologica vincerà l’atmosfera che si respira in una sala cinematografica attorniati da altri spettatori che condividono emozionalmente uno stesso stimolo oppure, la comodità di non uscire da casa, trovare parcheggio e risparmiare il costo del biglietto?

Toccando questo ultimo punto si apre inevitabilmnete il concetto di pirateria, questo modo di “saccheggiare” il cinema, di vederlo attraverso siti pirata. Molte sale stanno per chiudere e lasciare il posto  a supermercati o sale da gioco.

Stiamo perdendo il gusto di andare al cinema come fatto sociale o è solo una questione di costi?

Si scaricano film da internet senza una legge che supporti un’offerta legale, non esiste una legge anitipirateria e  non si colpiscono i siti che fanno commercio di film. Questi fattori  quanto incidono sulla crisi del cinema? 2.500.000 all’anno.

“La pirateria in Italia  un elemento fondamentale – afferma Domenico Di Noia presidente dell’ ANEC – siamo quasi vicini al fatturato del mercato legale, è un gravissimo problema, scaricare non vuol dire essere all’avanguardia, si rischia di mettere in crisi completamente l’industria cinematografica, si rischia di non potere più fare dei film, la pirateria è uno degli elementi gravi che portano ad abbassare il fatturato del cinema, credo sia arrivato il momento di far capire che è giusto avere dei film pagando poco ma, non modo illegale”.  Pratiche come il download di film disponibili in rete e lo streaming, il più delle volte non autorizzati, hanno reso sempre più debole il richiamo delle sale e modificato le modalità di fruizione delle pellicole.

Festa del Cinema-2Come riportare il pubblico nelle sale cinematografiche?

“La mia proposta era quella di costruire una piscina dentro al cinema, farsi un bagnetto estivo, rinfrescandosi, oppure c’è il prelevamento coatto che potrebbe essere l’ultima cosa” scherza Lillo, più seria invece l’ultima iniziativa per avvicinare il pubblico al cinema tradizionale, è il biglietto a 3€, per un’intera settimana, dal 9 al 16 maggio. La manifestazione, cui aderiscono gran parte delle sale italiane, mira a portare più persone davanti al grande schermo e stando ai dati Cinetel, società che quantifica gli incassi, l’obiettivo è stato centrato. Nel fine settimana appena trascorso, il pubblico è aumentato del 41%. Andare al cinema non significa solo vedere un’opera cinematografica, è un’operazione di socializzazione, è condividere il divertimento, è un rito irrinunciabile. Ma andare al cinema comporta un costo che oggi incide sulla situazione generale, pensiamo ai raggazzi o ad una famiglia con figli che magari ci deve aggiungere anche una pizza. Si devono adottare politiche di facilitazione per famiglie e andare incontro alla frequfesta_cinema_maggio_2013entazione delle sale abbassando i costi o si rischierà di perdere quel fascino non paragonabile ad altri ambienti. In un mondo dominato dalla tecnologia servono soluzioni di qualità alternative al cinema quale ad esempio potrebbe essere l’allestimento di piattaforme on demand (legali e a pagamento) che possano permettere di recuperare quella parte del mercato che non predilige il grande schermo.

Ma quale sarà il futuro del cinema alla luce del pensionamento della pellicola? L’era digitale è alle porte e la pellicola 35mm sta per morire. Una lenta eutanasia, dal 2014 tutti i film usciranno in digitale. Tra poco la pellicola sarà un amarcord, si spera solo che non lo siano anche le piccole sale monoschermo che dovranno dotarsi di un proiettore digitale. Un miglioramento della qualità del prodotto cinematografico  che purtroppo si scontra con gli ingenti costi per adeguare le strutture al nuovo sistema. Le sale cinematografiche potrebbero essere costrette a chiudere i battenti a causa dell’incapacità di sostenere l’innovazione confermando il fenomeno che nell’ultimo decennio ha determinato la chiusura di oltre 700 sale in Italia, delle quali 60 solo nel 2012.

festa-del-cinema-defaultLa pellicola è alla fine, si sancisce così la conclusione di un  lungo periodo della storia del cinema ma, occorre adeguarsi in fretta e trovare soluzioni alternative per progettare un futuro certo ad una forma artistica affascinante e creativa come il cinema.